E Santoro disse: “the winner is… Berlusconi!”

11/01/2013 di Andrea Viscardi

berlusconi-servizio-pubblicoIl leader del PdL, stasera, deve essere uscito dagli studi di Servizio Pubblico molto soddisfatto. Perché alla fine, il vero vincitore, è lui. Quello che a molti sembrava una fossa scavata con le proprie mani – tanto da spingere i siti di scommessa stranieri a quotare la fuga dell’ex Presidente del Consiglio dopo poche decine di minuti – si è rivelata un’arma terrificante per riconquistare parte degli elettori persi dopo il fallimento della scorsa legislatura.

Se da una parte l’elettore avverso a Berlusconi ha avuto le stesse solite sensazioni, dall’altra, bisogna dire, Santoro non ha fatto nulla per mettere in difficoltà l’uomo di Arcore innanzi ai suoi attuali o ai possibili futuri elettori. Anzi, se possibile, è stato così debole, in un certo senso, da dargli la gestione della trasmissione. Verso la fine sembrava veramente Santoro, come ha scherzato il leader del PdL, ad essere in procinto di andarsene.

Una trasmissione andata avanti con toni pacati, un Santoro calcolatamente calmo, che ha tentato di trascinare Berlusconi in più di una trappola, dalla quale, però, l’ultrasettantenne ne è uscito quasi sempre indenne. Sicuramente a testa alta. Questo perché le domande e gli argomenti affrontati hanno permesso al candidato di trattare i temi a lui più cari, i fulcri della sua campagna elettorale. Discorsi, insomma, verso i quali l’ex Presidente del Consiglio aveva preparato le sue strategie da settimane, come si era già visto nelle sue apparizioni più recenti. Alcune tesi possono essere condivisibili, come quella sullo scarso potere del Premier in Italia e sulla riforma delle istituzioni, prerogativa di qualunque governo salga al potere. Ma quando si parla del passato, Berlusconi sembra aver visto un’altra realtà. Almeno con riferimento alla situazione italiana sotto il suo ultimo governo.

Nessuna domanda a sorpresa, nessuna spallata tentata, se non debolmente e con scarso successo. L’unica diatriba, la solita, è stata quella con Travaglio, una sorta di reality show della peggior specie in cui, entrambi gli attori, hanno recitato i ruoli che già recitano da anni. Non fosse che, anche lì, il fondatore del PdL, ne è uscito vincitore, almeno per i suoi interessi. Il dito che legge un foglio scritto da altri può aver sicuramente fatto effetto a molti, ma sicuramente non a chi Berlusconi lo conosce bene e ha intenzione di votarlo, mentre, invece, la lunga lista di processi e l’accusa di “diffamatore professionista”, già usata in passato, può avere un effetto su quella parte dei disorientati di destra a cui Travaglio, diciamocelo, non è mai stato troppo simpatico.

Perché l’obbiettivo di Berlusconi, stasera, non era quello di far valere il suo appeal a sinistra (interessante, tra l’altro, come non abbia mai nominato il PD o Bersani), ma di fare vedere di essere ancora un combattente, capace di uscire a testa alta dalla tana del lupo, così da persuadere parte degli indecisi, ex elettori del suo partito, a ritornare sui loro passi. I sondaggi ci diranno se ha avuto successo, l’impressione, sicuramente, è stata questa.  Perché la politica, in Italia, si gioca in televisione. Non con i fatti, ma con l’apparenza. Se andassimo a vedere, realmente, quanti cittadini tra quelli davanti alla televisione conoscessero a fondo almeno uno degli argomenti trattati rimarremmo stupiti (in negativo). Poco conta che i dati sull’economia sommersa sia inclusa al 17% o totalmente nei dati istat, che le Deutsche Bank abbia o meno venduto titoli di Stato (per inciso l’ha fatto, con effetti evidenti) dopo l’acquisizione di Post Bank e le conseguenze che questo può avere avuto per il nostro Paese.

Quello che conta, per molti, è il modo di affrontare i temi, in una sorta di scuola della retorica più efficiente. Un virus di difficile eradicazione. Santoro, questo, lo sapeva, eppure non è stato in grado di fare un vero e proprio sgambetto al suo “peggior nemico”. L’autogol finale, poi, avviene quando, alla domanda “pensate che i milioni di italiani che mi hanno votato siano tutti coglioni?”, il pubblico di parte ha recitato in coro un “sì” da far tremare lo stesso conduttore. Chissà cosa avranno pensato quei milioni d’indecisi, prima votanti di Berlusconi, chiamati in causa. Forse, alcuni di loro, hanno deciso di tornare sui propri passi. Un regalo, da parte di un Santoro apparso meno lucido e meno propenso a scavare a fondo le tematiche affrontate rispetto al passato.

 

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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