Roma(nzo) criminale

05/12/2014 di Francesca R. Cicetti

L’hanno chiamata operazione «Mondo di mezzo» perché l’Italia è tutta un Mondo di mezzo. Una zona grigia dove il sopra e il sotto si incontrano per scambiarsi favori. Invece, il Mondo di mezzo dovrebbe essere disabitato

Roma e Mafia, la caduta dell'impero

Un bel giorno l’Italia si è svegliata e ha scoperto che l’ultimo re di Roma non è Tarquinio il Superbo, ma l’ex Nar Massimo Carminati. È il re della Roma criminale. Alcuni cortigiani se li porta dietro dalla militanza nel Movimento Sociale e in AN, altri alfieri vengono dagli squadroni neri, duchi e marchesi sono invece insospettabili. Dalla politica di ogni schieramento, destra o sinistra, dall’alta finanza, dalle banche e dalle amministrazioni. L’operazione che ha scoperchiato il suo impero si chiama per questo «Mondo di mezzo», quella striscia di terreno che collega legalità e illegalità, mafiosi e brava gente.

Un brutto giorno l’Italia si è svegliata e ha ricordato che Carminati non è solo un personaggio di una serie televisiva in ventidue episodi, ma anche la cupola di una organizzazione criminale. In tivù ha gli occhi belli e una vena filosofica, nella realtà è solo un delinquente. Reticenza, ricatto, asservimento: una scalata al potere per arraffare con gli artigli appalti e servizi della capitale. Nel giardino di questa sua corte deve esserci un albero di pero, da cui siamo tutti inevitabilmente caduti.

Così, con gran clamore, questi signori si armavano di spranghe e di giudizi contro i centri di accoglienza per emigrati, e dai centri di accoglienza guadagnavano la loro fortuna. Si riempivano la bocca di parole e le tasche di soldi. Alla stessa maniera funzionava per i campi nomadi, dimenticando, in uno slancio di egalitarismo, tutti i loro pregiudizi. Gli immigrati fanno fare più soldi della cocaina. Guadagnavano da tutto, persino dalla spazzatura. Forse perché in quel contesto si sentivano a casa.

E mentre noi dibattiamo del petto nudo di Matteo Salvini in copertina, delle interviste con microfono o senza microfono e della patente giornalistica di Barbara D’Urso, scopriamo che la capitale è malata dentro, alle fondamenta. E che il sistema politico ancora una volta delude. Il re, col suo entourage che vanta nomi graziosi, ha messo in piedi un progetto legato sì ad altre organizzazioni, ma autoctono, del tutto originale. Comunque, dicono in giro, la mafia a Roma non esiste.

L’hanno chiamata operazione «Mondo di mezzo» perché l’Italia è tutta un Mondo di mezzo. Una zona grigia dove il sopra e il sotto si incontrano per scambiarsi favori. Dove l’illegalità e la corruzione prosperano, piantano i semi del disfacimento e guardano in disparte crescere la quercia della malavita. Dove la politica attira criminalità come le api con il miele, rovinando e sfiduciando una delle cose più belle che possediamo: la democrazia.

Invece il Mondo di mezzo dovrebbe essere disabitato. Dovrebbe essere un deserto di rocce, un cimitero desolato, una tomba per la delinquenza e per la mafia. Dovremmo esserci stancati di sentire sempre la stessa storia, la stessa disonestà, la stessa corruzione. Di parlare ancora di Banda della Magliana, come se non fosse trascorso neppure un giorno. Se non si cambia verso, il prossimo sindaco che eleggeremo sarà Al Capone.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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