Salvini, leader incompiuto alla ricerca della stampella grillina

15/06/2016 di Edoardo O. Canavese

Il segretario leghista sperava di usare le comunali per conquistare la leadership del centrodestra. Ma a nord comanda ancora FI e a sud “Noi con Salvini” raccoglie briciole. Adesso sostiene i candidati del M5S, nella speranza che l’elettorato grillino faccia lo stesso con la destra al ballottaggio.

L’intento di Matteo Salvini era quello di fare delle elezioni amministrative un banco di prova per le proprie ambizioni di leader nazionale. Due anni dopo la conquista della Lega Nord, i tempi sembravano maturi per misurarsi contro quanto rimasto del potere berlusconiano e contendere ad esso la leadership del centrodestra. Quale migliore occasioni delle comunali? Se nei comuni più importanti (e alla portata) il centrodestra si è presentato unito, in altre città Lega Nord e Forza Italia hanno preferito duellare tra loro. Torino, Novara, Savona, Roma e Latina sono solo alcune tra le principali città al voto apparecchiate a ring da Salvini. Ma le aspettative del leader leghista non sono state soddisfatte; al Nord Forza Italia continua ad essere determinante e talora vincente, mentre al centrosud il partito “Noi con Salvini” convince pochissimi.

Il progetto di una destra nero-verde, ispirato al modello lepenista francese e costruito sull’asse Salvini-Meloni, nasceva come risposta alla crescente insofferenza nei confronti dei partiti tradizionali e delle istituzioni europee. La sovraesposizione mediatica di cui ha goduto il leader leghista, il declino di Forza Italia e del suo dominus, la congiunturale crisi di consensi di Renzi sembravano gonfiare le vele del salvinismo verso miglior sorte. In verità gli appetiti nazionali paiono aver procurato a Salvini un’indigestione. A Milano il suo partito è doppiato da FI, e lui è surclassato da Maria Stella Gelmini come preferenze. A Torino il candidato leghista Alberto Morano conquista oltre 10mila voti in più del rivale forzista, ma la Lega non arriva al 6%. A Roma Noi con Salvini ha raccolto appena il 2%. Perché Salvini non sfonda?

Il passato della Lega rallenta la ruspa di Salvini. L’elettorato irrequieto al quale si rivolge viene in gran parte scippato a Forza Italia e al M5S, ma il fenomeno si manifesta nei periodi di crisi delle due formazioni, come in occasione delle regionali del 2015; di fronte a soluzioni politiche più solide quei voti tornano negli alvei originari. La Lega Nord non s’impenna a Milano (dove pure cresce) perché il candidato indicato da Forza Italia, Parisi, legittima lo stesso partito. E a Roma l’algida professionalità di Virginia Raggi ha appannato i toni della Meloni e risucchiato i salviniani. Per contro a Bologna, dove FI ricopre un ruolo da tempo marginale e il M5S ha imposto Bugani scontentando molti, la Lega ha portato a casa un abbondante 10% nonché il ballottaggio per la sua Lucia Borgonzoni. Dove FI e M5S faticano, la Lega cresce; viceversa si contrae. Un trend che Salvini tenta di interrompere accodandosi ai grillini.

A Roma Salvini sostiene la Raggi, mentre a Torino Borghezio vota la grillina Appendino. Si tratta di endorsement che si incastrano in una più ardita manovra di coinvolgimento dell’elettorato pentastellato nel gioco politico. Perché Salvini non cerca l’accordo col M5S, ma più semplicemente una sorta di solidarietà elettorale che concentri i voti grillini sui candidati destri, nel nome dell’antirenzismo. E’ una strategia temeraria, ma non priva di logica, perché il fronte ostile al premier è sempre più ampio, e l’insofferenza nei suoi confronti – ancor più dei punti in comune tra destra e M5S – potrebbe avvantaggiare i candidati di Lega e Forza Italia chiamati al voto. Non solo, un blocco antirenziano per le amministrative potrebbe rappresentare un precedente importante in vista del voto sulla riforma costituzionale di ottobre. La convergenza di voti da destra e dal M5S potrebbe rimescolare un’intera, grande area elettorale e rappresentare un interessante esperimento politico.

Salvini nel frattempo non può eludere dati che hanno il sapore di flop. Nonostante l’onnipresenza televisiva e il protagonismo sui social, sembra che l’elettorato consideri il segretario leghista leader di protesta piuttosto che di proposta; un anti-Renzi, piuttosto che un post-Renzi. La Lega Nord non riesce a imporsi come primo partito di centro-destra, mentre Noi con Salvini si conferma un’operazione di facciata senza alcuna prospettiva: la Lega Nazionale tanto sognata dal segretario si ferma in Toscana, come ai tempi di Bossi. Non dimentichiamo che il duello con Forza Italia, conclusosi con un pareggio, è avvenuto senza Berlusconi: l’ex Cav ha delegato ai fedelissimi la cura delle campagne elettorali, in particolare a Milano, e da mesi sembra assorbito dal nodo della cessione di parte del patrimonio. La delicata operazione a cuore aperto che ha subito potrebbe accelerare la successione alla guida di Forza Italia: se con un Berlusconi ai margini il partito è riuscito comunque a confermarsi sopra la Lega, un nuovo leader a tempo pieno potrebbe affossare le speranze di Salvini.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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