Roma Capoccia, der mondo infame

17/06/2015 di Ludovico Martocchia

Una città alla deriva, una Capitale senza una guida, Roma va verso le elezioni anticipate. Questa è la situazione, tra l’inchiesta su Mafia Capitale e le dichiarazioni di Renzi che spiazzano il sindaco Marino.

Tra le decine di arresti nell’ambito dell’inchiesta Mondo di Mezzo e i milioni di euro sequestrati su provvedimento del Tribunale di Roma, tra i tre anni di patteggiamento richiesti da Salvatore Buzzi e le insinuazioni di Matteo Renzi sul sindaco Ignazio Marino (“fossi in lui, non starei tranquillo”), nella Capitale si sta consumando una faida, che potrebbe portare allo scioglimento della giunta comunale e a nuove elezioni. E la paura tra i dirigenti del Pd romano si fa sentire, sia dal lato della giustizia, perché li vede coinvolti nel malaffare, sia dal punto di vista politico, che potrebbe portare alla sconfitta elettorale a vantaggio delle opposizioni, M5S e Alfio Marchini in testa.

Al centro del sistema di spartizione di denaro sporco, di corruzione e degli appalti truccati si colloca proprio l’uomo delle cooperative, Buzzi, capo indiscusso della coop 29 giugno. L’associazione sin dagli anni Ottanta era ben vista dalla sinistra e dalla Dc. Ora sono uscite le intercettazioni e la sua fama è crollata. Come quella di Buzzi, che garantiva come fosse più remunerativo fare soldi con gli immigrati rispetto alla droga. Colui che, insieme con l’altro boss di Mafia Capitale, Massimo Carminati, pensava di mangiarsi Roma arrivando a controllare addirittura il Campidoglio. Diceva: “I consiglieri regionali devono sta’ ai nostri ordini”. Eppure non è solo una considerazione speranzosa, quella di Salvatore Buzzi: la politica romana è collusa con la criminalità. Sta cercando di dimostrarlo il gip Flavia Costantini, che ha portato alla seconda ondata di arresti lo scorso 4 giugno. La lista dei politici indagati e coinvolti si allunga, comprendendo consiglieri comunali, un ex sindaco del centro-destra e un ex capo gabinetto di centro-sinistra. Ecco le larghe intese di Mafia Capitale, che giustificano in modo preoccupante i luoghi comuni  “siete tutti uguali” e “tutti a casa”.

Tutti a casa. Le probabilità ci sono. Lo ha fatto capire ieri Matteo Renzi, mettendo alle strette il primo cittadino, ormai barcollante sulla poltrona più scottante del Campidoglio. Lo chiedono a gran voce i cinque stelle, che in questo momento possono avere la speranza di governare la città. Qualcuno li dà al 30 per cento. Bisognerà vedere se saranno in grado di proporre un candidato non solamente pulito – come già avviene – ma anche in grado di creare una giunta capace di gestire le tante, troppe, emergenze del comune. La campagna elettorale è iniziata, si inserisce in una situazione difficile per la Capitale: sempre più sporca, sempre più trafficata anche a causa di lavori infiniti come quelli della Metro C, sempre più senza una guida autorevole in grado di ridare fiducia ai cittadini. Ed eccoli, questi ultimi, che sono esausti,  per colpa della gestione dei campi Rom e dell’immigrazione, fino ad arrivare ad una mobilità, che definire bloccata è solo un eufemismo.

Per tutti questi motivi, Roma è la traduzione di un’Italia in piccolo, che soffre di problemi etici e tecnici, dove la questione sociale è il dilemma più grave, ma che non viene affrontato. Se sono passati sindaci democristiani, neofascisti, ex chirurghi e novelli registi, ora toccherà ad uno leghista? Anche in questo caso le probabilità ci sono. Se andasse in porto l’alleanza tra le destre estreme (con in testa Casa Pound) e la Lega di Matteo Salvini, vedere un primo cittadino del genere forse sarà ancora improbabile, oggi. Ma certo non impossibile.

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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