Il Rojava si dichiara entità autonoma: preludio ad una Siria federale?

18/03/2016 di Michele Pentorieri

Dura la condanna di Ankara, mentre Mosca non disdegnerebbe l’opzione. Che, viste le recenti dichiarazioni rilasciate da Staffan de Mistura, sembra ad oggi l’unica percorribile.

Le autorità del Kurdistan siriano hanno dichiarato unilateralmente la creazione di un’entità autonoma nel Nord del Paese. La mossa ha ovviamente scatenato le reazioni più varie e può avere serie ripercussioni sui colloqui di pace di Ginevra. Ed è forse proprio sperando di vedere aumentato il proprio potere negoziale o addirittura di essere riconosciuto come attore vero e proprio nelle trattative che il Rojava ha deciso di giocarsi tutte le sue carte ora. Il territorio della Federazione comprende i 3 cantoni tradizionali (Afrin, Kobane e Jazira) e funge da cuscinetto tra la Turchia ed il resto della Siria. Il Rojava è di fatto amministrato già dal 2013 dal PYD e dalla sua ala militare, l’YPG, le unità di difesa del popolo viste da Ankara come continuazione in terra siriana delle azioni del PKK. Ad ogni modo, tramite il responsabile per le relazioni estere Idris Nassan, le autorità del Rojava hanno da subito fatto sapere che la mossa non è affatto un preludio allo smembramento della Siria, ma piuttosto un primo passo verso quella soluzione di uno Stato federale che sembra a molti oramai l’unico scenario possibile. Lo status della nuova regione, quindi, non si discosterebbe di molto da quello del Kurdistan iracheno, che ha raggiunto un certo grado di indipendenza dopo la caduta di Saddam. La mossa ha comunque preso un po’ tutti alla sprovvista: le prime ad esprimere il proprio disappunto sono state ovviamente Siria e Turchia, mentre gli Stati Uniti hanno fatto sapere che non riconosceranno aree semi-autonome all’interno della Siria a meno che la volontà popolare non sia chiara in tal senso. Al di là delle reazioni ufficiali, tutte più o meno negative, le considerazioni dei vari attori coinvolti nella questione sono disparate.

La reazione più veemente, come si poteva immaginare, è stata quella della Turchia. Come già detto, Ankara ufficialmente considera PYD ed YPG alla stregua del PKK, utilizzando l’antica e grossolana retorica che dipinge i curdi come un’entità unica ed omogenea per cercare di demonizzare il Rojava e coloro che lo amministrano. La paura più grande di Erdoğan è che la creazione dell’entità autonoma possa avere pesanti ripercussioni interne allo Stato turco, facendo acquisire vigore alla lotta del PKK. In ogni caso, la Turchia si è assicurata – con successo – che il PYD non partecipi ai colloqui di pace.

Su posizioni simili si trova ufficialmente la Siria, che ovviamente non vede di buon occhio la creazione di tale entità nel Nord del Paese, all’interno dei propri confini. Al di là delle dichiarazioni pubbliche, tuttavia, è probabile che Assad si stia interrogando sulla possibilità di mollare definitivamente la presa su quella parte di territorio che è praticamente impensabile ritorni sotto il controllo dello Stato centrale. In queste sue riflessioni è condizionato anche, e soprattutto, da Mosca, la cui posizione è sicuramente la più interessante, perché frutto di una sapiente commistione tra strategie militari e diplomatiche.

Sergei Ryabkov, vice-ministro degli Esteri russo, ha dichiarato lo scorso 29 Febbraio che una soluzione federale per la Siria è da tenere in conto. Pochi giorni fa Mosca ha annunciato il ritiro di gran parte delle sue truppe dal paese con l’intento specifico di aumentare il suo potere negoziale, ed è probabile che non abbia più voglia di sostenere il regime siriano ad ogni costo. In tale ottica, è probabile che Putin stia cercando di convincere Assad ad accontentarsi del territorio che gli è stato garantito dall’intervento russo e dell’impossibilità di ritornare allo scenario pre-bellico.

Oltre a quelle appena menzionate, sono da considerare le posizioni di altri 3 attori, per adesso leggermente più defilati. L’Iran ufficialmente sposa la linea turca, ovvero quella dell’integrità della Siria, ma in realtà la soluzione federale non è così apertamente osteggiata da Rouhani. Gli Stati Uniti sono impegnati in un difficile equilibrismo, cercando di sostenere l’YPG senza danneggiare irrimediabilmente le relazioni con Erdoğan. In realtà i miliziani curdi, che Washington voleva muovessero a sud per riconquistare Raqqa, sembrano semplicemente impegnati a consolidare il proprio territorio. Per tale motivo, l’YPG attacca postazioni dell’Is soltanto qualora quest’ultimo abbia basi nel Rojava – in particolare nel Nord-Est – ma si trova spesso in conflitto anche con altre fazioni, come l’esercito di liberazione siriano. Infine Staffan de Mistura, inviato delle Nazioni Unite in Siria, ha dichiarato che la divisione del Paese in tre Stati indipendenti (uno curdo, uno sunnita ed uno alawita) non è una soluzione praticabile, anche perché ciascuno finirebbe inevitabilmente sotto l’influenza di attori più grandi. Al contrario, il diplomatico ha fatto sapere che i partecipanti al processo di pace stanno valutando seriamente la strada del federalismo, che consentirebbe alla Siria di evitare lo smembramento.

Più che alla creazione di uno Stato indipendente, insomma, la dichiarazione delle autorità del Rojava sembra preludere alla nascita di una nuova Siria su base federale. Come ribadito dalle Nazioni Unite, sembra questa la strada più percorribile e meno dannosa. Si eviterebbe lo smembramento e lo shock socio-culturale che milioni di siriani avrebbero nel vedere la propria patria ridotta a 3 distinte entità indipendenti. Senza contare che i suddetti 3 Stati rischierebbero di finire ognuno in un’orbita diversa aggiungendo – qualora non ce ne fossero già abbastanza – altri contesti di crisi alla zona. Come detto, nemmeno il fronte filo-Assad sembra particolarmente contrario alla soluzione. Resta da convincere la Turchia, per la quale la creazione di un’entità autonoma curda è un’opzione da evitare a qualunque costo, onde evitare pericolosi tentativi di emulazione.

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Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
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