Scandalo corruzione in Brasile: Lula coinvolto?

08/04/2013 di Luciano Di Blasio

Il più grande scandalo corruzione della storia del Brasile continua a delineare i suoi contorni, sempre più ampi, e l’annuncio arrivato dalla Procura della Repubblica del Distretto Federale (Brasilia) sembra prospettare scenari sconvolgenti: è stata richiesta l’apertura di un’inchiesta per appurare il coinvolgimento dell’ex presidente brasiliano, Inácio Lula Da Silva.

Clamoroso a Brasilia – Si potrebbe scrivere parafrasando la storica esclamazione radiofonica di Sandro Ciotti. Una notizia che fa già tremare la capitale Brasilia, il Partido dos Trabalhadores, partito di Lula e attuale partito di governo, e in definitiva un Paese intero e la sua storia recente. Dopo 8 anni di presidenza, Lula ha lasciato alla suo successore designato, la lady di ferro Dilma Rousseff, con una popolarità altissima. A rincarare l’affetto popolare nei suoi confronti ha poi partecipato la dignità con cui Lula ha sfidato e sconfitto un cancro alla gola tra il 2011 e il 2012.

Marcos Valero
Marcos Valerio

Il Mensalão – La piaga della corruzione è stato forse il problema più grande delle due amministrazioni Lula. Lo scandalo più noto, che adesso potrebbe davvero portare la Polícia Federal a coinvolgere l’ex presidente in maniera diretta, è quello definito del Mensalão, letteralmente un “rimborso mensile”: nel 2005 il deputato Roberto Jefferson denunciò che il PT stava pagando 30000 reais al mese ad alcuni suoi colleghi deputati e senatori per far sì che votassero progetti di legge proposti dallo stesso PT. Sostenne inoltre che il denaro per il pagamento di queste ingenti somme di denaro (30000 reais erano circa 10000 € ai tempi) provenisse dal budget pubblicitario di alcune società statali, e che venisse pagato ai deputati corrotti tramite l’agenzia pubblicitaria di Marcos Valério.

La strana crescita dello scandalo – Dopo alcuni mesi di assestamento, il Congresso si decise ad investigare concretamente queste accuse rivolte da Jefferson tramite i giornali. Nel frattempo lo scandalo si allargava, quasi incredibilmente, a personaggi legati all’allora presidente Lula: un esempio per tutti Duda Mendonça, capo della prima campagna elettorale dell’ex Presidente che, “spontaneamente” e all’improvviso, raccontò di esser stato pagato con denaro proveniente da conti off-shore, e probabilmente anche con fondi neri gestiti da Valério.

 La sentenza della Corte Suprema Federale – Nel 2007 iniziò poi l’azione della Corte Suprema Federale brasiliana, responsabile di giudicare crimini penali commessi da membri del Congresso Nacional do Brasil. Quaranta persone furono messe sotto processo: tutti membri del Congresso, tutti in maniera più o meno diretta collegati a Lula. La sentenza nell’ottobre dello scorso anno: José Dirceu, José Genoino e Delúbio Soares sono stati condannati per il reato di corrupção ativa. Tanto per intenderci, parliamo rispettivamente di Capo di Gabinetto del primo governo Lula, ex presidente e ex tesoriere del PT.

Il coinvolgimento di Lula – La richiesta della Procura della Repubblica di Brasilia alla Polícia Federal di aprire un’indagine contro l’ex presidente è diretta conseguenza delle recenti dichiarazioni di Valério, il quale, condannato nell’ambito della stessa inchiesta a 40 anni di carcere, si è fatto promettere uno sconto della pena dai giudici in cambio di ulteriori informazioni sulle pratiche corruttive. Ça va sans dire, il nome di Lula è saltato fuori in men che non si dica: secondo Valério l’ex presidente era a conoscenza del sistema mensalão. Ricordiamo che Lula ha rilasciato negli anni numerose dichiarazioni per sostenere non solo la sua totale estraneità ai fatti, ma anche l’assoluta e completa ignoranza degli stessi.

Fumo negli occhi o fine di un’epoca? – Si aspetta intanto, in settimana, la pubblicazione delle motivazioni della sentenza della Corte Suprema dello scorso ottobre, per capire fino in fondo quale sia stato il metodo di lavoro seguito. Per noi italiani, abituati negli ultimi 20 anni ad immaginare una magistratura  “accanita” con la politica, ma soprattutto abituati all’idea del sospetto sulla costruzione di accuse pretestuose e forzate, viene facile forse facile schierarsi in due gruppi: Lula è colpevole e finalmente la giustizia farà il suo corso; Lula è un grande politico preso di mira da una giustizia politicizzata. In generale, però, la sola idea che si addensino nuvole di sospetto su di lui è un gran peccato: un uomo che ha segnato la vita di milioni di brasiliani, che ha saputo interpretare il sentimento e le velleità di crescita del suo Paese, ora rischia di essere ridotto a un politicante da quattro soldi. Un po’ come Scajola: o sei scemo, o sei un furbetto di quartiere.

 

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Luciano Di Blasio

Nasce a Lanciano (CH) il 20/03/1987 e cresce a Ortona (CH): un abruzzese dalle velleità internazionali. Maturità scientifica (100/100, premiato dalla fondazione De Medio) a Francavilla al Mare (CH), vince il premio come miglior studente di matematica della provincia di Chieti. Vive un anno a Newcastle (UK) studiando ingegneria elettronica, sei mesi a Rio de Janeiro. Si laurea in Lingue e Letterature Moderne (Tor Vergata, inglese e portoghese) con una tesi in letteratura inglese post-coloniale sullo scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa. Attualmente iscritto al secondo anno Corso di Laurea Magistrale in International Relations (Scienze Politiche, LUISS). Membro fondatore dell'associazione GiovaniRoma 2020. Drogato di letteratura, politica, F1, tennis e calcio.
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