I rischi della rete: conoscenza o ignoranza condivisa?

22/05/2015 di Luca Andrea Palmieri

Sembra passata una vita da quando internet ha iniziato a riempire ogni spazio della nostra vita quotidiana. Eppure, rispetto ai cicli storici dell’umanità è praticamente ieri. Ma non è tutto oro quel che luccica.

Mondo

L’inarrestabile corsa di internet – Sembra passata una vita da quando internet ha iniziato a riempire ogni spazio della nostra vita quotidiana. Eppure, rispetto ai cicli storici dell’umanità è praticamente ieri. Ricordo che avevo tredici la prima volta che, con assoluta meraviglia, ho visto un computer connesso alla rete. Esistevano ancora pochi siti, ma le potenzialità sembravano giustamente, inarrestabili. Sono arrivati quindi i grandi progetti, a partire dall’evoluzione dei motori di ricerca: Google nasce proprio nel 1997, Wikipedia nel 2001. Pensateci: da quanto tempo crediate esista Youtube? Tutto ciò che ognuno di noi ci ha visto, dalla diretta streaming del grande evento al video stupido coi gattini, da adito al pensiero che stia là da una vita. Invece sono solo 10 anni. Facebook nasce nello stesso anno, ma il suo boom nel nostro paese risale al 2008, non a secoli fa. Negli stessi anni prende vita anche Twitter, che ha avuto tempi di crescita più lunghi, ma sempre costanti.

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L’homepage del Facebook delle origini

Una nuova rivoluzione – Insomma, nella seconda metà degli anni 2000 le capacità della rete hanno iniziato a espandersi con una velocità paragonabile (ma con ritmi molto più elevati) solo a quella della rivoluzione industriale, quando James Watt, inventando la macchina a vapore, diede il via all’industria moderna. La rivoluzione di oggi è soprattutto sul piano della conoscenza e della comunicazione. L’entusiasmo di questi ultimi anni ha portato a far pensare che internet sia una sorta di “macchina della conoscenza perfetta”: un ecosistema in cui si muove un flusso infinito di informazioni da cui ognuno di noi può scegliere ciò che più gli interessa. E poco importa se l’informazione è sbagliata: ci sarà sempre qualcuno pronto a metterlo in evidenza, a smentire chi inserisce informazioni false sulla base di una propria competenza specifica nell’argomento.

E’ tutto oro? – In fondo è così che la pensano in molti. Dopotutto la tendenza generale è quella di scegliere uno o più siti che, nell’argomento di riferimento, siano fonte di informazione, seguendoli e fidandosi di loro. In questo senso internet non è troppo diversa dai media tradizionali: la differenza sta nel fatto che le fonti di informazione sono molte di più, e questo è sicuramente un bene. Ma le vie per cui si muove il flusso dell’informazione non sono così dirette, e si pongono diversi problemi. Innanzi tutto, il fatto che uno si scelga come informarsi sulla base dei propri interessi e delle proprie idee porta a una “selezione naturale” delle fonti. E in questo senso internet può portare più chiusura del previsto, andando ciascuno a chiudersi nella sua nicchia.

I rischi – Dati recenti mostrano come spesso per molti (soprattutto giovani) il sito più utilizzato sia per il 90% Facebook: lo scarso resto viene spesso dai link delle bacheche. Che non sempre portano a informazioni vere. Allo stesso tempo non è mai così scontato che la correzione ci sia. Un po’ perché magari uno non approfondisce oltre, e rimane con un giudizio impostato sulla prima impressione. Un po’ perché spesso la verità non è né semplice né chiara. Se in ambito scientifico dovrebbe essere semplice e diretto smentire un’informazione sbagliata (e alla fine non lo è), quando si parla di opinioni, intenzioni, e soprattutto interpretazioni, di problemi se ne pongono eccome, e le voci di corridoio in internet possono moltiplicarsi all’infinito. Così spesso assistiamo a processi mediatici basati per lo più sul sospetto e poco sui fatti.

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Un’immagine del corteo di Modena contro le scie chimiche

Un effetto moltiplicato – Quando questo sistema si unisce agli altri media,  l’effetto si moltiplica. Come con la Tv, che rimane ad oggi il media più usato dagli italiani. Si da voce ad un clima antiscientifico che nella massa di internet ha trovato modo di attecchire e crescere. In questo senso anche le famose esternazioni contro le scie chimiche (a Modena, nel 2013, 300 persone hanno sfilato per il centro città). Oppure quell’immagine che sino a pochi mesi fa, di tanto in tanto, compariva ancora su alcune bacheche di Facebook, riguardo un fantomatico disegno di legge del senatore Cirenga che otterrebbe un fondo di 134 miliardi (!) di euro per i parlamentari che non trovano lavoro alla fine del mandato. Certo, la nostra politica ne ha combinate di grosse, ma ovviamente il senatore Cirenga non esiste, il numero di senatori totali citati è sbagliato (422 contro i 315 che realmente contiene il Senato) e la grandezza del fondo è decisamente sproporzionata (una decina di manovre finanziarie… cose che non ci si potrebbe permettere neanche tra un migliaio di anni). Eppure in molti ancora ci credono.

Informazione + disinformazione – Dunque invece dell’informazione si produce disinformazione? No, semplicemente si producono entrambe: sono i flussi informativi, ed i concetti che assorbiamo, ad aumentare a dismisura. Spesso sono troppi rispetto alle nostre possibilità pratiche di controllo. Dunque girano più informazioni utili, ma anche più disinformazione. Per combattere questo problema ci vuole senso critico (non prendere per vero niente che non venga da una fonte davvero credibile o che non si abbia modo di verificare) e soprattutto molta cultura. Evitiamo come la peste l’idea che Wikipedia possa sostituirsi alla scuola. La cultura e il senso critico per utilizzare al meglio un mezzo complesso come internet richiedono lavoro e attenzione. Come già prima, ma in proporzioni molto maggiori, farsi imbonire da chi sembra convincente perché ha un’ottima retorica ed è convinto di sé, è pericoloso: questo ce lo insegnava già Socrate, migliaia di anni fa. E’ sempre meglio controllare, o al limite attenersi agli ambiti di cui si hanno competenze. Sennò sempre più informazioni sballate potranno diventare credenza generale: il rischio nel medio-lungo termine è più alto di quanto possa sembrare.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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