San Giuseppe: le origini della festa del papà

19/03/2013 di Luca Andrea Palmieri

La festa – Oggi si festeggia la festa del papà. E’ un’occasione per ricordare l’importanza dei padri nella vita, nella crescita e nell’educazione di tutti noi, un momento per stare vicino ai nostri cari, o per ricordare chi non c’è più. Oltre al classico regalo o la possibilità di riempirsi lo stomaco di ottimi dolci tradizionali.

Sonora Smart Dodd, ideatrice della festa del papà

Le origini – La ricorrenza cade nel giorno di San Giuseppe, lo sposo di Maria e padre putativo di Gesù. La scelta prettamente tradizionale (Giuseppe è l’archeotipo del buon padre di famiglia) fa pensare a una festività dal passato lungo, ma non è così. La festività fa parte delle tradizioni profane, ergo non è una festa religiosa. Inoltre, le prime notizie di una celebrazione della figura del “papà”, risalgono al 1908 a Fairmont, in West Virginia, presso una chiesa metodista, a cui seguirono, indipendentemente, diversi festeggiamenti nel resto degli Stati Uniti (in particolare, ebbero molta influenza quelli di Washington). Tra l’altro si trattava del 5 luglio, data ben lontana da quella della nostra tradizione.

William Jackson Smart
William Jackson Smart

Consumismo?  – Si tratta dunque di un’altra festività americana esportata in giro per il mondo? In parte si potrebbe dare una risposta affermativa. Sonora Smart Dodd, cittadina americana facente parte dello YMCA, la propose come festività nazionale, da accompagnare alla festa della mamma, nel 1930, dopo averla fatta conoscere a livello federale intorno al 1910. L’ispirazione arrivò dal padre di Sonora, William Jackson Smart, un soldato americano che, perdendo la moglie durante la guerra civile, dovette crescere i suoi sei figli da solo, tra mille difficoltà. A darle supporto furono proprio le aziende più interessate alla possibilità di estendere i propri affari attraverso regali “da padri”, come i produttori di cravatte e di pipe. Questo fatto ebbe le sue ripercussioni: proprio nel timore che la festa nascesse da un fenomeno prettamente commerciale, per alcuni decenni i cittadini americani non se ne interessarono, ritenendola una replica a fine di lucro della festa della mamma. Ma col tempo l’influenza incessante delle corporazioni e lo sviluppo della parità dei sessi (che ebbe questo come “effetto collaterale”), finirono per influenzare i legislatori, soprattutto negli anni ’60 e ’70, quando la presidenza Johnson aprì al riconoscimento della celebrazione e quella Nixon rese per legge la festività nazionale, da celebrare la terza domenica di giugno.

Estensione e tradizioni – La festa, come spesso è successo nel mondo globalizzato (basti pensare ad Halloween, che nasce da una celebrazione celtica) si è estesa più o meno ovunque: la maggioranza dei paesi si è adattata alla data scelta negli Stati Uniti: per esempio Argentina, Francia, Giappone e Regno Unito. Molti altri la hanno invece assimilata alle proprie tradizioni, laiche o religiose, trovando date che si assimilano a celebrazioni simili: così in Italia, come in Spagna e Portogallo, è stato scelto il 19 marzo. Non c’è da stupirsi per un tale sviluppo di una festa laica, né per il fatto che sia stata legata a tradizioni storiche e religiose molto più risalenti. Già gli antichi romani, ai tempi delle loro conquiste, permettevano ai popoli sottomessi di mantenere tradizioni e festività, solo riadattandoli ai simboli di Roma. Il sistema oggi sembra funzionare a specchio, adattandosi alle dinamiche del mondo moderno: è la festività che si estende, spinta da chi ne ha interesse. Ogni nazione, poi, la assimila legandola a proprie tradizioni.

Italia – Il nostro Paese non fa eccezione: tra le tradizioni più note c’è quella dei dolci tipici del periodo: se al nord vi sono dolci come la raviola (una pastafrolla ripiena di crema o marmellata), a Napoli ormai tutti associano alla festa del papà la zeppola, una sorta di pasta bigné fritta o al forno ricoperta con crema pasticciera e amarene. Il dolce ha in realtà un’origine molto antica; risale alla festività dei Liberalia, di origine romana, che avveniva nello stesso periodo. Si trattava della festa in cui i giovani che avevano compiuto il sedicesimo anno di età prendevano la “toga virilis”, simbolo del passaggio all’età adulta, con i diritti e i doveri del cittadino romano. Un rito che, forse non casualmente, richiama i doveri del padre di famiglia.

Di epoca in epoca – Tutto sembra dunque tornare: le festività, che la loro origine sia laica o religiosa, si susseguono e si sovrappongono, unendo simboli vecchi e nuovi per celebrare ciò che più influenza la vita di ciascuno. Fatto sta che, nella sua banalità, una cosa e certa: un “ti voglio bene” ai propri genitori, quando questi ci aiutano giorno dopo giorno va bene ogni giorno dell’anno, anche se di tanto in tanto litigare capita: dopotutto, come le feste cambiano, anche di generazione in generazione le differenze emergono, e si sentono.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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