Roma, ritorna l’arena al Colosseo, questa volta senza leoni

25/04/2015 di Laura Caschera

Luogo di divertimento sia per i notabili che per la plebe, campo di battaglia per i gladiatori e le bestie feroci, in un panorama unico al mondo, l'Anfiteatro Flavio, meglio conosciuto come Colosseo, può essere considerato uno dei protagonisti delle cronache di questi giorni.

Colosseo Arena

 Il Ministro per i Beni e le Attività culturali Dario Franceschini ha annunciato, durante il discorso conclusivo del XIX Convegno del FAI, la sua intenzione di rendere più accessibile il simbolo della romanità. “Ricostruire l’arena del Colosseo com’è stata fino all’Ottocento è un modo per tutelare il monumento”, e renderlo, innanzitutto, più comprensibile agli occhi dei visitatori, cittadini romani e turisti affamati di cultura. La ricostruzione dell’arena, oltre che da un punto di vista culturale, è vista dal ministro anche come un’operazione che non sarebbe azzardato definire di “finanziamento”: ha precisato infatti Francescini come, con tale grande opera, si potrebbero allestire rappresentazioni uniche al mondo, “con diritti tv sufficienti per restaurare tutta l’area archeologica centrale”.

L’idea era stata già lanciata dal Ministro con un tweet del novembre scorso, dove si riprendeva il progetto dell’archeologo Daniele Manacorda. Il programma del professore prevede la ricostruzione in legno del piano del calpestio, in modo da rendere di nuovo percorribile l’arena. Inoltre, è prevista la possibilità di realizzare il museo dei sotterranei, ora a cielo aperto. Basta confrontare la stessa foto della veduta del Colosseo, ma con più di 100 anni di distanza, per rendersi conto di come il panorama appaia effettivamente diverso, con una visuale dell’intero monumento senza dubbio più limpida e aperta. L’idea di Manacorda è apparsa a chiare lettere in un suo articolo pubblicato sulla rivista Archeo, dove scrive: “Le vecchie vedute ottocentesche ritraggono ancora il Colosseo con la sua bella arena viva perché calpestabile, e quindi privatamente o pubblicamente usabile o usata. Poi è successo qualcosa. Piano piano, a cavallo tra il XIX secolo e il XX secolo, l’arena è stata progressivamente scoperchiata”.

Un’infinità di dati archeologici sono andati perduti ma, con il progredire delle tecniche, tanti altri dati sono stati raccolti, ed oggi, come sottolinea il Manacorda “i sotterranei del Colosseo sono una fonte ancora inesaurita di ‘racconti’ ”. Il progetto ambizioso, allora, vorrebbe proteggere questi ricordi di civiltà, per i quali tanto lavoro si è fatto, e preservarli dalle mutevoli condizioni atmosferiche e dall’incuria dei visitatori. Della stessa opinione il presidente del consiglio superiore dei Beni culturali Giuliano Volpe, che, con un intervento nello stesso convegno del FAI, ha sottolineato come, per la concreta fruizione di meraviglie come le grandi aree archeologiche di Roma, sia necessario “un racconto che renda la complessità senza banalizzare”. “Bisogna evitare i conservatorismi, servono ricostruzioni, anastilosi, strumenti che aiutino la comprensione e la fruizione”, ha precisato ancora Volpe, ponendosi in netta contrapposizione con chi spinge per trasformare l’area archeologica centrale in un grande parco archeologico.

A margine di ciò, come dimenticare le grandi iniziative che vedono l’Anfiteatro Flavio ancora protagonista delle attività della capitale? Infatti, dopo il raggiungimento di un accordo sindacale, si è ottenuto che il Primo maggio il Colosseo rimarrà aperto al pubblico. I visitatori potranno ammirare il sito archeologico dalle 8 e 30 alle 18 e 15. Porte aperte anche agli scavi di Ostia antica e alle Terme di Caracalla, per citare alcune tra le aree archeologiche protagoniste della straordinaria iniziativa. Entusiaste le parole del Soprintendente speciale per il Colosseo, il Museo nazionale romano e l’area archeologica di Roma, Francesco Prosperetti: “siamo contenti di questo obiettivo, che come è noto dipende da accordi che si fanno anno per anno, legati alla disponibilità delle persone”. E ricorda che, dato il periodo di crisi, forse la gente ha accettato più di buon grado l’idea di lavorare in un giorno che, fino a pochi anni fa, veniva tenuto e conservato come baluardo di un’intera generazione di lavoratori, il giorno del picnic di tutta la famiglia, delle ville cittadine piene di ragazzi e genitori con un pallone in mano, dei litorali di Ostia e Fregene brulicanti di folle rubate ad attimi di città.

 

Ed allora ci si accorge che qualcosa è cambiato, la società impone delle rinunce e offre braccia a chi sente di poter sacrificare il suo riposo per un giorno di paga in più. Proprio questa generazione è quella scelta per la rivoluzione del Ministro Franceschini, quella che ha più bisogno di avvicinarsi nuovamente alla cultura e alle eredità del passato, e quale migliore occasione se non quella di ripartire dal cuore e dal simbolo della città eterna? Se il progetto andrà in porto, quindi, quello che in questi anni è stato un luogo tra i più visitati al mondo, per il passato che rappresenta, tornerà ad essere un luogo vivo di intrattenimento per il pubblico. Ma se nei fasti dell’epoca romana i protagonisti erano gladiatori che rischiavano la vita in cambio del riscatto, oggi la grande arena potrà rivivere con spettacoli, ci auguriamo di grande valore culturale. Ma una cosa è certa: non ci saranno spargimenti di sangue!

 

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Laura Caschera

Nasce a Roma nel 1990. Si diploma al Liceo Classico “Luciano Manara” e nel 2014 si laurea in Giurisprudenza presso la facoltà “Roma Tre”. Coltiva da tempo la passione per l'arte, la musica e lo spettacolo. Ha frequentato la scuola romana di teatro “Teatro Azione”
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