La battaglia di Coronel, la Grande Guerra in Cile

14/11/2013 di Lorenzo

Quando la Royal Navy e la Kaiserliche Marine si scontrarono in Sud America

Battaglia di Coronel 1914

Le navi all’estero devono condurre la “guerra di corsa”, a meno che non ricevano ordini contrari. Le unità non adatte alla “guerra di corsa” dovranno essere impiegate come incrociatori ausiliari. Le aree di operazioni sono l’Atlantico, l’Oceano Indiano, il Pacifico … Le nostre navi all’estero non potranno contare ne’ su rinforzi, ne’ su grandi quantità di rifornimenti … L’obiettivo della “guerra di corsa” è menomare il commercio nemico; ciò deve essere fatto ingaggiando, se necessario, forze nemiche inferiori o equivalenti – Guglielmo II

La guerra di corsa – Questi gli ordini del Kaiser per le navi che si trovavano dislocate lontano dalla madrepatria – principalmente nel Pacifico e nell’ Oceano Indiano- ed erano impossibilitate, date le circostanze, a raggiungere le coste tedesche. Le direttive erano chiare: condurre una guerra corsara , quindi una guerra legittimata attraverso una “lettera di corsa” da parte del governo imperiale tedesco. Questa mirava a colpire il commercio nemico, nella fattispecie quello britannico, che riceveva gran parte dei suoi rifornimenti via mare. A rendere ancor più appetibile questa facile preda, l’Ammiragliato britannico aveva involontariamente contribuito, eliminando il sistema dei convogli (che avevano richiesto ingenti sforzi organizzativi durante le guerra con la Francia del periodo 1793-1815).

Battaglia di Coronel
Christopher Cradock

La vunerabilità inglese – Nel 1914, dunque, non esistevano piani per proteggere le navi mercantili inglesi: fino alla crisi del 1917 – causata dai sempre più ripetuti attacchi degli U-Boot tedeschi ai convogli inglesi – la Royal Navy non si sarebbe resa conto di questa sua gravissima vulnerabilità. Gli inglesi sottovalutarono la presenza tedesca a quelle latitudini, credendo che, nonostante la forte concentrazione della Flotta nemica in tutto il Mar del Nord e nelle sue vicinanze, rimanessero navi a sufficienza a garantire la loro presenza commerciale in tutti gli angoli del mondo, come la Cina, l’Oceania, il Sudamerica e il Mediterraneo.

Maximilian von Spee – Fatta eccezione per i due incrociatori Groeben e Breslavia, situati nel Mediterraneo allo scoppio del conflitto, che riuscirono a rompere l’accerchiamento britannico e a fuggire nei Dardanelli e alcuni incrociatori leggeri situati presso le colonie africane, l’unica forza consistente sia nel numero che nei mezzi a disposizione era la flotta del vice-ammiraglio della Kaiserliche Marine, Maximilian von Spee. Questi era un famosissimo comandante con alle spalle una brillante carriera nella marina imperiale tedesca, tale da portarlo a ricoprire ruoli di prim’ordine. Capo di Sato Maggiore nel Mar del Nord dal 1908 al 1910 e, dal 1912, comandante della Ostasiengeschwader, ovvero dello Squadrone dell’Asia orientale, con sede nel porto commerciale tedesco di Tsingtao in Cina.

Lo scoppio della Grande Guerra – La squadra corazzata tedesca lasciò il porto della Concessione di Kiao-Ciao – colonia tedesca in Cina con capitale appunto Tsingtao – il 26 giugno 1914, due giorni prima dei fatti di Sarajevo. Il 4 di agosto, presso l’isola di Ponapè nella Polinesia tedesca, von Spee ricevette tre informazioni: la Gran Bretagna aveva dichiarato guerra alla Germania, il Cile era una paese amico neutrale e il Giappone non sarebbe entrato in guerra. Sulla base di tali informazioni – parzialmente corrette – von Spee decise caparbiamente la propria linea d’azione. Sapendo che le forze britanniche in Cina potevano contare su di una corazzata e che l’incrociatore HMS Australia, in grado di abbattere da solo tutta la sua squadra, virava verso sud. Il 5 agosto raggiunse l’isola di Pagan, dove il 12 venne raggiunto dagli incrociatori Emden e Prinz Eitel Friedrich (quest’ultimo un incrociatore mercantile armato) e dal rifornitore York, scortati da quattro navi carboniere. Il 23 agosto, con l’entrata in guerra del Giappone affianco alle potenze dell’Intesa, von Spee decise allora di lasciare il Pacifico e di puntare verso sud-est , in direzione Cile, un paese con forte presenza tedesca, simpatizzante per la causa del Kaiser e con una costa frastagliata e piena di insenature nelle quali le navi tedesche si sarebbero potute nascondere e rifornire meglio.

La strategia tedesca – Prima di partire per tale impresa, il viceammiraglio decise di dividere la sua forza, riducendo così le possibilità di essere avvistati da navi nemiche. Bisogna ricordare che all’epoca non esistevano né il sonar né il radar o qualsiasi altro strumento di osservazione e localizzazione avanzato, quindi riuscire a scovare o ad avvistare una nave nemica, una volta raggiunto il mare aperto, rappresentava una circostanza fortuita, specialmente in quei luoghi. Seguendo gli ordini arrivati da Berlino, le navi di von Spee cominciarono ad attuare quella guerra corsara verso i membri dell’Intesa; vennero, infatti, tagliate le comunicazioni radiotelegrafiche britanniche tra le isole Fiji e le Hawaii e venne bombardata Papeete, capitale di Tahiti, dove il governatore francese dell’isola riuscì ad inviare un messaggio agli inglesi circa l’attacco subito.

