Scenari di politica estera italiana: il semestre europeo di presidenza italiana

07/05/2014 di Vincenzo Romano

Semestre Europeo Italia

Un’occasione per l’Italia – Il semestre europeo di presidenza italiana rappresenta una grande sfida per il governo Renzi. La politica estera italiana è ormai in affanno da parecchi anni, ma è con la crisi economica del 2008/2009 che ha subito una forte battuta d’arresto, retrocedendo ad una posizione sempre più marginale tanto a livello europeo, quanto a quello internazionale. Le sfide dunque che si profilano sono di non facile soluzione. La presidenza può rappresentare, da questo punto di vista, un’importantissima occasione di riscatto per l’Italia così come rivelarsi una vetrina che ne amplifica i problemi.

Il recupero di credibilità – La questione preliminare che ha interessato l’Italia negli ultimi due anni è stata una ripresa della credibilità a livello internazionale ed un ripristino dell’influenza e del peso che il paese deteneva non soltanto negli organismi multilaterali (come l’ONU e la NATO), ma soprattutto in quelli europei. Il recupero di credibilità è però ben lungi dall’essere completato, non solo per i numerosi cambiamenti (non solo di governi) che vi sono stati negli ultimi due anni, ma soprattutto per la mancata realizzazione di una visione strategica organica della proiezione italiana a livello internazionale. Tale processo è stato fortemente danneggiato dall’instabilità politica che ha caratterizzato il nostro paese.

Federica Mogherini, attuale Ministro degli Esteri. Fonte: Wikipedia.
Federica Mogherini, attuale Ministro degli Esteri.
Fonte: Wikipedia.

Uno sguardo d’insieme – I segnali moderatamente incoraggianti che provengono dall’economia europea e mondiale stanno avendo un effetto molto labile sull’economia italiana. La prima causa è da riscontrare nella fortissima recessione che ha interessato il nostro paese durante la crisi (con una perdita di 9 punti percentuali di PIL dal 2008 ad oggi); la seconda è l’altrettanto assente crescita economica, che richiede riforme sufficientemente incisive per il suo avvio. Tuttavia, nonostante le notizie incoraggianti, anche a livello europeo, la situazione non è delle migliori. L’Unione, prossima alle elezioni parlamentari, è sempre più interessata da movimenti nazionalisti che stanno mettendo in forte difficoltà i governi nazionali. Inoltre, le recenti tensioni con la Russia nella crisi ucraina suscitano tensioni in termini di sicurezza interna dell’Unione.

In Medio Oriente la situazione è anche peggiore. In seguito alle primavere arabe, nessuno di tali paesi ha trovato una propria stabilità interna (con l’eccezione della Tunisia): la guerra civile siriana, il contenzioso sul programma nucleare iraniano, il conflitto arabo-palestinese, costituiscono ulteriori fonti di destabilizzazione che rendono le soluzioni diplomatiche particolarmente critiche.

L’agenda del governo italiano – Ci soffermeremo adesso sulle tre principali questioni di politica estera che il governo dovrà affrontare a livello europeo in vista del semestre di presidenza: la questione riguardante le prospettive economiche nell’eurozona, la risoluzione della crisi ucraina e la strategia di difesa e sicurezza dell’UE.

Le prospettive economiche nell’Eurozona – Al centro dell’agenda economica europea del governo Renzi vi è la questione del completamento dell’unione bancaria, e più in generale, della riforma della governance economica. Di fondamentale importanza sarà il negoziato per la definizione dei partenariati per la crescita e l’occupazione, che potrebbero aprire spazi di maggiore flessibilità nell’attuazione degli impegni di politica fiscale, in particolare, puntando all’uscita dal computo del deficit di bilancio degli investimenti produttivi (soprattutto in infrastrutture). Sarà questa una battaglia che potrà avere molte sponde politiche, ma anche la forte opposizione del governo della Merkel.

