Roma post Marino: chi guiderà la città eterna?

09/10/2015 di Luca Andrea Palmieri

Elezioni subito o Commissario per il Giubileo? Chi candiderà il centro-sinistra? Il centro-destra sarà in grado di compattarsi intorno a un candidato forte? E il Movimento 5 Stelle, grande favorito, saprà sfruttare il suo (potenziale) capitale elettorale? La questione di Roma porta molte domande: proviamo a dargli una risposta

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Cala dunque il sipario sull’esperienza da sindaco di Roma di Ignazio Marino. Il chirurgo venuto dall’America per riportare l’onestà nella capitale è caduto su una serie di scontrini, qualche cena in famiglia pagata con la carta di credito del Comune e ingenuamente giustificata come di rappresentanza, salvo smentite dei supposti diretti interessati. Ci si avvia dunque alle elezioni nella città, che sì è eterna, ma mai come in questi anni ha dovuto lottare contro una decadenza quasi incessante.

Decadenza che, per inciso, di certo non è responsabilità di Marino, che si è trovato ad ereditare problemi enormi, alcuni dei quali gli sono semplicemente esplosi tra le mani. In qualche caso l’ormai ex Sindaco ha fatto il possibile. In altri ha mostrato una debolezza amministrativa che certamente non l’ha aiutato nell’immagine con una cittadinanza, quella romana, di certo non facile da amministrare.

Elezioni sì, ma quando? – Non subito, in realtà. Probabilmente in primavera. Non dimentichiamo infatti che il Giubileo è alle porte. La decisione del Papa di indirlo, straordinario, arrivò inaspettata, e ha colto la città impreparata. Non è un caso, a proposito di problemi amministrativi, che alla fine ad occuparsi dell’evento sia il prefetto Franco Gabrielli, commissario straordinario alla sua gestione, ed ora grande favorito come guida per il periodo giubilare dell’intera città. Una figura messa là proprio nel timore della debolezza della giunta Marino, con il Vaticano (che di certo non è stato un grande sostenitore del Sindaco) piuttosto preoccupato per l’organizzazione dell’evento. Se si volesse arrivare al Giubileo con un nuovo primo cittadino, sarebbe necessario organizzare le elezioni al volo, farle, e procedere con un insediamento lampo di Giunta e Consiglio, col rischio che, nel mentre che queste prendono confidenza con tutti i dossier, nel frattempo si scateni il caos.

Toto-candidature – Intanto impazza la ricerca dei possibili candidati delle principali forze politiche. Voci di corridoio citano un Renzi pronto a scegliere di persona il nome del Pd da proporre. Ma, se le premesse appena citate si riveleranno realistiche, ci vorrà tempo prima che questo processo porti al nome definitivo. Intanto già riecheggia un no secco alle primarie, che ha subito portato qualche critica. Ma in effetti, in un periodo in cui il Partito Democratico romano è commissariato dal Presidente nazionale Matteo Orfini, con una riorganizzazione generale in atto volta – quantomeno nelle intenzioni – ad una pulizia totale degli interessi iper-particolari che si sono consolidati negli anni nella gestione del livello locale, pensare di organizzare una competizione interna è difficile, per non dire pericoloso. D’altronde è per questo – oltre per la più ovvia questione dell’alternanza di governo, dopo un capitombolo del genere, che la principale forza di centro-sinsitra a Roma è la più sfavorita ad oggi.

Una corsa a perdere? I nomi del centro-sinistra – I sei mesi del Giubileo potrebbero permettere al centro-sinistra romano di respirare, dandogli il tempo di riorganizzarsi, aprendo la pista alla scelta (e magari della costruzione) di un candidato forte. A legger le indiscrezioni, il sogno segreto di Renzi sarebbe lo stesso Gabrielli, al termine della sua esperienza commissariale. Ma il prefetto avrebbe già detto di no, forte della grande stima negli ambienti amministrativi che lo vedrebbero grande favorito come prossimo capo della Polizia. Alternative politiche non mancano, in realtà: si è parlato di Roberto Giachetti, stimatissimo vice-presidente della Camera, di formazione Radicale, romano e piuttosto coperto, vista la sua importanza in Parlamento, del cui funzionamento è uno dei massimi esperti. O Marianna Madia, il Ministro della Pubblica Funzione che fu tra i primi a denunciare i problemi del sistema Pd romano. Ma nessuno dei due sembra entusiasta di imbarcarsi in un’avventura che, allo stato attuale, sembra destinata alla sconfitta. Lo stesso vale per alcuni esterni alla politica, come l’AD di Finmeccanica Mauro Moretti e il presidente del Coni Giovanni Malagò. Da valutare la posizione dell’ex magistrato ed ultimo assessore alla legalità Alfonso Sabella, uno dei più affranti, a legger le cronache, per la fine di Marino. Riflessioni possono esserci anche su personalità importanti ed ancora più ingombranti, come Fabrizio Barca (che ha scritto in queste ore un documento in cui si dice preoccupato per la continuazione del processo di pulizia dell’apparato amministrativo romano) e Raffaele Cantone. Sono questi probabilmente i nomi più forti del centro-sinistra, ma, va detto che la stampa in queste ore ne ha snocciolati a decine: difficile capire cosa passi per la testa della dirigenza del Pd a così poche ore dalla bomba delle dimissioni, e con tanti nodi da sciogliere.

