Rita Levi Montalcini, un simbolo dell’Italia intera

30/12/2012 di Iris De Stefano

Rita Levi Montalcini

Nel giorno in cui l’Italia piange la scomparsa di una donna dall’eleganza d’altri tempi si crea la possibilità di riflettere sulle azioni e le idee di un simbolo, come ha scritto Enrico Mentana su Twitter, di quella scuola scientifica che le leggi razziali tentarono, in modo fallimentare per fortuna, di distruggere.

Se alcuni critici infatti potrebbero ritenere facile l’attenzione che in questo momento e nelle prossime ore caratterizzerà i social network e i mezzi di informazione, chi scrive ritiene che ogni occasione, anche quelle più tristi siano da accogliere favorevolmente se comportano uno spunto di riflessione.

Questa è un’idea che sembra condivisa da molti, a giudicare dal numero impressionante di messaggi di cordoglio che appena è stata diffusa la notizia hanno cominciato ad affluire. Tra i primi Gianni Alemanno e Walter Veltroni, rispettivamente attuale ed ex sindaco della città dove oggi si è spenta la scienziata, che hanno entrambi ricordato il suo eccezionale senso civico. Sottolineato invece, dal premier Mario Monti, è stato l’impegno per creare maggiori possibilità di studio e sviluppo per le donne, che perfettamente vengono espresse dalla frase, citata anch’essa dal Presidente del Consiglio: “L’umanità è fatta di uomini e donne e deve essere rappresentata da entrambi i sessi”. Con i più vari mezzi, moltissimi esponenti di entrambi gli schieramenti politici, da Rosy Bindi a Giorgia Meloni, da Massimo D’Alema ad Antonio Di Pietro a Guido Crosetto, tutti hanno sottolineato la gravità della perdita per la Nazione italiana.

Ma, lasciando ad altri certamente più preparati in materia il compito di scrivere sulla qualità della ricerca scientifica del già premio Nobel per la medicina ( assegnatole nel 1986 ), uno dei primi pensieri alla notizia della sua scomparsa è stato quello di analisi del suo ruolo pubblico. Nominata senatrice a vita dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nell’agosto del 2001 per meriti sociali e scientifici, Rita Levi Montalcini si è sempre distinta per le sue azioni in Aula a favore della ricerca. L’ultima in ordine di tempo, nel marzo di quest’anno quando ha criticato, insieme con il senatore del Partito Democratico Ignazio Marino, il decreto legge sulle semplificazioni, affermando che esso rischiava di intaccare il processo di finanziamento dei progetti di ricerca degli scienziati al di sotto dei quarant’anni, prima di allora deciso attraverso il sistema della “revisione dei pari” ( o peer review ).  Quest’ultimo, come spiega il Sole 24 Ore, è il processo di revisione degli articoli o dei progetti da finanziare, effettuato da una commissione di esperti del settore che ne valutano l’attendibilità e la validità scientifica.

A causa dei sempre peggiori problemi all’apparato uditivo e a quello visivo fu obbligata a mancare alle sedute della  Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani e di quella permanente per l’istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport, di cui era membro dal 2008. Particolarmente attiva fu invece la sua attività durante l’ultimo Governo Prodi ( 2006-2008 ) che sostenne fino alla fine della legislatura, nonostante gli attacchi che le venivano rivolti in particolar modo da Francesco Storace che propose l’invio di un paio di stampelle alla senatrice con il doppio intento di sostenerla fisicamente e di simboleggiare quanto esile fosse il sostegno del governo allora in carica. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano censurò e condannò le parole del segretario de La Destra, che aveva definito la scienziata  uno “strumento micidiale di sostegno del governo Prodi” e “persona di parte”; questa azione portò addirittura ad una controversia tra Napolitano e lo stesso Storace che venne accusato dalla procura di Roma di aver offeso il Capo dello Stato definendolo “ indegno di una carica usurpata a maggioranza” e aggiungendo che “Napolitano non ha titoli per distribuire patenti etiche per la disdicevole storia personale e per l’evidente faziosità istituzionale”. In realtà la senatrice aveva già risposto alle accuse con una lettera inviata a Repubblica in cui respingeva gli attacchi bollandoli come” manifestazioni di sistemi totalitari di triste memoria”.

Insulti le vennero rivolti anche da Beppe Grillo durante uno spettacolo a Fossano ( provincia di Cuneo ) nel luglio 2001 quando, definendola “vecchia puttana”, insinuò che una ditta farmaceutica della quale era stata testimonial le avesse comprato il premio Nobel. In realtà controverso è stato il rapporto tra la scienziata e la Fidia, perché il farmaco in questione si rivelò poi causa di una grave sindrome neurologica, per cui si vietò la diffusione in Italia e in vari paesi europei. La senatrice dichiarò in merito che, nonostante le avesse dato fastidio essere accomunata a tale azienda, le sue azioni erano state spinte solo dalla necessità di finanziare la ricerca attraverso l’industria.

Dopo la scomparsa di Rita Levi Montalcini, restano quindi solo quattro i senatori a vita in Senato: Carlo Azeglio Ciampi, in quanto ex Presidente della Repubblica, Giulio Andreotti, nominato da Francesco Cossiga nel giugno 1991, Emilio Colombo, scelto dallo stesso Ciampi nel 2003 ed infine Mario Monti. Si vedrà se e chi prenderà il posto occupato fino ad oggi dalla “piccola signora dalla volontà indomita e dal piglio di principessa”.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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