Sarkozy alla riscossa: un modello per le destre nostrane?

30/03/2015 di Edoardo O. Canavese

Sarkozy torna a vincere in Francia, la Le Pen arriva seconda. Le destre italiane sbirciano fra le Alpi e prendono appunti. Ma se Salvini e Meloni copiano con successo la ricetta del FN, che fanno nella confusa e rissosa Forza Italia?

Ritorna Sarkò – Giusto parlare di vittoria alle amministrative francesi per Nicolas Sarkozy. L’alleanza di centrodestra tra il suo Ump e i liberali dell’Udi ha riscosso un successo che l’ex presidente non ha tardato a definire “storico” (su 101 dipartimenti al voto quasi 70 conquistati), confermando una crescita rispetto alle magre europee 2014 di quasi 10 punti e superando il 29%. Un doppio successo, quello di Sarkò. Politico, perché pone buone fondamenta per l’alternanza presidenziale, in vista delle elezioni del 2017. Civico, perché si libera dell’ombra nera del Front National e sorpassa Marine Le Pen al centro, e non rincorrendola sui temi di radicalismo nazionalistico. Anche grazie ai voti socialisti. In effetti la vittoria non è solo di Sarkò, ma, al netto dell’alta astensione, dell’intero elettorato repubblicano. Uno scenario replicabile in casa nostra?

France fatale – La destra di noialtri scruta oltre le Alpi occidentali. Cosa nota è la fascinazione di Salvini e Meloni per il lepenismo, e la costruzione dell’ultra destra italiana su quel modello, a costo di scadere nel pedante. Meno scontato è quel che sta accadendo in Forza Italia. Dilaniata da capi-bastone, soffocata dal decadentismo berlusconiano e dal peso di una pesante eredità senza eredi, si aggrappa per quel che può, ancora, all’ex Cavaliere. Obiettivo, sopravvivere alle amministrative. E magari raccogliere qualcosa. Da Arcore si guarda con speranza la rimonta di Sarkozy, segno di una destra moderata che può perdere, ma che poi ritorna. E che sa, se matura, scalzare il populismo destro da cui aveva rischiato di essere cannibalizzato. Di qui la crescente diffidenza nei confronti di Salvini. Di qui l’opposizione a qualsiasi progetto di disgregazione del suo partito. Che però non si ferma.

Supernova azzurra – Forza Italia soffre due tremendi punti deboli che lo distinguono dall’Ump e da tutti i maggiori partiti del centrodestra europeo. Il primo è di “struttura”. FI, come prima il Pdl, è un partito liquido, pressoché slegato dal territorio e senza una base organizzata. Fu uno dei suoi tratti peculiari, venduto come modernismo, quando s’impose nel ’94. Oggi si palesa come buco nero nel quale il sempre più microcosmo forzista rischia di sparire. L’uomo solo al comando ha funzionato finché quell’uomo ha avuto le risorse politiche e morali per restare in sella. Dopo vent’anni, Forza Italia galleggia appena sopra il 10% orfano di una rinnovata classe dirigente e di energie fresche locali in grado di insediare la sinistra. L’epurazione ai danni degli uomini di Fitto è il disperato tentativo di riconfermare la leadership indiscutibile del partito. Ma è anche una resa di fronte alle ovvie richieste di riorganizzazione politica dal basso.

Senza politica – Il secondo fardello che sta trascinando FI verso l’estinzione è l’assenza di un disegno politico. Forza Italia è nient’altro che destra. Nata come sogno liberale, barcollante tra esigenze elettorali di moderatismo e generico e mediatico populismo, ora schiacciata sia a destra sia a sinistra da manifesti opposti, ma chiari. Forza Italia non ha mai avuto un’identità politica, s’è sempre affidata ai capricci del leader, un giorno conservatore, un altro liberista, un altro ancora anti-euro. L’Ump ha forti radici repubblicane, liberali, cattoliche e, nel solco gollista, non disdegna la leadership forte, carismatica; ma senza le prime, l’albero che è simbolo del partito di Sarkozy, crollerebbe. Con un Berlusconi debole dal punto di vista leaderistico, il partito soffre un ritardo politico drammatico, al punto da schiacciarsi su posizioni alla sua sinistra, come accaduto col Patto del Nazareno.

Quale futuro per il centrodestra? – Fosco, almeno per quel che riguarda Forza Italia. Le più ottimistiche previsioni per le amministrative danno il partito sopra il 10%, e non esageratamente. Nonostante i tanti passi falsi del Pd in vista delle regionali, dalla questione morale alle primarie pasticciate, anche laddove il centrodestra potrebbe confermarsi, la Campania e il Veneto, le lacerazioni interne e i dissidi nazionali infiacchiscono i candidati. Senza una leadership chiara e un indirizzo politico evidente, sono Lega Nord e Fratelli d’Italia ad attrarre a loro i voti forzisti, a suon di giovanilismo e pur discutibile, ma tangibile indirizzo radicale destro.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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