Rodin e l’anatomia del pensiero

16/02/2015 di Simone Di Dato

“Creò corpi che si toccavano in ogni punto e si allacciavano con la ferocia degli animali in lotta quando precipitano nel vuoto come una cosa sola; pesanti grappoli di figure dove la dolcezza del peccato saliva alle radici del dolore.” - Rainer Maria Rilke

Auguste Rodin

Rainer Maria Rilke fu probabilmente uno dei più appassionati estimatori di Auguste Rodin (1840-1917). Non solo per la sincera ammirazione e l’amicizia che li legò per un certo periodo, ma soprattutto perché nessuno ha mai interpretato la sua personalità e descritto la sua scultura con versi di sì profonda sensibilità e intenso coinvolgimento. Quando nel giugno del 1906 comincerà a scrivere una monografia sull’opera di Rodin (all’epoca sessantaduenne), facendogli visita quasi quotidianamente nella sua villa di Meudon, il poeta butta giù il ritratto di un uomo lontano dalla gloria, per prediligere quello dell’attesa che prelude alla maturazione del suo talento tra gesto artistico e dato emotivo, tessendo un racconto per ogni figura scultorea. Folgorato da quell’incontro, Rilke vide nello scultore il suo nuovo credo, il deus ex machina capace di tradurre l’invisibile in pura forza, il modello per eccellenza, la quintessenza dell’artista, arrivando a dire: “Rodin fece come Cristo con le genti, quando con un’elevata parabola purificava dalle loro colpe coloro che ponevano inquiete domande. Perfezionò un’intenzione della natura.”

Rodin, Le Penseur
Rodin, Le Penseur, 1880-1904.

E’ nella corrispondenza con Lou Salomè che però Rilke traccia un quadro più personale dell’artista, quasi a voler entrare nella sua mente, nella sua volontà, nella sua essenza. Racconta un uomo solitario, un artigiano avvezzo alla bellezza e sempre imperturbabile ai rumori e alle inquietudini che lo circondavano. “Egli porta dentro di sé – scrive – e nel profondo, la penombra, il riparo e la tranquillità di una casa, egli stesso era il cielo su di essa, il bosco attorno a la vastità e il grande fiume che sempre scorre. Che grande solitario è questo vegliardo; immenso in se stesso si erge ricco di linfe come un antico albero in autunno. E diventato insensibile e duro all’irrilevante, e se ne sta tra gli uomini come circondato da una antica corteccia. Ma si spalanca all’essenziale. Allora è apprendista e principiante e spettatore e imitatore di bellezze altrimenti sempre perdute tra dormienti, distratti e apatici”. Insomma, un uomo dedito al lavoro e ai segreti della scultura.

Michelangelo, Lorenzo de' Medici
Michelangelo, Lorenzo de’ Medici, duca di Urbino.

Proprio la scultura, largamente apprezzata presso il pubblico dell’Ottocento, ma considerata inattuale e in un certo senso invalidante e incapace di esprimere la pluralità della vita moderna, fu per lo scultore di Parigi il punto di forza, anche quando, in seguito a numerosi rifiuti e scetticismi, trovò modo di portare avanti studi ed esperimenti. Viaggiare a sue spese in Italia a tal proposito, simulando l’agognato Prix de Rome, l’esperienza fondante per un artista del suo tempo, dopo essere stato rifiutato al Salon del 1875, fu per Rodin una strategia alternativa e vincente, per continuare la sua ricerca di estremo realismo e rigore stilistico e tra Torino, Genova, Pisa, Firenze, Roma, Napoli, Siena, Padova e Venezia, ebbe modo di studiare l’opera di Donatello e Michelangelo. Ispirato proprio alla posa del Lorenzo de’ Medici di Michelangelo (della Sagrestia Nuova di San Lorenzo), tanto quanto alla potente muscolatura del Torso del Belvedere è “Il Pensatore”, probabilmente insieme alla “Porta dell’Inferno”, l’opera più celebre del maestro. Quando fu inaugurata a grandezza monumentale davanti al Panthèon di Parigi nel 1906, la figura concepita come un Dante giudice della sorte dei dannati non era estranea al pubblico dato che dominava in scala ridotta la proprio la Porta dell’Inferno. Una volta abbandonata l’aura di poeta medievale, al Pensatore furono attribuiti significati più vaghi e universali ergendosi a simbolo dell’ideologia di Rodin, maestro nell’esprimere la molteplicità di sentimenti e pensieri di un uomo intento alla riflessione, “il nostro fratello di sofferenza, di curiosità, di gioia”.

Rodin, L'Eternel Printemps
Rodin, L’Eternel Printemps, 1884.

Altro grande classico, tra i più amati di Rodin, è “L’Eterna Primavera”, realizzata nel 1884. Pensata come l’unione di una figura studiata a partire dalla modella Adele Abruzzesi per la Porta dell’Inferno a un’altra figura maschile in una posa complicata e teatrale, l’opera unisce i due amanti in un abbraccio, pur nelle due posizioni diverse: la donna sospinta dal vento e l’uomo che galleggia nel vuoto. Anche qui tra instabilità, disarmonia anticlassica, infiniti punti di vista, equilibri statici e compositivi inediti, si scoprono i segreti di un linguaggio rinnovato che non concepisce più le forme in piano, ma sempre in profondità. Corpi, volti, mani e pose nascono da un basamento appena abbozzato dove si alternano parti definitissime ad altre appena suggerite. Opere come “Fugit Amor”, “L’Idolo Eterno”, “I Borghesi di Calais” o anche “Iris, Messaggera degli Dei”, incarnano come poche altre una visione di valori condivisi: nel marmo, nel gesso come nel bronzo vivono le rappresentazioni letterarie dell’eros tragico di Baudelaire, le idee filosofiche e mistiche di Nietzsche e l’esasperato cromatismo dei componimenti di Wagner.

Tra alti e bassi la grandezza di Auguste Rodin fu condivisa da tutti e ovunque. Nel delicato periodo del passaggio tra Otto e Novecento dove spiccano i sempre privilegiati Monet, Van Gogh e Cezanne su tutti, Rodin resta l’artista più celebre e pagato del suo tempo, con una fama capace di toccare tutti i continenti: opere esposte non solo in Europa, ma anche negli Stati Uniti, in Oriente, nell’Africa settentrionale e in Sud America, fino a diventare l’interprete per eccellenza di una radicale rivoluzione scultorea di cui fu anche il più grande protagonista.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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