Il salva banche e la confusione tra risparmiatori e investitori

10/12/2015 di Alessandro Mauri

Il decreto salva banche è un “esproprio criminale del sudato risparmio” o una misura necessaria?

Il decreto salva banche è un “esproprio criminale del sudato risparmio”, come viene definito da Federconsumatori, o una misura necessaria, che non fa altro che prendere atto di una situazione ormai insostenibile?

Le banche coinvolte – Le quattro banche coinvolte dal salva-banche sono per lo più piccole realtà: Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Carife e CariChieti. Tutte sono accomunate da una gestione a dir poco disinvolta dei crediti, concessi spesso in maniera sconsiderata agli stessi amministratori, che sono stati considerati troppo a lungo solvibili. Quando le ispezioni della Banca d’Italia hanno fatto emergere sofferenze su crediti di proporzioni disastrose (per la sola Banca Etruria oltre 600 milioni di euro di crediti inesigibili), il tempo era già scaduto da un pezzo, e le banche erano, di fatto, già fallite.

Cosa prevede il decreto – Il decreto salva banche prevede che siano le banche sane a intervenire con 3,6 miliardi di euro, che saranno prestati alle banche in questione con due linee di credito che dovranno essere restituite entro 18 mesi. Ciascuna delle 4 banche salvate verrà scorporata in due parti: tutte le attività ancora sane verranno convogliate nelle cosiddette “banche-ponte”, che saranno amministrate dall’Unità di Risoluzione della Banca d’Italia, con l’obiettivo di essere cedute sul mercato al miglior offerenti in tempi brevi. I ricavi di vendita verranno utilizzati per risarcire il Fondo di Risoluzione intervenuto per il salvataggio delle banche. La parte di crediti in sofferenza, per quanto prevede il salva banche, sarà invece venduta a specialisti del recupero crediti per poter ottenere il massimo, considerando che i prestiti sono già stati svalutati a 1,5 miliardi di euro dagli 8,5 iniziali.

Chi paga il conto? – Il decreto ha suscitato enormi polemiche, dal momento che parte delle perdite saranno sostenute dagli obbligazionisti subordinati, oltre che dagli azionisti. Tale polemica pare essere molto faziosa, se si considera che il salva banche ha il doppio merito di non intervenire mediante soldi pubblici (e quindi di tutti), e al tempo stesso di impedire il meccanismo di bail-in, previsto dalla normativa europea, che avrebbe coinvolto nelle perdite anche obbligazionisti chirografari e correntisti. E a questo punto occorre fare chiarezza: o si parte dal presupposto che i guadagni sono privati e le perdite sono pubbliche, obbligando lo Stato a intervenire (ricordate le polemiche per il salvataggio di Monte dei Paschi di Siena, costato 4 miliardi di euro, pienamente restituiti dall’istituto senese?), oppure si realizza che i mercati finanziari sono per loro stessa natura rischiosi, e quindi esiste la possibilità che le cose vadano male.

Risparmiatori o investitori – E’ difficile definire “risparmiatore” colui che investe in obbligazioni subordinate, vale a dire strumenti finanziari complessi che, per loro funzione, sono le prime a non essere rimborsate nel caso in cui le cose vadano male (a fronte però di un rendimento più elevato rispetto alle obbligazioni tradizionali). Risparmiatori sono semmai correntisti e obbligazionisti chirografari che, ricordiamolo, non sono stati toccati dal salva banche. Sorge tuttavia il dubbio, più che legittimo, che in realtà gli investitori non fossero pienamente consapevoli della tipologia di strumento finanziario che stavano sottoscrivendo. Sotto questo punto di vista, non è da escludere un comportamento illegittimo da parte delle banche, che potrebbero aver spinto i clienti ad acquistare obbligazioni che non avrebbero mai sottoscritto, se ne avessero conosciuti i rischi. Si riaprirebbe pertanto il capitolo delle truffe ai risparmiatori, già affrontato più volte dalla normativa (ultima la cosiddetta direttiva MiFid), ma mai del tutto risolto. Se ci fossero gli estremi per una truffa, allora gli obbligazionisti avrebbero tutti i diritti di essere risarciti, ma dagli amministratori e dai responsabili, non dagli altri cittadini.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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