Salvini e Meloni alla conquista della destra italiana

10/10/2014 di Edoardo O. Canavese

L'asse italico-lepenista tra Lega e FdI sarà in grado di scalfire la leadership di uno spento Berlusconi?

All’ombra del Patto del Nazareno, che spinge Renzi, appanna Berlusconi e schiaccia il M5S, cresce curiosità intorno al fronte lepenista, sponsorizzato da Salvini e Meloni. Contro l’Europa, per il respingimento dei migranti, populista e non popolare, radicale e non moderata, ecco come si muove e dove può arrivare la giovane e muscolare alleanza nero-verde di destra.

Oltre a Renzi, chi? – Immaginiamo che nel giro di poche settimane le difficoltà incontrate dal centometrismo renziano si aggravassero al punto da porre in essere la sfiducia parlamentare e lo scioglimento delle Camere. Il voto anticipato lancerebbe il Pd nella rinnovata caccia al 40%, forte di una popolarità per Renzi che pare non risentire troppo dei pur frequenti intoppi del suo entusiasmo politico. Ebbene, quali competitors potrebbero realisticamente corroderne il primato? Il M5S vive un lungo momento di catatonico immobilismo propositivo che già alle europee ha già contratto quello straordinario 25% delle politiche, mentre in FI si registra una affaticante incapacità di smarcarsi dal riformismo renziano. Sembra difficile immaginare uno scenario tanto diverso da quello del maggio scorso. A meno che non si presti la dovuta attenzione alla scalata a destra del tandem Salvini-Meloni.

Marine Le Pen: la leader della destra francese è oggi fonte di ispirazione per i leader di Lega e Fratelli d'Italia
Marine Le Pen: la leader della destra francese è oggi fonte di ispirazione per i leader di Lega e Fratelli d’Italia

A scuola da Marine – E’ la presidente di Front National a costituire il collante del nuovo cantiere della destra italiana. Nota è l’adesione alle posizione della Le Pen dei Fratelli d’Italia, la cui leader Giorgia Meloni ricevette nell’aprile scorso una vera e propria benedizione politica dalla collega transalpina, nonostante la quale non riuscì a sfondare il muro dei quattro punti percentuali. Più sorprendente sono stati gli effetti dell’applicazione del modello di FN sulla Lega Nord di Matteo Salvini, il quale ha restaurato un partito stremato da scandali e rivendicazioni anacronistiche facendone una casa in cui fanatici di Alberto da Giussano e teste rasate romane di Casa Pound si trovassero a loro agio insieme. Come Marine ha sfondato le barriere ideologiche facendo razzia di voti socialisti tra gli operai, così Salvini ha parlato un po’ meno di secessione e un po’ più contro l’Europa, unendo l’elettorato nella percezione del nemico.

Diarchia nero-verde – O verde-nera, se si volesse seguire un ordine secondo il peso elettorale. La guida strategica e programmatica del cantiere dei lepenisti italiani è in mano a Salvini e Meloni, il cui connubio è stato ufficialmente sancito alla festa di FdI ad Atreju, quando Matteo “il Destro” ha pronunciato la formula fatidica: “Se votassimo domani, correrei con voi soli”. Non che tutti in casa Meloni siano convinti fino in fondo della bontà del progetto: i colonnelli La Russa e Alemanno temono il riflusso della Lega secessionista sull’onda del referendum scozzese, ma l’idea di far risorgere le percentuali di Alleanza Nazionale, anche a costo di condividere i numeri e le idee con i paladini del federalismo, piace a molti. E anche se nella Destra Storace ammette di non essere stato coinvolto in alcun progetto, Lega e FdI possono contare sull’interesse di Casa Pound, già decisiva a Roma per la sorprendente rielezione del leghista Borghezio, cavia europea della svolta destra delle camicie verdi.

Immigrazione & Europa – Questi i due cardini di convergenza tra Lega Nord e destra radicale, chiaramente desunti dall’agenda politica del Fn. Salvini e Meloni giurano di non aver concordato nulla, ma condivideranno la data del 18 ottobre per manifestare contro l’operazione Mare Nostrum, che compie il suo primo anno di vita, l’uno a Milano, l’altra a Reggio Calabria, quasi che un comune asse territoriale fosse già fatalmente costituito. Ma se la lotta all’immigrazione clandestina è un tema che storicamente ha unito nazionalisti e federalisti del nord, la novità rispetto al passato è l’adesione dell’ex An all’universo euroscettico: se il leghismo non si è mai dimostrato tenero con Bruxelles e ha sempre rivendicato la propria contrarietà verso la moneta unica, chi tra i FdI aveva sostenuto governi e misure europeiste (come il Fiscal Compact) oggi manifesta apertamente contro l’Unione concepita nella sua sola forma economico-finanziaria.

Lo spazio elettorale – Difficile quantificare la riserva di voti sulla quale Forza Italia potrebbe far leva in caso di esigenze elettorali. Il minimum europeo del 17% non esalta il suo leader, colpevole per molti malpancisti azzurri di essersi ormai sbiadito sulle posizioni di Renzi, e il rischio è che l’incapacità di rinnovare la propria ricetta politica dimagrisca ulteriormente l’elettorato dell’ex Cavaliere. E se Silvio rifiuta di aprire ad una sua successione, come evidenziato dall’accenno di rissa col ribelle Raffaele Fitto, sembra arduo immaginarlo ai margini di un’alleanza con le camice nero-verdi a guida non forzista. Salvini e Meloni potrebbero dunque approfittare del lungo tramonto del cesarismo berlusconiano per poter offrire a quell’ampia fetta di elettorato annoiato dall’insipidezza dell’ex Pdl una proposta nuova e muscolare, nei modi e nelle idee, condita da una leadership inedita e carismatica, come fu con Grillo nel 2013. A quel punto il 10% europeo, somma dell’oltre 6% leghista e del quasi 4% di FdI, sarebbe abbondantemente superato, e spodestare il vecchio dominus B. non sarebbe più un sogno.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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