Roma rottamata: Orfini commissaria Marino e caccia Sel

28/07/2015 di Edoardo O. Canavese

Il Campidoglio si prepara al grande rimpasto: nuova giunta, nuovi volti, soprattutto nuova guida politica, Orfini. Sarà lui il responsabile della fase due della giunta Marino, estremo tentativo per evitare l’opzione preferita da Renzi: il commissariamento di Gabrielli.

La notizia è che Renzi, di quanto sta accadendo a Roma, non è per nulla convinto. Il segretario democratico ha individuato nella gestione Marino una delle falle più grosse dalla quale il Pd sta perdendo consenso e avrebbe voluto sbarazzarsene, fin dallo scoppio dello scandalo di Mafia Capitale. Probabilmente ci ha anche provato, attraverso pressioni, dichiarazioni e infine dimissioni di assessori comunali. Tutto inutile, Marino resta in sella. E Renzi scarica su Orfini la responsabilità del destino della giunta capitolina. In effetti è il presidente dem, commissario politico di Roma, ad aver disinnescato l’ipotesi dimissioni per il sindaco. Un atto troppo grave, a soli due anni dall’elezione, che avrebbe compromesso l’immagine del Pd a Roma. Meglio azzerare la giunta e ricominciare da capo, tentando di riscattare Marino ma soprattutto il Pd, è il ragionamento di Orfini. Renzi storce il naso, ma dà la sua benedizione, tenendo pronta il suo asso nella manica: Franco Gabrielli, oggi prefetto della Capitale.

Nel piano di Orfini, il rilancio di Roma, del suo sindaco, del suo partito passa per due tappe. Primo, azzerare la giunta. Inutile continuare ad insistere in una quotidiana operazione tappabuchi, a margine delle quasi quotidiane dimissioni di assessori, buoni solo per amplificare l’immagine di un governo cittadino schizofrenico. Meglio tirare una riga e ricominciare da zero. Secondo, imporre donne e uomini che, prima ancora che a Marino e al Pd romano, rispondano al partito nazionale. In questi mesi uno dei nodi di più duro contrasto tra il sindaco e il suo partito è stato rappresentato proprio dai nomi, e dall’influenza del secondo sul primo nella loro scelta. Con il rimpasto del Campidoglio, Orfini esce dall’ambiguità e mette nero su bianco l’arrocco tra sé e Marino che porta il Pd ad un commissariamento politico del comune capitolino. Un’operazione artificiosa e innaturale, per quanto necessaria, che ha reso necessario il sacrificio dell’alleanza con Sel.

Il secondo capitolo della fin qui travagliata storia dell’amministrazione Marino avrà un cast tutto democratico. La partecipazione di Sel, con cui il Pd s’era presentato insieme alle comunali del 2013 è stata archiviata, e per tutta risposta il partito di Vendola ha promesso di un appoggio solo esterno alla nuova giunta. Tradotto, ogni provvedimento sarà oggetto di scrupoloso esame, al di fuori di ogni logica di alleanza. I numeri della maggioranza in consiglio comunale si fanno potenzialmente risicati, ma il controllo orfiniano della giunta non era compatibile con un presenza extra-dem negli assessorati. L’ennesimo divorzio a sinistra, tutt’altro che confortante per Renzi, che già a maggio ha assistito alla sconfitta in Liguria in luogo di duri contrasti con la parte mancina del partito. E che presto dovrà fare i conti con un altro dossier comunale, quello milanese, dove l’alleanza tra Pd e Sel risulta fondamentale per il mantenimento della città in mani democratiche.

La casella più scottante dello scacchiere romano è senz’altro l’assessorato dei trasporti. Qui si intrecciano gli emblematici vizi capitali, dal pasticcio tra affari e famelici appaltatori della Metro C alla Caporetto della trasporto pubblico messa in ginocchio dai disservizi.  Dopo tanti nomi ed altrettanti, la scelta è caduta su Stefano Esposito, homo novus della politica capitolina, essendo democratico torinese. Un “forestiero”, pro-Tav, commissario del Pd di Ostia, giovane turco, amico di Marino. Personalità forte, dunque, soprattutto uomo di Orfini, che possa calarsi in un contesto estraneo per accelerare sull’opera di repulisti. Il profilo di Esposito corrisponde in tutto a quello dell’ideale assessore della nuova giunta, che garantisca per il partito e per i suoi vertici. Il vicesindaco sarà Marco Causi, già assessore di Veltroni, con delega al bilancio, cui si aggiungono Luigina Di Liegro al turismo, carica già ricoperta a livello regionale, e Marco Rossi Doria alle Periferie, ex sottosegretario nei governi Monti e Letta. Nomi competenti ma leggeri, che impegnino il Pd ma fino ad un certo punto, che permettono una seconda possibilità all’amministrazione Marino senza scongiurare l’estrema ratio: il commissariamento del Comune.

The following two tabs change content below.

Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
blog comments powered by Disqus