Samantha Lewthwaite, la “vedova bianca” di al-Shabaab

06/12/2014 di Matteo Anastasi

La vedova bianca, icona nell’organizzazione legata al network qaedista e tra i terroristi più ricercati al mondo

Samantha Lewthwaite

Ieri è stato il suo 31° compleanno. Dove lo abbia festeggiato non è dato sapersi. Le sue tracce sono smarrite da più di un anno. L’ultimo avvistamento ufficiale è datato 21 settembre 2013, giorno dell’attentato di al-Shabaab al Westgate Mall di Nairobi. Di quel commando – che lasciò sul terreno circa settanta vittime – si sospetta facesse parte anche lei, The White Widow, Samantha Lewthwaite.

Di origini nordirlandesi, si convertì all’Islam giovanissima, trovando nella fede musulmana un rifugio dalle travagliate vicende familiari. Mutò il suo nome in Sherafyah e si trasferì a Londra. All’inizio degli anni duemila, presso l’Università degli Studi Orientali e Africani alla quale era iscritta, conobbe Germaine Linsday, che avrebbe sposato nell’ottobre 2002. Linsday, noto anche come Abdullah Shaheed Jamal, era già allora legato agli ambienti dell’islamismo radicale, un’affiliazione che l’avrebbe portato ad essere fra i quattro kamikaze che il 7 luglio 2005 si fecero esplodere nella metropolitana londinese, causando cinquantasei morti e oltre settecento feriti.

Nonostante la formale presa di distanza dall’azione del marito, le indagini di Scotland Yard rivelarono ben presto come Samantha Lewthwaite, non solo fosse a conoscenza dei piani del coniuge, ma agisse addirittura da intermediaria fra lui e Mohammed Sidique Khan, l’ideatore degli attacchi suicidi. Fatte perdere le sue tracce, l’attenzione della cronaca tornò a concentrarsi su di lei nel febbraio 2012, quando la polizia keniota diramò un mandato di cattura per una donna, dai tratti occidentali, in viaggio con passaporto sudafricano falso e tre bambini: si trattava di Samantha Lewthwaite, in compagnia dei tre figli avuti da Linsday. Ricostruendo i suoi spostamenti si appurò aveva lavorato per alcuni anni in Sudafrica, legandosi e avendo il quarto figlio da un ex ufficiale della marina keniota ora elemento di spicco del gruppo terroristico somalo al-Shabaab. Pochi mesi dopo furono le indagini della CIA a fornire ulteriori elementi. Seguendo le tracce del terrorista Habib Saleh Ghani, l’intelligence statunitense scoprì egli condivideva, a Mombasa, un appartamento con la “vedova bianca”: nell’abitazione furono rinvenuti detonatori, armi, computer e un pc contenente le istruzioni per la realizzazione di ordigni e un’ode a Osama Bin Laden, scritta dalla donna britannica.

Più tardi, un suo coinvolgimento sarebbe stato segnalato, prima nell’attentato al Jericho Bar di Mombasa del 24 giugno 2012, poi, un anno dopo, in quello al Westgate Mall di Nairobi del settembre 2013. Secondo le ricostruzioni più attendibili The White Widow vive oggi in Kenya, sotto la protezione degli uomini di al-Shabaab. Quale vedova di un martire del jihad, costituisce un’icona nell’organizzazione legata al network qaedista. In molti sostengono anche i suoi caratteri tipicamente nord europei abbiano fatto perdere la testa a più di un combattente. L’ultima segnalazione, giunta dalla BBC, è datata giugno 2014 a Lamu, dove Samantha Lewthwaite sarebbe stata avvistata mentre veniva scortata da soldati kenyoti nei pressi di una base navale.

 

The following two tabs change content below.

Matteo Anastasi

Matteo Anastasi (Roma, 1989) si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma e, sempre con lode, in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli. Per Europinione si occupa di storia ed esteri. Collabora inoltre con Cronache Internazionali e Mediterranean Affairs ed è co-fondatore del think thank di politica internazionale Il Termometro – Blog di opinioni e discussioni
blog comments powered by Disqus