Russia, è tempo di ripensamenti?

13/12/2012 di Andrea Viscardi

Un ribelle siriano
Un ribelle siriano.

Ora anche per la Russia è tempo di ammette che Assad sta perdendo il controllo. Dopo il riconoscimento delle forze ribelli da parte degli Stati Uniti, seguito da quello di altri stati (come l’Italia) arriva, forse, il segnale più concreto e forte della vicina disfatta del regime. Ma occorre considerare anche altri fattori prima di pensare che la situazione, una volta risolta la questione Assad, possa considerarsi stabilizzata.

Il messaggio è arrivato dalla Russia di Putin, quella che, solamente a Settembre, si opponeva a qualsiasi misura contro il Regime e anzi, arrivava al punto di affermare che l’appoggio ai ribelli degli stati occidentali e arabi consisteva, sostanzialmente nell’appoggio alle forze terroristiche di al-Qaeda. Putin è sempre stato convinto che Assad avrebbe, magari in un arco di tempo non brevissimo, sconfitto i ribelli e riaffermato il pieno controllo sulla nazione. Contando anche sul fatto che qualsasi intervento esterno sarebbe stato bloccato dal veto in sede Onu proprio della sua Russia e della Cina. Si sbagliava.

Ieri, infatti, il vice Ministro degli Affari Esteri russo, Mikhail Bogdanov, che solamente il mese scorso tentava la mediazione con i vertici della “Coalizione nazionale siriana delle forze del’opposizione e della rivoluzione”, ha ammesso, per la prima volta dall’inizio del conflitto, che una vittoria dell’opposizione siriana non è da escludere e che anzi, il Presidente siriano “avrebbe più di una possibilità di essere diretto verso la sconfitta, vista la proggressiva perdita di potere politico e di controllo sul territorio”. Per concludere, il ministro, ha reso noto che è in preparazione un piano di evaquazione per i cittadini russi in Siria nonostate, in realtà, più della metà di loro appoggino o facciano addirittura parte dell’opposizione al regime.

Quello che ci si chiede, a questo punto, è quanto sia conveniente per Putin mantenere fino all’ultimo la posizione di alleato nei confronti del Regime. Che stia considerando, almeno in parte, se non proprio un voltafaccia quantomeno di non ostacolare eventuali interventi occidentali? Qualora il regime cadesse, infatti, esiste il rischio che la Russia possa incontrare difficoltà a mantenere i suoi interessi in zona visto l’atteggiamento tenuto nei confronti del conflitto. Per questo, probabilmente, al Cremlino c’è chi parla di riallineamento su posizioni meno nette, visto che oramai, a quanto sembra, il regime di Assad sarebbe giunto al punto di non ritorno.

Non bisogna dimenticare, inoltre, che la probabile caduta di Assad non potrà coincidere con la fine del conflitto e delle tensioni. In Siria è presente una forte minoranza Alawita (circa l’11% della popolazione), di cui il governo è espressione. Solo di ieri è la notizia, non confermata, che i ribelli avrebbero colpito un villaggio pro-Assad, causando circa 125 morti. Il rischio, quindi è quello di ritrovarsi davanti, all’indomani della vittoria dell’opposizione, uno scenario ancora più tragico e per molti versi simile a quello in parte avvenuto all’indomani della caduta di Gheddafi, con una probabile rappresaglia, molto simile ad una persecuzione, verso i sostenitori del regime e tutta la minoranza alauita accompagnata, magari, dallo scontro tra le due componenti delle forze dell’opposizione: quella moderata e quella degli islamisti più estremi che, su questo aveva ragione Putin, rappresenta una buona parte del movimento.

Intanto, però, insorge un grave problema umanitario: la fine degli scontri permetterebbe un consistente aumento dei flussi di aiuti che, in un momento come questo, risulterebbero fondamentali. Anche in Siria, infatti, è arrivato l’inverno. Le temperature sono scese sotto i dieci gradi, accompagnate da un altissimo tasso di umidità (tra il 70 e il 90%). Il rischio che condizioni climatiche così rigide possano fare strage tra i bambini e gli anziani dei campi profughi in territorio siriano è consistente anzi rappresenta, purtroppo, quasi una certezza.

Andrea Viscardi

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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