Salvate la letteratura dalla cattiva politica

17/10/2014 di Francesca R. Cicetti

Di pretese italiane, furti d’autore, e del reclamo a sinistra e a destra dell’opera di Tolkien

J. R. Tolkien

Giorgio Gaber parlava della bambinesca mania italiana di incasellare ogni cosa in destra oppure sinistra. La vasca è di destra, la doccia di sinistra. Le scarpe da tennis di sinistra, i mocassini di destra. Il cinema comico di destra, quello impegnato di sinistra. Nietzsche sicuramente di destra. Qualcuno azzarda anche che tutta la buona letteratura non può che essere di destra; a sinistra si afferma il contrario. Che se lo schieramento opposto alza la mano, è perché vuole scippare qualche autore alla vera intellighenzia. Marinetti, Lovecraft, Pound. L’intellettuale di sinistra, con artigli alle dita e lunghi canini sporgenti, attende il momento giusto per appropriarsene. Quindi, per ripubblicarli con nuove prefazioni, dando nuove interpretazioni false e tendenziose.

Un ping-pong stancante che non lascia fuori neppure (o forse soprattutto) il grande maestro del fantasy John R. R. Tolkien. L’autore, che si è visto tirare per la giacca da destra, sinistra, centro e posizioni di mezzo, ha avuto di questi problemi interpretativi solo in Italia. Non c’è tempo di stupirsene perché, come già detto, il sushi è di destra e l’involtino primavera di sinistra. Tutto è perfettamente incasellato, ha una sua collocazione politicheggiante dalla quale è difficile scardinarlo. Ovviamente, il resto del mondo ha ignorato questo sterile dibattito che invece ci appassiona tanto, trascurando le categorie pregiudiziali e ricordandosi, una volta per tutte, che la letteratura è letteratura.

Un piccolo excursus per scoprire se Frodo Baggins era comunista, socialista, reazionario o conservatore. All’arrivo de Il Signore degli Anelli in Italia, l’opera venne pressoché ignorata dai grandi nomi, e presa in ostaggio dall’intelligenza di destra. Con colpevolissima cecità, la sinistra di muratura, ancorata ai suoi saldi valori, si rifiutò di accostarsi all’opera, proprio perché già proprietà avversaria. Nasce così un imponente falso storico che vuole gli Hobbit inneggiante metafora di destra, e Tolkien militante fascista inglese. Basta leggere una biografia per scoprire l’errore.

Che Tolkien non amasse Stalin è risaputo. Lo disprezzava, anzi, quasi con lo stesso ardore con cui lo indignavano Hitler e Mussolini. E chiunque abbia letto a fondo Il Signore degli Anelli sa che si tratta di una crucciata lamentazione contro la guerra e contro ogni tipo di totalitarismo. La critica contemporanea, quindi, nella maggior parte dei casi ha smesso di essere un insormontabile monolito, ammettendo gli errori passati e salvando Tolkien da un misero destino.

Ciò non toglie che la buona letteratura dovrebbe prescindere da tutte queste chiacchiere politichesi. John R. R., con un forte strattone, farebbe meglio a liberarsi da tutti gli intellettuali, di destra e di sinistra, che porta ancora appesi alla giacca, e mettere fine alla discussione. Salviamo la letteratura dalla cattiva politica: quella dispotica e ignorante che ha tempo da perdere per contendersi i grandi autori.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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