Le possibilità del centro-destra – Dalle parti dell’asse Berlusconi – Salvini, dopo le esultanze delle ultime ore delle destre romane, è tempo di portare avanti serie riflessioni. Nonostante i favoriti restino i candidati 5 stelle (ne parleremo a breve), in realtà le porte non sono del tutto chiuse al centro-destra, nonostante la disastrosa gestione Alemanno sia ancora una ricordo fresco. La chiave di tutto è la stessa che può dare forza – a guardare i sondaggi – al cdx nazionale: restare uniti, intorno a un nome che possa avere un carattere “ecumenico”. Caso vuole che quel nome ci sarebbe pure, ed è Alfio Marchini. L’imprenditore, nel 2013, si candidò senza l’appoggio di nessun partito, con una lista civica, e prese oltre il 9%. Girano da tempo voci di corridoio che lo vedono in accordi con Berlusconi per un eventuale appoggio nel momento della caduta di Marino. Il nome è forte ed è ben visto negli ambienti romani: con un appoggio di tutto il centro-destra potrebbe avere buone chance di arrivare quantomeno al ballottaggio, dove tutto sarebbe poi possibile.

Il problema è proprio l’unità della coalizione. Pare che Salvini abbia già lanciato il nome della sua principale alleata politica a sud del Po, quella Giorgia Meloni, romana della Garbatella, che non ha mai fatto mistero che si vedrebbe volentieri in scrivania al Campidoglio. Ma che in queste ore non si è ancora espressa riguardo una propria candidatura. La Meloni, va detto, si porterebbe dietro lo spettro di Alemanno, suo compagno di partito, cosa che rischierebbe di indebolirla non poco. E non è detto che tutto il centro-destra, specialmente la parte moderata, apprezzerebbe la sua discesa in campo.

La prova di maturità dei 5 Stelle? – Grande favorito, come accennato, è il Movimento 5 Stelle. Il partito di Grillo e Casaleggio è dato primo in tutti i sondaggi, forte della propria “verginità” all’interno dell’amministrazione romana, ormai percepita come corrotta a tutti i livelli. In effetti, il vero nemico degli stellati sono loro stessi. Perché, se si dovesse fare solo un discorso di partiti, la loro vittoria sarebbe scontata. Ma c’è da considerare che le elezioni dei sindaci gravitano moltissimo intorno alla leadership della candidatura. Di personaggi come Alessandro Di Battista e Roberta Lombardi la capacità amministrativa va tutta verificata, ed è reale il pericolo che cadano nello stesso equivoco che ha indebolito Marino. Ma si tratta di volti conosciuti che potrebbero convincere la cittadinanza, anche se il regolamento del Movimento prevede che chi è già titolare di una carica elettiva non possa candidarsi ad altri ruoli.

E’ il paradosso del loro stesso messaggio politico: l’intenzione di portare avanti un sistema politico nuovo rischia di essere contemporaneamente un loro limite e punto di forza. Soprattutto dato come si scontra con il leaderismo intrinseco nella natura della politica oggi. Il rischio è che, se le consultazioni interne portassero alla candidatura di un nome poco noto – a meno che non mostri grande carisma – con le altre forze politiche che riuscissero a raccogliersi intorno a candidati forti, il grande patrimonio di fiducia di cui Grillo e i suoi ora godono potrebbe andare logorato. Difficile però dire quanto rischi di mettere in difficoltà la loro cavalcata, allo stato attuale. Fatto sta che per il Movimento 5 Stelle l’occasione è di quelle da non perdere: una buona gestione della costruzione della campagna elettorale può portarli al primo vero e grande banco di prova in un’esperienza amministrativa, dopo che nelle prime (soprattutto a Livorno e Parma) non sono mancate le difficoltà.

Intanto sui media schizzano come in una girandola impazzita affermazioni e ipotesi su quelle che potrebbero essere le conseguenze più dirette della questione romana. Sono girate voci, con tanto di virgolettati, riguardo l’intenzione di Marino di “Buttare giù” tutti i coinvolti nelle problematiche di gestione del Comune, a partire dai casi Coratti e Odevaine (c’è il sospetto che vittima potrebbe essere Veltroni, per la verità già fuori da tempo dal centro della scena politica). C’è chi ha parlato persino di un libro, basato sugli appunti presi dall’ex Sindaco. Molto dipende dai nomi che potrebbero venire svelati e da come la questione si svilupperebbe, ma potrebbe essere un’altra patata bollente non da poco per un Pd già in difficoltà a Roma. Fatto sta che lo stesso Marino, stamattina, ha smentito i virgolettati, come scritto dal Corriere della Sera, che però li tiene ancora in home. Clickbait o segno, forse, che un qualche dialogo col governo forse esiste ancora (non a caso, tra i pochi a contattare il sindaco, ci sia stato il renzianissimo Delrio).

Fatto sta che la situazione è ancora molto fluida, e prima di avere delle risposte servirà un po’ di tempo. Fatto sta che resta l’impressione di una città la cui gestione sia una trappola. E probabilmente chi ha più ragione è Carlo Verdone: l’attore e regista romano, ha detto la sua sul prossimo sindaco: “Chiunque sarà eletto, non farà miracoli. Roma è la tomba dei sindaci. E’ troppo grande e ha troppi problemi”. “Roma è la tomba dei sindaci”, ha concluso. Come dargli torto?

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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