Sardegna al centro sinistra. Due mancanze: Grillo e l’informazione

19/02/2014 di Giacomo Bandini

Sardegna, elezioni regionali Pigliaru

Sardegna, chi? – Mentre ci si scanna per capire chi sarà il futuro ministro dell’economia o quali dicasteri occuperanno gli uomini di Alfano, in Sardegna il centrosinistra mette a segno un’altra importante vittoria elettorale. Visto infatti il pessimo ritorno d’immagine a livello nazionale con la discussa “sfiducia interna” al governo Letta, un piccolo successo non può che far gioire il Partito Democratico in vista delle prossime complicate europee. I giornali invece hanno affrontato l’argomento in modo marginale, confermando la situazione particolare di un momento chiave per la Repubblica italiana: tutto il resto sembra noia, e la distrazione generale della politica  dalle aree più periferiche del Paese è evidente, ma queste esistono e sono significative del particolare sentore pubblico. Su Europinione,  proviamo a spiegare l’andamento di queste regionali-insulari, entrando nel dettaglio di una campagna elettorale di cui si è parlato pochissimo.

Pigliaru, neo presidente della SardegnaLo specchio d’Italia – La situazione politico-sociale che ha fatto da sfondo alla competizione politica e l’ha preceduta  non è delle migliori, e racconta la classica brutta storia fatta di perquisizioni all’alba presso le sedi dei gruppi regionali, di indagati in attesa di presentarsi alla sbarra per abuso d’ufficio o per l’allegro utilizzo indebito di fondi pubblici. Lo stesso presidente della Regione uscente e candidato del centrodestra, Ugo Cappellacci,  trova il suo nome iscritto nei registri della procura. Il centrosinistra, guidato dal professor Pigliaru, invece presenta all’interno delle proprie liste ben 4 indagati. Contemporaneamente il problema disoccupazione, arrivata al 18% totale e al 50% giovanile, sta falcidiando il sistema economico locale. Un sistema che permette a malapena la sopravvivenza delle piccole imprese, con un numero di fallimenti record, e che è riuscito ad ottenere il deperimento dell’unica attività ancora sana e proficua, il turismo.

Gli schieramenti principali – Di fronte a tali gravi risvolti della crisi made in Italy, gli schieramenti che si sono presentati in campagna elettorale sono principalmente tre. Una coalizione di centrodestra, guidata da Cappellacci, comprendente Forza Italia, Fratelli d’Italia, Udc e Partito Sardo d’Azione; una coalizione di centrosinistra, guidata con cambio in corsa dallo sconosciuto Pigliaru, inclusiva di Pd, Sel, Idv, Psi, Pci e Prc; la lista civica “Sardegna Possibile”, facente capo alla scrittrice Michela Murgia, in cui confluiscono tre movimenti locali Comunidades, Gentes e ProgReS Progetu Republica.

I dati – In primis, va considerata la cifra più importante, un trend che attraversa trasversalmente tutta la nazione e che colpisce soprattutto le elezioni locali: la percentuale dell’astensionismo, il 52,2%. Se si confronta questo dato con le ultime Regionali si nota un calo superiore al 15%, in linea con la tendenza delle ultime amministrative della Basilicata. Per quanto riguarda l’astensione però, oltre alla solita analisi concernente il disinteresse ed il distacco fra cittadini e politica, è necessario sottolineare la mancata presentazione delle liste del Movimento 5 Stelle alla competizione. A causa di dissidi interni alla compagine “grillina”, soprattutto fra i deputati sardi, Grillo e Casaleggio in persona hanno impedito l’utilizzo del simbolo nazionale per la presentazione dei candidati. Il movimento pentastellato alle ultime politiche 2013 aveva ottenuto il 29,7%, diventando così il partito principale di un isola stanca e disillusa. Ciò ha evidentemente pesato molto sul numero degli astenuti, nonché sulla mancanza di una vera forza antagonista.

I dati 2 – A perdere di più rispetto le elezioni precedenti è il presidente uscente Cappellacci, passa dal 51,9% del 2009 al 39,7%, mentre il centrosinistra di Pigliaru, candidato vincente, perde solo lo 0,4% dei consensi ottenendone il 42,5% contro il 42,9% delle scorse amministrative. Quest’ultimo è un dato dal doppio significato: da un lato infatti va valutato il generale calo di affluenza che influisce sulla totalità dei dati, dall’altro bisogna considerare che molti simpatizzanti della sinistra hanno preferito concedere il proprio voto alla lista civica di Michela Murgia che ottiene il 10,3%. Il Pd in ogni caso risulta il partito con la maggiore perdita rispetto alle nazionali (-3%), mentre FI cede meno (“solo” l’1,9%). Come però più volte sottolineato la differenza fra elezioni nazionali e regionali è palpabile e le correlazioni fra i due universi sono assai deboli dal punto di vista empirico.

Gravi mancanze – La Sardegna che si è presentata all’incontro elettorale risulta, oggi più che mai, come lo specchio della crisi di un’intera nazione. Delusa dalla politica che l’ha fino ad ora governata, affossata da una crisi insormontabile, terreno libero per i movimenti di protesta e dalla forte carica contestatrice. Il distacco dal vecchio establishment è confermato dalla scelta di un candidato pressoché sconosciuto, Pigliaru, presentatosi a campagna elettorale già avviata, e dal profilo moderato. Tenendosi infatti lontano da qualsiasi acceso scontro verbale, memorabile quello fra Cappellacci e la Murgia, ha catalizzato il consenso di una parte dello stanco elettorato di sinistra. D’altra parte pesa significativamente l’assenza del Movimento 5 Stelle che non ha saputo sfruttare a proprio vantaggio il clima di malcontento e di insoddisfazione popolare contro le istituzioni. Ciò che pesa più di tutto è la mancata presenza mediatica intorno alla questione sarda. L’indifferenza generale non fa che confermare che oltre alla politica sono i “guardiani della democrazia” a non svolgere bene il proprio compito, soprattutto riguardo un pezzo d’Italia pieno di orgoglio e voglia di cambiare.

 

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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