I rischi del governo di Hun Sen: la difficile transizione della Cambogia

23/04/2014 di Vincenzo Romano

Cambogia, Hun Sen, Proteste

A gennaio 2014 in Cambogia si sono svolte delle manifestazioni di protesta contro il governo di Hun Sen, primo ministro della Cambogia dal 1993. Le manifestazioni sono sfociate in una serie di scontri verificatisi durante lo sciopero indetto il 24 dicembre scorso, su invito delle sei principali sigle sindacali cambogiane, che chiedevano (e chiedono) a gran voce il raddoppio del salario minimo – che dovrebbe passare dagli attuali 80 dollari a 160 circa (da 50 a 100 euro) al mese. Gli scontri hanno paralizzato la quasi totalità delle imprese (soprattutto tessili) che sono state fortemente danneggiate dagli eventi.

L’antefatto. Le manifestazioni di protesta si sono verificate in seguito alle elezioni politiche del 28 luglio 2013, che hanno visto il Partito del Popolo Cambogiano (Ppc) del Primo ministro Hun Sen ottenere la maggioranza relativa dei voti (44,83%) con la maggioranza assoluta dei seggi (68 su 123 dell’Assemblea Nazionale) e la denuncia di brogli elettorali e di conseguente invalidazione delle elezioni da parte del principale partito della coalizione di opposizione, il Partito della salvezza nazionale della Cambogia (Cnrp) che ha ottenuto il 44,46% dei voti.

Da quel momento la coalizione di opposizione riesce a mobilitare un numero crescente di attori sociali: dalle sigle sindacali alle associazioni di imprese fino ad arrivare a quelle di cittadini, che scioperano e manifestano contro il governo di Hun Sen, chiedendone le dimissioni. I conducenti di tuk-tuk – le moto-taxi munite di rimorchio sul quale prendono posto i passeggeri – reclamano a gran voce una diminuzione dei prezzi del carburante. I membri della rete dei bonzi (Indipendent Monk Network for social Justice) percorrono le campagne e raccolgono le rivendicazioni di comunità contadine ed indigene, che protestano per il land grabbing (“accaparramento delle terre”). La minaccia più temuta dal governo è costituita dagli operai del settore tessile che hanno proclamato uno sciopero di portata generale ed illimitata.

Cambogia, difficile transizioneLa performance economica. Se è vero che il Cnpr ha svolto una funzione fondamentale di catalizzatore del malcontento della popolazione, è anche vero che questo stesso malcontento è frutto di una situazione molto più profonda rispetto alle divisioni politiche tra governanti ed oppositori. Nonostante le ottime prospettive di crescita (7/8% all’anno) ed i fortissimi tassi di urbanizzazione nelle grandi città, in primis Phnom Penh, vi è ancora una larga fetta della popolazione cambogiana (circa un terzo) che continua a vivere con meno di 1,5 dollari al giorno. Gli impetuosi tassi di crescita dei settori quali l’abbigliamento, il turismo e l’industria agroalimentare, inoltre, hanno come fondamento salari da fame, espulsione di comunità contadine dalle proprie terre e danni ambientali di difficile quantificazione.

Il peso del tessile per la stabilità. Senza dubbio, il tessile è il settore che maggiormente preoccupa il governo di Hun Sen. Con un giro d’affari di 5,53 miliardi di dollari (2013), l’abbigliamento rappresenta i quattro quinti delle esportazioni cambogiane. Più di 400 imprese (senza contare l’indotto) impiegano quasi mezzo milione di persone (il 95% donne) e producono abiti per i principali marchi del prêt-à-porter e della grande distribuzione. Negli ultimi mesi si è addirittura verificato un fenomeno paradossale: nonostante i continui scioperi, i principali investitori internazionali, soprattutto cinesi, hanno continuato a delocalizzare le produzioni in Cambogia e nei paesi limitrofi, facendo registrare un aumento delle esportazioni del 20% (2013).

La dicotomia asimmetrica tra lavoro e crescita. Le eccellenti performances economiche, soprattutto nel settore del tessile-abbigliamento, dovrebbero essere accompagnate da un altrettanto elevato sistema di garanzie delle condizioni di lavoro, a partire da salari minimi più elevati, un più salubre ambiente lavorativo ed una minore pericolosità delle postazioni di lavoro. Inoltre lunga è la lista degli abusi che vengono perpetrati dai datori di lavoro (spesso rappresentanti di grandi aziende straniere) nei confronti dei lavoratori salariati: nell’ultimo studio dell’ILO (l’Organizzazione Internazionale del Lavoro) è stato sottolineato il ricorso alle ore di straordinario (due al giorno, sei giorni a settimana), il calore insopportabile nei laboratori, le fatiscenti uscite di sicurezza, ecc.

