Salvini contro i Vescovi: la rissa d’agosto che umilia i migranti

18/08/2015 di Edoardo O. Canavese

“Salvini piazzista”, “vescovi comunisti”. Cronache di una rissa estiva combattuta alle spalle dell’emergenza migranti, che sprofonda la Lega a livelli di inedito populismo e spinge la Cei ad una scomposta rincorsa, che fa male alla Chiesa e inchioda la questione alla volgare dialettica politica

La faina verde semina il caos nell’aia dei Vescovi. Se non ci fosse di mezzo una tragedia umanitaria, ancorché politica, intorno cui si stanno consumando le vite di centinaia di migranti alla quotidiana ricerca delle coste, più spesso dei mercantili italiani, ci sarebbe da ridere della zuffa scoppiata tra Cei e Lega Nord. Perché che il grossolano Salvini costringa il cenacolo dei vescovi ad uno scontro occhi negli occhi appare quantomeno farsesco. Tant’è che la polemica cominciata giorni addietro dall’accusa di monsignor Galantino, contro quelle forze politiche alla ricerca di voti sulla pelle dei migranti, appare ben lontana dall’esaurirsi. Perché ogni riferimento alla Lega Nord era tutt’altro che casuale, e soprattutto a causa della svolta politica operata da Salvini stesso, che ancora una volta non solo coglie la palla al balzo per aggredire l’avversario, ma lo fa senza paura di apparire estremista e addirittura velatamente anticlericale.

“Libera Chiesa in libero Stato!”, ha urlato Matteo il Destro da Ponte di Legno, durante il comizio ferragostano. Toni radicali, antitetici con un conservatorismo cattolico di cui la Lega ha sempre dato prova. Ma Salvini non è nuovo a rotture del tradizionalismo verde, e non è un caso che il partito scavalchi percentuali solo due anni fa irraggiungibili. Peraltro di sortite contro la Santa Sede Salvini ne ha già capeggiate, negli ultimi mesi, tutte concernenti il complesso tema umanitario che si sviluppa intorno il fenomeno (o tragedia) migratorio. Già nel novembre scorso il leader leghista aveva chiesto perché una Chiesa così ricca non spalancasse le sue porte ai migranti. I toni allora era stati perfino composti, in confronto all’escalation di agosto. Oggi l’accusa è quella di una Chiesa i cui vescovi fanno politica, “si candidino con Vendola”, è arrivato a ruggire Salvini. Vescovi comunisti, il sunto. Una distorsione dei rapporti destra-Chiesa che spaventa non tanto per la rottura di equilibri storici nella società italiana, quanto per i toni rancorosi e gratuitamente offensivi.

Sullo sfondo, ma sarebbe meglio fosse in primo piano, non scordiamo che c’è l’emergenza immigrazione. L’accusa della Cei rivolte a Salvini ma anche a Grillo, definiti “piazzisti da quattro soldi” da monsignor Galantino, non appaiono, a conti fatti, così infondate. Salvini è un populista: ingigantire, drammatizzare, semplificare al “bianco contro nero” fenomeni così complessi fa parte del suo personaggio e della sua fortuna. D’atro canto la questione migratoria pesa sulle spalle del governo, che dai confronti con l’Ue sul tema non ha mai tratto grandi sponde di sostegno. Il problema è europeo ma l’Italia è (quasi) lasciata al suo destino per “demeriti” geografici. Nella sua posizione in Europa, e non nella gestione del fenomeno, pecca l’Italia: basta guardare le immagini degli sbarchi a Cos, Grecia, per capire che significhi vera disorganizzazione. Volgarmente e egoisticamente, Salvini punzecchia un bubbone che esiste e pulsa pericolosamente.

L’offensiva dei Vescovi non nasceva da puri appetiti anti-leghisti. Il segretario generale della Cei Galantino è andato in scivolata non solo su Lega Nord e M5S, ma pure sul governo, definendolo assente sul tema immigratorio. Ieri il presidente dei Vescovi, dalla sua Genova, puntava il dito contro l’apparente immobilismo dell’Onu, organismo sovranazionale che pare impallidire di fronte ad una così grande e grave tragedia. La Chiesa quindi si muove su un tema troppo grande e grave per essere esclusivamente politico, e lo fa su più fronti. Pungolate a tutti coloro che ne trattato, comunque ne trattino, in Italia come fuori. Ma l’aplomb istituzionale con cui Alfano respinge le critiche al mittente non è cosa da Salvini. Che alle stilettate di Galantino risponde con violente scudisciate. E’ il gioco sporco della Lega, sempre pronta ad accettare le critiche per trasformarle in zuffe in cui dar prova di grezzo populismo così appetibile per un elettorato sempre più astioso. Un gioco non calcolato dalla Cei, che dalla zuffa ne esce con la talare sporca e graffiata.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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