Russell Brand, il delirante comico della rivoluzione politica

26/03/2015 di Iris De Stefano

Winston Churchill era solito dire che “il miglior argomento contro la democrazia è una conversazione di cinque minuti con l’elettore medio”; nel caso del video di Russell Brand ne basta uno e mezzo.

Russel Brand

La satira ha rappresentato un metodo efficacissimo di far politica da quando questa aveva il suo centro propulsivo nell’agorà. Da Aristofane a Giovenale prendere di mira i vizi della classe politica attraverso lo strumento della risata ha, pur senza scendere direttamente nell’agone politico, consentito attivamente a letterati prima e comici dopo, di svolgere un ruolo attivo nella vita della res publica. Il potere della risata e l’abbondanza di episodi più o meno divertenti da citare che coinvolgono ormai buona parte delle amministrazioni europee hanno così favorito l’ascesa al potere di personaggi spesso discutibili e tutti con un solido background in spettacoli comici.

Se in Italia Beppe Grillo è riuscito nell’impresa di portare il suo movimento in Parlamento, sulla scena britannica invece, sta acquistando sempre maggior credibilità e popolarità Russell Brand. L’ex marito di Katy Perry, interprete di film quali Non mi scaricare o In viaggio con una rock star, l’uomo che ha dato a George Bush del “ritardato” e ad una festa di GQ si è fatto fotografare sul red carpet mentre faceva il saluto nazista, e che è andato vestito da Osama Bin Laden il giorno dopo l’attentato alle Torri Gemelle, è stato inserito come figura di rilievo in una delle classifiche di Prospect, uno dei più conosciuti ed apprezzati magazine britannici di politica.

Ad essere preoccupante non è tanto la presenza di Brand in classifiche che, essendo votate online, e solo da lettori di una particolare rivista, sono tutto tranne che rappresentative della popolazione in generale. Lo è invece il fatto di esser stato inserito nella classifica delle “persone più influenti del mondo”, preceduto da personaggi del calibro di Thomas Piketty (l’autore francese de Il capitale nel XXI secolo è al primo posto), Yanis Varoufakis (Ministro delle finanze greco), e Naomi Klein (in Italia l’autrice canadese è più famosa per il suo best seller No logo). Il comico britannico, per intenderci, si posiziona davanti a personaggi come Paul Krugman e Arundhati Roy.

Ad essere sorpreso per il posizionamento di Brand è stato perfino l’editore di Prospect, Bronwen Maddox che ha dichiarato: “La classifica è stata interamente votata dai lettori e non rappresenta il punto di vista di Prospect. [..] Noi avevamo proposto ai lettori una lista iniziale di 50 nomi e, data l’esposizione che Brand ha ricevuto dalla BBC e dal Guardian, pensavamo dovesse essere incluso.

In effetti, dopo la pubblicazione lo scorso anno del suo libro Revolution, Brand ha ricevuto sempre maggior attenzione da parte dei media britannici, fino ad essere invitato a talk show e dibattiti politici. Le sue opinioni sono radicali, contrarie al capitalismo, al voto, al sistema parlamentare attuale ed inneggiano ad una rivoluzione che “promuova la distribuzione del reddito e la spiritualità”. Secondo Brand infatti ci sarebbe un vero e proprio sistema di “tirannia aziendale, irresponsabilità ecologica e ineguaglianza economica” che andrebbe smantellato, non attraverso il voto (che favorirebbe il sistema) ma con una presa di coscienza popolare. Al suo posto dovrebbero essere create comunità anarco-egalitarie senza strutture centrali di potere, possibilmente – inoltre – che favoriscano la diffusione della cultura vegetariana.

Nonostante l’accozzaglia di idee per niente originali e l’unanime – feroce – stroncatura di tutti i giornali britannici (che l’hanno definito “illeggibile”), il suo libro ha avuto un discreto successo e gli ha garantito un certo seguito di pubblico, fino ad arrivare a chi – durante un Question Time della BBC- gli ha consigliato di candidarsi come parlamentare. L’ovvia risposta è stata che lui non ha alcun interesse a “mischiarsi con il sistema”. Meglio postare deliranti video, come quello che compare nell’home page del suo sito personale, in cui si invita alla rivoluzione per ovviare al terribile “fatto” che gli ultimi tre Presidenti degli Stati Uniti e l’attuale Primo Ministro inglese siano abituali utilizzatori di droghe mentre la maggior parte delle carceri scoppia a causa degli incriminati per spaccio.

La possibilità che messaggi del genere diventino virali è uno dei rovesci della medaglia della diffusione capillare dell’informazione. Winston Churchill era solito dire che “il miglior argomento contro la democrazia è una conversazione di cinque minuti con l’elettore medio”; nel caso del video di Russell Brand ne basta uno e mezzo.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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