Al Salone del Libro si trovano i visionari

10/05/2016 di Giuseppe Trapani

L'evento torinese quest'anno si concentra su di una letteratura che produce visioni, parlando a favore dell'immaginazione. Al centro dell'edizione sono dunque i visionari che, nei rispettivi rami di attività, si sono distinti per progettualità, innovazione, originalità. Il tutto in una nuova formula che offre un focus allargato sulle realtà culturali presenti.

Il poeta irlandese Jonathan Swift, dalla cui penna sono nati i viaggi di Gulliver, scrisse che che la “visione è l’arte di vedere le cose invisibili” lasciandoci tutta la bellezza dell’incastro di sillabe e prefissi (vedo, non-vedo, prevedo, intravedo etc). Vedere l’invisibile infatti è più di un paradosso. E’ uno stato creativo permanente: quando gli occhi del resto del mondo si adagiano nel chiudersi, il visionario arriva oltre il limite del consentito, e forse dell’umano. Su questo affascinante tema si impernia quest’anno il Salone del Libro di Torino. Molti adolescenti direbbero con non esaltante eleganza “tanta roba”, ma solo per questa volta glielo si può consentire, sopratutto alla luce di una considerazione di fondo, che  la letteratura produce visioni e visionari, storie che fanno uscire da se stessi, parlano in favore dell’immaginazione.

Tutto ciò per dare ospitalità alle esperienze di chi ha la capacità di guardare lontano, di darsi e vincere sfide che sembravano impossibili, di lavorare nel futuro e per il futuro attuando progetti forti, basati su una conoscenza vera, ma anche sul patrimonio letterario, artistico e filosofico che costituisce la nostra identità culturale, e dunque nell’indispensabile saldatura tra cultura scientifica e cultura umanistica. Al centro dell’edizione 2016 saranno dunque i visionari che, nei rispettivi rami di attività, si sono distinti per la lungimiranza del progetto, le capacità d’innovazione, l’originalità dei metodi operativi, ma anche per la sapienza divulgativa e comunicativa: fisici, biologi, neuro-scienziati, filosofi, artisti, architetti, economisti capaci di affrontare in modo creativo i temi cruciali della contemporaneità e di tradurre in pratica programmi mirati sul medio-lungo periodo.

Rimanendo in questa cornice, viene alla mente il concetto di profezia, il guardare “prima” e a “favore” nella tradizione delle Scritture: il profeta (in ebraico נְבִיא cioè l’eletto) è colui che parla pro (dal greco προ-φήτης, dire al posto di qualcuno)  cioè a beneficio della comunità così come il visionario – scrittore, poeta, oppure musicista o magari ancora il ricercatore – si oppone alla cecità degli stolti, al piattume del mainstream contemporaneo. Colui che ha le visioni  diventa, in altre parole, l’antipatica ma necessaria controparte di un mondo guidato dai mediocri, contro la bruttezza che devasta il mondo.  In questo senso si applica al visionario la missione che fu del profeta biblico: Senza l’occhio del visionario, che svela una presenza segreta e trascendente negli eventi, la storia si ferma alla mera fattualità, lasciandoci – come diceva Pascal – «senza sapere chi ci ha messo in questo angolo dell’universo, che cosa siamo venuti a fare e che cosa diventeremo morendo».

Al Salone del Libro poi – proprio per uno sguardo d’insieme – cambia la formula della nazione ospite. In questo 2016, al posto del Paese ospite d’onore vi è una nuova formula, che offre un focus allargato e traversale su realtà culturali che superano le rigide divisioni degli Stati nazionali. A criteri puramente geopolitici subentrano più ampi criteri geo-culturali. La letteratura come patria, come rifugio, come portatrice di diritti, come luogo deputato al dialogo, al confronto con l’altro. Non una semplice vetrina, ma un’occasione di scambio, un comune discorso in progress da opporre alle semplificazioni e ai pregiudizi. È il caso della letteratura e della cultura araba, che dal Marocco all’Iraq offre un quadro quanto mai mosso e variegato, che ci aiuta a capire l’anima profonda e segreta di Paesi che pur affacciandosi sul nostro stesso mare rimangono poco conosciuti. La letteratura è appunto in grado di fornire quel «più» di conoscenza di cui abbiamo bisogno, di supportare le ricerche storiche, le riflessioni politiche, persino l’agenda delle cose da fare.

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Siculo per nascita ma milanese di adozione, classe 76, si Laurea in Filosofia e in Teologia ma chiede a se stesso un di più perciò studia Linguaggi dei Media presso la Cattolica di Milano. Giornalista e Docente al liceo a tempo pieno, collabora con diverse testate (Famiglia Cristiana, Jesus, Gazzetta d'Alba) e negli ultimi anni tiene rubriche anche per i quotidiani online Lettera43 e Linkiesta.
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