Risultati europee: tsunami PD, il M5s affonda

26/05/2014 di Andrea Viscardi

Elezioni Europee: i risultati

Le elezioni europee si chiudono con un colpo di scena che, sino a poche ore fa, sarebbe stato imprevedibile anche per i migliori indovini: lo tsunami arriva, ma ha i colori del simbolo del Partito Democratico, che raggiunge il 40,8% dei voti.

Ciclone Renzi. Il sorpasso, dunque, non c’è stato e l’unico, vero, vincitore della tornata elettorale è l’ex sindaco di Firenze. Un risultato che ha il sapore di una vittoria universale, capace di mettere in ginocchio, una volta per tutte, quelli che sino alla vigilia erano considerati gli antagonisti principali, secondo i sondaggisti oramai in procinto di agguantare, per non dire superare, il Partito Democratico. Tralasciando le considerazioni sulla dubbia utilità dei sondaggi elettorali, questo 40 per cento apre una nuova pagina dell’era governativa di Matteo Renzi. Una strada sin da subito costellata di aspetti positivi, ma anche negativi: il premier la imbocca con un mandato rinforzato, più potere di movimento, senza più alcuna necessità di rincorrere, su certi aspetti, l’elettorato grillino. Contemporaneamente, però, sarà una strada all’insegna del paradosso: se domani vi fossero le elezioni, risultati alla mano, il PD raggiungerebbe – con grandissima probabilità – la soglia stabilita dall’Italicum. Qualche dubbio, allora, che i colleghi di governo e Forza Italia accetteranno di portare avanti questa legge elettorale, sorge. Così come la considerazione che, in ogni caso, il Parlamento continuerà ad essere quello di prima, con le stesse, identiche, difficoltà. E qualcuno si chiede: non sarebbe meglio tornare alle elezioni in pochi mesi per rendere la forza del premier veramente maggioritaria?

Elezioni Europee: i risultati

M5S: vinciamo poi. Uno tsunami, dicevamo, che ha travolto il Movimento 5 Stelle senza neanche un minuto di preavviso, con un 21,2% che fa riflettere. I motivi di questa debacle possono essere individuati, e sono diversi. Il primo è indubbiamente una conseguenza del risalto mediatico che, in questi ultimi dieci giorni, ha avuto la possibilità – per qualcuno certezza – del sorpasso. Un speranza per i grillini, una paura per un blocco di elettori che ha preferito tramutare la propria preferenza in un voto utile indirizzato al PD, magari decidendo di recarsi alle urne all’ultimo. A questo va aggiunto, senza dubbio, e con gli stessi effetti, gli exit polls “anticipati” francesi, con la vittoria di Marine Le Pen. In ogni caso appare evidente come la forbice tra i due partiti fosse comunque evidente, insormontabile per il duo Casaleggio-Grillo. Un Movimento che ora assomiglia in modo impressionante al Titanic: le europee dovevano essere il punto forte, lo scenario ideale per affermare una crescita continua, piuttosto che un calo. Ora tutto è in discussione, a partire dalla linea imposta al Movimento in Parlamento, ma anche il ruolo dello stesso Beppe Grillo, che aveva ripetuto più volte, in caso di sconfitta, l’abbandono della politica. Un incidente di percorso? Salvo clamorosi avvenimenti nei prossimi mesi, sembra piuttosto l’inizio del declino: l’inesistenza di una struttura territoriale e di una classe dirigente importante potrebbero rendere difficoltosa al Movimento la reazione necessaria a rialzare la testa.

Forza Italia. Che le europee di Berlusconi fossero una mission impossibile era evidente. Tutti però, anche gli avversari di lunga data, erano convinti in cuor proprio che alla fine l’uomo di Arcore sarebbe riuscito ad agguantare un risultato tra il 18% e il 19%. Il 16,8%, invece, sa di disfatta completa. Un risultato in realtà nell’aria dopo che, nell’ultima settimana, la campagna elettorale dell’ex premier non era decollata. Ma una percentuale sulla quale pesa la questione affrontata nel paragrafo precedente: Renzi ha rastrellato voti anche tra i forzisti, molti dei quali in un’ottica di voto utile. Che i pesanti attacchi contro Grillo, aspirante dittatore, siano stati quasi un autogol per Silvio Berlusconi?

Trionfo Lega e Tsipras tonfo NCD. Esistono altri due, grandi, vincitori di queste elezioni europee. Il primo è Matteo Salvini, capace di portare la Lega al 6,2%, un partito considerato morto poco più di un anno fa. Invece l’homo novus padano ha saputo prendere il lavoro di Maorni e implementarlo nel miglior modo possibile, anche attraverso una campagna elettorale gestita in modo intelligente e meno invasivo rispetto agli anni passati. Il secondo è la lista Tsipras: oggettivamente snobbata a livello mediatico ed una campagna elettorale portata avanti con pochi investimenti. Data per spacciata alla vigilia, il 4% è un traguardo storico. Al contrario, chi piange – oltre ad una Scelta Europea inconsistente – è Angelino Alfano, lontano da quel 5/6% atteso alla vigilia, anche se il 4,4% è un risultato migliore di quanto le prime previsioni attribuissero al nuovo partito di centro destra. I problemi con la giustizia delle ultime settimane hanno segnato in profondità il risultato, la volontà di qualche elettore di arginare Beppe Grillo e votare il “democristiano” Renzi ha fatto il resto.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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