In mancanza di risorse comuni europee per l’attuazione di politiche anti-cicliche si dovrà continuare ad operare in condizioni di contesto: il completamento del mercato interno soprattutto dei servizi (con il completo recepimento della Direttiva Bolkestein), la semplificazione degli oneri amministrativi e burocratici per le imprese, l’agenda digitale, il ricorso alla Banca europea degli Investimenti (BEI) per nuove forme di finanziamento dell’economia reale, i negoziati sulle aree di libero scambio, con particolare attenzione alla Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP).

La risoluzione della crisi ucraina – La crisi ucraina ha un valore politico molto preciso per l’UE: essa potrebbe configurarsi, dopo la crisi della Ex Jugoslavia, come il principale banco di prova per la sicurezza all’interno del continente nel periodo post Guerra Fredda. Fino ad ora, l’Italia ha assunto una posizione sostanzialmente coerente con gli altri paesi del blocco NATO, e cioè una ferma condanna delle azioni di Mosca in territorio ucraino, ed il mantenimento delle sanzioni economiche e diplomatiche messe in atto dai paesi occidentali. Ma è qui d’obbligo sottolineare che le sanzioni che vengono adottate nei confronti dell’establishment russo devono essere graduali e soprattutto devono sempre lasciare la porta aperta per il rientro della Russia nei suoi ranghi. Il blocco commerciale è fonte di perdite tanto per gli europei (italiani in primis) quanto per i russi.

In termini politici, la situazione di stallo richiede alcuni interventi mirati: l’esigenza di tentare un accordo sulle rispettive aree di influenza, e quindi di ripensare il Partenariato orientale e i progetti di cooperazione con i paesi dell’Est Europa e del Caucaso; una riforma dei vari meccanismi OSCE e NATO nella risoluzione delle crisi nel continente; un profondo rafforzamento (soprattutto politico) del Servizio Europeo per l’Azione Esterna, istituito con il Trattato di Lisbona, ma ancora troppo debole e legato a logiche troppo nazionaliste.

Sicurezza interna e cooperazione giudiziaria – La presidenza italiana dovrà poi contribuire alla definizione delle nuove priorità di azione nel campo della sicurezza interna e della cooperazione giudiziaria alla luce delle proposte della Commissione. È prevista infatti l’adozione di un nuovo programma di azione nel campo degli affari interni e della giustizia destinato a sostituire il Programma di Stoccolma che terminerà alla fine del 2014. In materia di politiche migratorie, considerate anche le ultime polemiche sull’opportunità di rivedere ed aggiornare FRONTEX, potranno essere definite nuove iniziative per rendere più efficaci sia le politiche di accoglienza che le misure di controllo delle frontiere esterne dell’Unione.

La difesa comune – Per quanto riguarda il settore della difesa, l’azione dell’Italia dovrebbe essere rivolta ad un rafforzamento del contributo europeo in modo organizzato e collettivo (si parla a tal proposito di “comunitarizzazione”) e non solo occasionale e sparso. Di particolare rilievo sono gli aspetti politici e di sicurezza riguardanti le nuove tecnologie ed in particolare quelle usato per il cyberspazio e per lo spazio extra-atmosferico. Da ultimo andrebbe attribuito maggiore rilievo all’aspetto operativo sia militare che civile delle missioni per la prevenzione dei conflitti e la gestione delle crisi, un tema sul quale l’Italia potrebbe portare in dote una notevole conoscenza vista la sua presenza in tutti gli scenari di conflitto internazionale.

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Vincenzo Romano

Nasce a Sant'Anastasia, provincia di Napoli, il 2 gennaio del 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche all'Università di Napoli Federico II, dove si laurea con una tesi sul modello di sviluppo economico spagnolo. Attualmente è iscritto all'ultimo anno della magistrale in Studi Europei (Corso di laurea in Scienze Politiche dell'Europa e Strategie di sviluppo). Durante il primo anno di specialistica ha partecipato al Programma Erasmus di 6 mesi all'università Paris-Ouest-Nanterre-la-Defense di Parigi. Ha inoltre svolto uno stage di sei mesi presso l'UNESCO.
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