Salinger: indizi di un grande inedito

03/09/2015 di Nicolò Di Girolamo

L'argomento di oggi è addirittura un libro che non esiste e, ciò non bastasse, non è dato sapere se un giorno esso prenderà o meno una forma concreta. Sappiamo che ve ne è la possibilità, ma non possiamo esserne del tutto certi.

Saligner

Oggi signori, questa rubrica si permetterà un eccesso che spero molti di voi fieri quanto esigui lettori, sapranno perdonare. Difatti l’argomento è addirittura un libro che non esiste e, ciò non bastasse, non è dato sapere se un giorno esso prenderà o meno una forma concreta. Sappiamo che ve ne è la possibilità, ma non possiamo esserne del tutto certi. Oltretutto l’autore in questione è passato a miglior vita.

A questo punto urge qualche spiegazione. L’autore in questione è nientemeno che Jerome David Salinger (1919-2010), eccentrico scrittore reso celebre dal romanzo titolato The Catcher In The Rye, il quale è stato barbaramente tradotto in italiano con: Il Giovane Holden. Salinger ha un perfetto pedigree americano, in quanto nasce e vive a Manhattan per diversi anni e vanta origini lituano-semitico-irlandesi.

È uno scrittore a dir poco controverso, ma questa sembra essere una caratteristica congenita ai suoi scritti caratterizzati dalla prosa scarna e disinibita, inoltre lo scrittore è scontroso per natura anche se bisogna essere cauti nel definirlo misantropo come troppo spesso e facilmente è stato etichettato in passato. Infatti anche se è incontestabile che esso si sia posto in maniera a volte arrogante e distaccata con chiunque (lettore in primis) basterebbe andare oltre l’atteggiamento iroso e ringhiante per scoprire nei suoi scritti un’attenzione quasi morbosa nell’osservare i più piccoli atteggiamenti dell’essere umano – qualunque esso sia – che tradisce un affetto e una delicatezza rintracciabili tra ben poche altre righe di inchiostro.

Come avrete immaginato, oggi non ci soffermeremo sulla ben troppo nota ‘opera principale’ (Salinger non sarebbe affatto felice di sentirla definire così), cioè non discuteremo de Il Giovane Holden, ciò è già stato fatto e rifatto con modi a volte aberranti e sconsiderati e non ci sentiamo certo in grado di dare un giudizio originale e definitivo sulla questione. Ci occuperemo, invece, delle cosiddette opere minori e in particolare di un corpus di racconti che si dirama e nasconde nelle raccolte pubblicate e che ha in comune i medesimi personaggi.

Si sta parlando, e i più ferrati in materia l’avranno già compreso, della famiglia Glass, che compare in diversi racconti di Salinger, cinque per la precisione: nei due di “Franny e Zooey”, e di “Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione” e nel primo racconto della raccolta Nove racconti, dal nome “Un giorno ideale per i pesci banana”. Quindi, tutti e cinque gli scritti narrano le vicende della famiglia Glass e in particolare dei sette figli di Bessie e Les Glass e tutti alla stessa maniera stupiscono per la profondità dei molti protagonisti e per la complessità dell’intreccio.

Un intreccio che non si sovrappone né rende alternativi i vari racconti. Infatti, se l’esposizione può sembrare confusionaria, spostandosi da narratore a narratore, facendo enormi balzi temporali, si può facilmente accostare e sovrapporre i vari racconti senza riscontrare alcuna incongruenza o imprecisione. In pratica i racconti appaiono come alcuni pezzi di un vasto puzzle che, per quello che si può scorgere al momento, ha le sembianze di un’opera veramente maestosa.

Naturalmente Salinger non si è mai preoccupato di dirci se avesse avuto intenzione di comporre un grande romanzo mettendo assieme questi e altri pezzi del puzzle, anzi ha pensato bene, poco dopo l’enorme successo editoriale del Giovane Holden pubblicato nel 1951, di ritirarsi a vita eremitica, in un antro rurale chiamato città di Corwick, da cui non sarebbe uscito per i restanti 59 (!) anni, concedendo rarissime e sporadiche interviste di cui l’ultima datata 1974.