Le campagne come potenziale di instabilità. Nelle campagne la situazione non è migliore. Dall’adozione della legge sulla proprietà fondiaria nel 2001, che autorizza l’assegnazione delle terre demaniali a società private sotto forma di “concessioni fondiarie economiche” (CFE), 3 milioni di ettari sono passati nelle mani di imprese nazionali o straniere. Ora, in un paese dove l’80% della popolazione risiede nelle aree rurali e l’agricoltura assorbe il 55% dei posti di lavoro, così travolgenti cambiamenti nella struttura fondiaria non potevano che scatenare reazioni così dure.

È proprio con tale sistema di concessioni che, ed approfittando del programma della Commissione Europea “Tutto tranne le armi”, che esonera dalla tassazione sulle importazioni lo zucchero cambogiano, grandi industrie agroalimentari hanno investito moltissimo nell’acquisizione delle terre. Sono stati così assegnati 75000 ettari sotto forma di Cfe, e le esportazioni di zucchero sono più che raddoppiate tra il 2012 ed il 2013. Ma la conseguenza di ciò è stata che migliaia di contadini sono stati costretti ad abbandonare le proprie terre, ed in molti casi sono anche stati assunti come operai salariati nelle medesime aziende che acquistavano la loro terra. Le condizioni di lavoro pesanti, nonché la presenza di bambini, ha fatto scattare le denunce di numerose ONG sullo sfruttamento che i contadini cambogiani stanno patendo.

Le risposte delle opposizioni. È in tale quadro che un liberista convinto come Sam Rainsy, leader del Cnrp, ha fondato la sua strategia di attacco al regime di Hun Sen, godendo del favore dei governi occidentali e delle ONG. Da sottolineare, inoltre, le azioni del Parlamento europeo, il quale ha chiesto la creazione di una commissione d’inchiesta indipendente, e di Washington, che ha annunciato il congelamento di parte degli aiuti a Phnom Penh. Nonostante queste prese di posizione dei governi occidentali, la Cambogia resta un paese fortemente dipendente dagli aiuti allo sviluppo di Pechino, che ne è il primo donatore. Nel quadro di una strategia regionale, la Cina sta fortemente investendo nella regione del Sud-est asiatico nella costruzione di ponti, autostrade, dighe, linee ferroviarie.

I margini di manovra delle potenze occidentali, nonché dei partiti di opposizione, sono ulteriormente limitati, dalla fitta rete di accordi clientelari tra la leadership al potere e i vari livelli amministrativi locali, retaggio del sistema di organizzazione comunista, ancora fortemente presente in Cambogia. Per non parlare del controllo che Hun Sen ha sull’esercito, il cui budget annuale nel 2013 è aumentato del 17%. Un numero elevato di militari a sua completa disposizione.

La difficile transizione. Nonostante il tentativo dell’establishment comunista di coinvolgere le opposizioni nel processo politico, soprattutto nell’approvazione della nuova legge elettorale, ciò che veramente spaventa Hun Sen sono i movimenti sociali. Lo dimostra il contrasto tra la tolleranza di cui hanno beneficiato le manifestazioni del Cnrp durante tutto l’ultimo trimestre 2013 e la brutalità della repressione esercitata contro i lavoratori del tessile, i contadini ed i militanti contro le espulsioni.

The following two tabs change content below.

Vincenzo Romano

Nasce a Sant'Anastasia, provincia di Napoli, il 2 gennaio del 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche all'Università di Napoli Federico II, dove si laurea con una tesi sul modello di sviluppo economico spagnolo. Attualmente è iscritto all'ultimo anno della magistrale in Studi Europei (Corso di laurea in Scienze Politiche dell'Europa e Strategie di sviluppo). Durante il primo anno di specialistica ha partecipato al Programma Erasmus di 6 mesi all'università Paris-Ouest-Nanterre-la-Defense di Parigi. Ha inoltre svolto uno stage di sei mesi presso l'UNESCO.
blog comments powered by Disqus