La risoluzione ONU e l’Iran (a caccia di diritti umani)

21/11/2013 di Francesca R. Cicetti

ONU, Risoluzione violazione diritti umani Iran

Risoluzione ONU – Ottantatré voti a favore, trentasei contro e sessantadue astensioni. Con questi risultati il Terzo Comitato dell’Assemblea dell’ONU ha approvato una risoluzione che denuncia le ripetute violazioni dei diritti umani da parte dell’Iran. Il voto, di cui il Canada è stato il promotore, dimostra che la comunità internazionale non si lascerà influenzare da sterili promesse di miglioramento. Quanto ai diritti umani, l’ONU si aspetta fatti, e non parole. Che pure, ci si tiene a precisare, ben vengono, e difatti la risoluzione elogia le recenti promesse del presidente Rouhani di migliorare la situazione e concedere una “Carta dei diritti civili”. Ma non è ancora sufficiente perché l’occhio della critica internazionale smetta di fissare l’Iran con sguardo indagatore.

Diritti umani e Iran – La discriminazione contro le donne, l’esclusione di minoranze e la mancata libertà di espressione sono solo alcuni dei punti su cui l’Assemblea si sofferma. Nel mirino ci sono anche le persecuzioni contro i baha’i iraniani, gli «attacchi e gli omicidi mirati», gli «arresti e le detenzioni arbitrarie» e «le restrizioni dell’accesso agli studi superiori per motivi religiosi». Fra le altre cose, la risoluzione condanna anche l’uso della tortura e delle esecuzioni capitali (anche su minori), nonché l’assenza fattuale di una procedura legale per lo svolgimento dei processi.

La risoluzione onu per la violazione dei diritti umani in Iran
Hassan Rouhani

Maggior concretezza – Nonostante le promesse, insomma, a preoccupare la comunità internazionale è l’assenza di reali passi in avanti. Anche l’impegno di Rouhani di liberare i cosiddetti “prigionieri di coscienza”, dietro le sbarre per la loro etnia, religione, orientamento sessuale o idea politica, non è stata ancora mantenuta. O meglio, lo è stata solo in parte: alcuni detenuti, in numero estremamente ristretto, sono stati rimessi in libertà. Si può sostenere che sia un inizio, ma quando si parla di diritti umani è difficile accettare compromessi e mezze misure, ed è difficile anche sostenere l’esistenza di un livello in cui i diritti della persona sono quasi rispettati, o rispettati in parte.

L’Iran non ci sta – L’Iran, come era logico aspettarsi, ha criticato la risoluzione del Consiglio, condannando l’utilizzo a fini politici delle questioni relativi ai diritti umani, come ha spiegato la portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Marzieh Afkham. In fondo – e qui si getta l’esca, – si potrebbe pensare che la pubblicazione del documento alla vigilia delle trattative per l’inizio delle sperimentazioni nucleari in Iran non sia propriamente una casualità.

Persecuzione contro i Baha’i – Che sia un tentativo di screditare i passi avanti del governo eletto nel giugno, o una preoccupazione reale, resta il fatto che i miglioramenti – se ci sono – sono lenti e difficoltosi. L’oppressione contro i baha’i iraniani, solo per prendere un esempio, continua. Questo mese l’agenzia Reuters ha pubblicato un lungo rapporto, che, fra le altre cose, illustra come nel corso degli anni il governo abbia confiscato molte proprietà baha’i e poi abbia usato i profitti per finanziare politiche di contributo alla persecuzione dei baha’i stessi. E questo per non citare ancora le discriminazioni nel campo degli studi e dell’economia, e i sette leader religiosi ancora in carcere dal 2008.

Tirando le fila, la risoluzione dedicata all’Iran – ne sono state approvate altre tre dedicate alla Corea del Nord, alla Siria e al Myanmar -, invita il paese a una migliore collaborazione con gli osservatori dell’ONU per i diritti umani, permettendo loro, tra le altre cose, di visitare liberamente il paese, e chiede al segretario generale dell’ONU di presentare il prossimo anno un rapporto sul progresso compiuto dall’Iran nel rispetto dei propri obblighi e degli accordi internazionali. I progressi vanno incentivati, le promesse rispettate. In materia di diritti, l’Assemblea non sembra disposta a cedere, neppure di fronte alle buone intenzioni. Forse ci sono, forse sono un inizio. Ma, da sole, non possono e non devono bastare.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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