Tra l’altro, in quell’anno, il giornalista del New York Times ha sprecato quest’unica e irripetibile occasione vertendo tutte le sue domande sulla sterile questione di alcuni racconti giovanili di Salinger pubblicati senza il suo permesso. Ciononostante è proprio questa intervista ad accendere un barlume di speranza in chi come il sottoscritto spera e crede nell’esistenza di questo mitologico romanzo sulla famiglia Glass. Infatti, Salinger in essa dice di aver continuato a scrivere, ogni giorno, per lunghe ore in mezzo alla pace degli inediti, per puro piacere e rivolgendosi solamente a sé stesso, senza escludere che un giorno tutto questo lavoro sarebbe stato pubblicato postumo.

Inoltre, in seguito alla morte di Salinger è stato pubblicato dalla figlia Margaret un orribile e voluminoso libro-pettegolezzo dal titolo Dream Catcher. A Memoir, che rappresenta una meschina irruzione nella tanto anelata privacy del padre e che è stata definita dal fratello di Margaret, Matt Salinger: ‘gothic tales of our supposed childhood’ (ovvero ‘fandonie’, per chi non conoscesse l’inglese). In ogni caso in questo dimenticabile scritto biografico, viene descritto precisamente un vasto archivio di inediti compilato dal padre con precise istruzioni per la pubblicazione postuma. Che questa fosse o meno la volontà del padre c’è da sperare che la figlia provvederà di gran carriera a far pubblicare gran parte di questi scritti che i rumors dicono contengano anche cinque storie sulla famiglia Glass. Infine bisogna notare che uno di questi esiste senza ombra di dubbio, tant’è che viene custodito gelosamente dalla biblioteca dell’università di Princeton e, sebbene non ancora pubblicato, in teoria è accessibile a chiunque; anche se è necessario compiere una lunga procedura burocratica prima di essere condotti in un’apposita sala lettura dove si viene sorvegliati a vista durante la consultazione dello scritto.

Detto ciò bisogna chiedersi se sia giustificata una tale ansia di scoprire se un giorno si potrà avere altre notizie della fittizia famiglia Glass. A questo scopo va detto che il disinteresse quasi assoluto che Salinger ha avuto nei confronti del suo pubblico gli ha consentito una ricerca quasi scientifica del bello e del giusto in ambito letterario, infatti ha scritto e riscritto più volte degli stessi argomenti, raggiungendo vertici sempre più alti e producendo alcuni dei più significativi lavori letterari del novecento. Si può forse dire che fin da quando era sedicenne non ha fatto altro che scrivere in maniera sempre più sorprendente dello stesso argomento, immerso nella medesima ambientazione: una fiabesca e mondana New York delle prime decadi del novecento. Si dice che il suo unico romanzo sia il Giovane Holden, ma in quest’ottica di continuo miglioramento e sviluppo forse il suo vero e unico romanzo è quello riguardante la famiglia Glass. Magari un giorno avremo la gioia di scoprirlo.

Se ancora le mie parole non vi convincono ad estendere la lettura dei suoi scritti (e siete del tutto legittimati in questo), non potete astenervi dall’ascoltare il campione della letteratura americana –e non solo- Ernest Hemingway, il quale, avendo tra le mani gli scritti di Salinger commentò testuali parole: ‘Gesù ha un talento straordinario!’. Che altro aggiungere?

Se in tutto il mondo è rimasto ancora un lettore che legga per il gusto di leggere – o che comunque dopo aver letto se ne vada per i fatti suoi – gli chiedo o le chiedo, con indicibile affetto e gratitudine, di dividere la dedica di questo libro in quattro parti con mia moglie e i miei bambini. (Frontespizio a ‘Alzate l’architrave carpentieri! e Seymour. Introduzione.’)

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Nicolò Di Girolamo

Nasce a Trieste nel 1993 e consegue la maturità classica alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. In seguito si iscrive al corso di lettere moderne all'università di Firenze. Lettore accanito fin dalla tenera età, divide le proprie passioni tra vela, cinema e, naturalmente, libri di vario genere.
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