Il ruolo dei trentenni nel mondo dei Nativi Digitali

27/09/2014 di Luca Andrea Palmieri

La rivoluzione digitale porta immensi vantaggi, ma anche grandi rischi. La generazione di mezzo ha le risorse per comprenderli: non vanno sprecate.

Ormai la nostra società è immersa nell’era digitale. Non completamente – non da noi almeno – ma è innegabile che i prossimi anni vedranno sempre più un aumento dell’uso delle nuove tecnologie in ogni campo della vita umana. Eppure era, in termini storici, praticamente ieri quando, per vedersi, due persone dovevano prendere un appuntamento per telefono – fisso – e sperare che non vi fossero intoppi, con l’unica alternativa di tornare a casa. La tecnologia dei cellulari è esplosa negli anni ’90, la rete veloce a cavallo degli anni 2000. Il passaggio del millennio è importante, perché fa si che si sia creata una generazione di trentenni oggi il cui ruolo è molto importante in questo passaggio, rispetto ai nativi digitali.

Che cosa voglio dire quando parlo del ruolo dei trentenni nell’era digitale? Il punto è che i trentenni (quelli che sono chiamati coloni digitali) sono in un certo qual modo in una terra di mezzo. Sanno cosa significava la vita prima di internet e dell’iper-digitalizzazione, e sono stati i primi protagonisti del boom delle nuove tecnologie. Il trentenne, “colono digitale” conosce bene il mondo di vent’anni fa – un mondo che, a livello di sviluppo delle tecnologie della comunicazione, sembra essere lontano un secolo. Chi è cresciuto negli anni ’90 ha visto l’arrivo dei cellulari, poi degli sms. Ricorda i modem a 56k e il  rumore infernale di quando si connettevano. Ha visto il passaggio da un epoca in cui la musica si fruiva grazie a Mtv e ai negozi di dischi, fino alla rivoluzione di Napster e del peer to peer prima e dell’iPod poi. Ha visto internet diventare mano mano più veloce, passando dagli scambi al secondo di kilobyte fino ai megabyte odierni. Soprattutto, ha visto la più grande rivoluzione, quella dell’Adsl flat a connessione perpetua e delle reti wireless: un cambiamento che può sembrare per lo più tecnico, ma che ha cambiato radicalmente il modo di fruire il web e tutto il sistema delle comunicazioni elettroniche. Senza questa rivoluzione oggi non avremmo il cosmo tecnologico-sociale che ci circonda, fatto di smartphone e Facebook, tablet e Google, ultrabook e cloud.

Inutile girarci intorno: l'iPod ha rivoluzionato il concetto stesso di fruizione della musica, eliminando dal lettore la necessità del supporto fisico
Inutile girarci intorno: l’iPod ha rivoluzionato il concetto stesso di fruizione della musica, eliminando dal lettore la necessità del supporto fisico

Il problema di ogni rivoluzione tecnologica è il suo assorbimento. L’idea di fondo è che questo sia un periodo particolare nella storia dell’umanità, perché mai prima d’ora lo sviluppo di un certo campo si è caratterizzato per un tale mix di penetrazione nella società e di velocità di sviluppo. Eppure anche la rivoluzione industriale, divisa in due fasi e su tempi molto più lunghi, ha avuto i suoi problemi di assorbimento. Si pensi inizialmente ai diritti e alle condizioni di lavoro degli operai. Il problema dell’inquinamento atmosferico e del riscaldamento globale, poi, è una questione relativamente recente, esplosa proprio quando la rivoluzione industriale ha avuto il suo culmine, e siamo entrati nell’epoca capitalista e basata sulla produzione in cui ci troviamo oggi.

Le conseguenze della rivoluzione digitale non sono percepibili alla stregua di quelle appena citate: non c’è gente che lavora 20 ore al giorno per produrre le connessioni (si perdoni l’assurdo), né, almeno per ora, c’è la percezione che l’aumento delle reti wireless possa avere conseguenze devastanti sul clima e sull’ecosistema. Eppure c’è un altro punto di vista, molto meno controllabile, su cui la questione si pone, ed è quello sociale, dei rapporti interpersonali e del rapporto col mondo.

E’ in questo senso che i trentenni di oggi, quarantenni e cinquantenni di un domani, hanno un ruolo essenziale. Perché i problemi di assorbimento di questa rivoluzione rischiano di colpire il funzionamento stesso della società. Il tema più classico è quello della sostituzione dei rapporti interpersonali con quelli a distanza, col problema dell’isolamento e delle sociopatie. Ma anche l’immensa fruibilità di dati su internet porta una serie di problemi non da poco: il primo è quello della morte del nozionismo: perché dovrei imparare a memoria le cose, se con un click posso accedere a tutti i dati che mi servono? E’ un ragionamento pericoloso, che rischia di ridurre e standardizzare la conoscenza e le capacità critiche, nonché di colpire il “saper fare”. Ancora peggio è il problema del filtro alle informazioni: nel marasma di articoli e notizie reperibili on-line, è sempre più difficile fare distinzione tra il vero e il falso. Lo vediamo tutti i giorni con i complottismi, più o meno seri, che attraversano la rete e attirano percentuali crescenti di persone. Cultura e forte spirito critico sono la soluzione ideale al problema, ma non nascono certo da sole. Quel che serve è una guida.

Attualmente in Italia il problema non è vissuto con grande forza. Motivo è la bassa digitalizzazione del nostro paese. Un paese come questo, la cui struttura demografica è spostata verso l’anzianità, ed in cui non si è lavorato molto per l’assorbimento delle nuove tecnologie, ora come ora si pone per lo più il problema opposto: quello di un paese che rischia di vedere rallentato il proprio sviluppo economico dall’assenza degli effetti positivi della digitalizzazione, che sinteticamente esprimiamo nella riduzione drastica delle distanze, sia fisiche che temporali.

Eppure il problema, possiamo starne certi, si presenterà. Ogni giorno persone muoiono, ogni giorno altre  nascono. Queste ultime sono a tutti gli effetti nativi digitali che, un domani, sfrutteranno fin da subito le nuove tecnologie – i dati Istat parlano di un primo approccio intorno ai 5 anni, e a un approccio crescente a partire dai 10. Spesso manca senza una “guida all’uso” che permetta di comprenderne la portata. La generazione dei “trenta” è quella che meglio di tutte conosce il passaggio, sa cos’è la vita senza l’illusione di iper-connettività della rete e che allo stesso tempo conosce la situazione di oggi. E’ da questo gruppo che deve partire la capacità di insegnare a fruire del mezzo, ad usare la rete sfruttando al meglio il suo potenziale ma evitando i rischi. Sono inclusi praticamente tutti: nuovi genitori, insegnanti, divulgatori di qualsiasi genere e persino politici.

La questione è molto più importanti di quanto sembri, soprattutto vista la sbornia euforica che accompagna ogni grande avanzamento tecnologico: se non si riuscirà a creare questo filtro, allora le conseguenze sociali potrebbero essere molto più problematiche di quanto non siamo oggi disposti a immaginare.

The following two tabs change content below.

Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
blog comments powered by Disqus