… e la risposta inglese – Il 30 settembre tale messaggio giunse all’Ammiragliato britannico, la cui massima preoccupazione era che von Spee si potesse spostare verso l’Oceano Indiano, andando così a minacciare i “grandi convogli imperiali”, colmi di soldati e di vettovaglie, diretti verso l’Europa.  L’unico che fece presente la minaccia costituita da von Spee fu il contrammiraglio inglese, sir Christopher Cradock di stanza nella base dell’Atlantico Meridionale, presso le isole Falkland (il punto più “vicino” a von Spee). Il contrammiraglio inglese denunciò anche l’esistenza di porti sudamericani pieni di carboniere, soprattutto lungo la costa cilena, noleggiate da agenti tedeschi locali per rifornire le unità corsare che poi avrebbero attaccato qualsivoglia convoglio mercantile nemico. Egli chiese, inoltre, rinforzi da Londra, dato che le navi a sua disposizione erano oramai obsolete e addirittura inferiori alla classe degli incrociatori tedeschi in dote a von Spee (già inferiori a gran parte delle navi che solcavano i mari europei). La risposta di Londra consistette nell’invio della corazzata Canopus, bene armata e capace di sostenere lo scontro con i tedeschi, ma molto lenta. Cradock dovette quindi organizzarsi da solo e partire per pattugliare la costa cilena, forte anche di un dispaccio proveniente da Melbourne, dove era stata decriptato – grazie al codice tedesco HVB in possesso della marina australiana – un messaggio fra gli incrociatori Scharnhorst e Dresden. Nel dispaccio veniva data un’ipotetica localizzazione tedesca lungo le coste cilene. Decise, dunque, di mandare l’incrociatore veloce Glasgow in avanscoperta in modo da raccogliere informazioni più precise riguardo l’ubicazione delle navi nemiche, mentre il resto della squadra di Cradock avrebbe seguito dappresso.

Anticamera dello scontro – Nel tardo pomeriggio del 1 novembre 1914, le due squadre si avvistarono reciprocamente al largo del porto cileno di Coronel. Le radio avevano già rivelato la loro rispettiva presenza. L’avanzata di Cradock lungo la costa era stata riferita a von Spee dalle navi mercantili tedesche che stazionavano in quei giorni nei porti meridionali, mentre i britannici avevano intercettato già da alcuni giorni alcune trasmissioni radiotelegrafiche della marina del Kaiser. Tuttavia, mentre von Spee sapeva che Cradock si stava avvicinando con diverse navi, il contrammiraglio inglese era stato ingannato dall’abile impiego, da parte tedesca, dell’unica radio a bordo di una sola nave e credeva quindi che lungo la sua rotta ci fosse un solo incrociatore tedesco; se ne ritrovò contro cinque.

Coronel, Royal Navy vs Kaiserliche Marine
Maximilian von Spee

La battaglia di Coronel – Lo scontro era oramai inevitabile. Le navi cercarono di manovrare tentando di assumere posizioni di maggior favore, ma il conte von Spee riuscì a porsi sopravento contro costa, facendo risaltare nella luce del crepuscolo le sagome delle navi britanniche. Nel frattempo sul quel tratto di costa imperversava una burrasca, nella quale gli equipaggi tedeschi si mossero egregiamente spazzando via la squadra britannica. Furono abbattuti due incrociatori britannici, mentre gli altri fuggirono via; nella battaglia perse la vita anche il comandante della spedizione, sir Cradock, insieme a 1654 uomini, la maggior parte morti annegati. Questo scontro passò alla storia come battaglia di Coronel e rappresento per la Royal Navy la prima sconfitta dopo oltre cento anni, dalla guerra anglo-statunitense del 1812. La notizia della sconfitta fece inorridire lo stato maggiore della Royal Navy, l’opinione pubblica britannica, l’Ammiragliato e, più di tutti, coloro che ne erano ai vertici: Winston Churchill, primo lord dell’Ammiragliato e il barone Fisher, primo lord del Mare che, colpiti dall’infausto evento, tentarono in tutti i modi di lavare l’onta di Coronel.

L’imbarazzo inglese – La risposta della Royal Navy non si fece attendere: l’otto di dicembre del 1914, una potente formazione navale, comprendente anche incrociatori, fu inviata nell’Atlantico Meridionale al comando del viceammiraglio Sturdee che riuscì ad intercettare e sconfiggere la squadra di von Spee presso le isole Falkland. Con la battaglia delle Falkand periva anche Maximilian von Spee ed, insieme a lui, la guerra corsara nel Pacifico e nell’Atlantico meridionale. Alla Germania non restava altro che puntare tutto sulla guerra sottomarina, per tentare di bloccare il traffico commerciale britannico nell’Atlantico. Questa nuova arma diede risultati notevolissimi, ma finì per trascinare in guerra gli Stati Uniti, provocando così l’inizio della fine per gli Imperi Centrali.

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Lorenzo

Nato a Roma, appassionato di storia moderna, contemporanea e delle relazioni internazionali Si occupa di storia e di esteri.
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