Riqualificare gli spazi pubblici. La scommessa per un’Italia più vivibile

17/02/2015 di Lucio Todisco

La riqualificazione degli spazi pubblici è uno dei temi di principale interesse per l’Italia. Purtroppo, nel grande scacchiere della discussione politica nazionale sembra passare in secondo piano, mentre invece nel rapporto tra cittadino e amministrazione pubblica rappresenta uno dei punti di maggiore discussione, con dibattiti spesso aspri ed accesi

RIqualificazione urbana

Per affrontare il tema della riqualificazione degli spazi pubblici, occorre partire da un dato. L’eccessiva edificazione degli agglomerati urbani  ha avuto delle ricadute importanti su innumerevoli aspetti del nostro vivere collettivo in ambito cittadino. Secondo i dati, l’urbanizzazione, tra il 1956 e il 2001, è cresciuta del 500%. Dal dossier realizzato qualche anno fa dal WWF e dall’Università dell’Aquila sul consumo del suolo2009 L’anno del cemento emerge come, negli ultimi quindici, anni circa 3,5 milioni di ettari di territorio siano stati urbanizzati.

Un dato capace di raccontaci quanto l’uso degli spazi pubblici sia stato, fino ai primi anni 2000, orientato verso politiche cementizie incapaci di portare ricadute positive sulla qualità della vita dei cittadini. In un altro rapporto del WWF – “Cemento coast to coast 25 anni di natura cancellata dalle più pregiate coste italiane” – viene sottolineato che, dal 1988 ad oggi, 312 “macro attività umane” hanno sottratto suolo naturale lungo le nostre splendide coste, alterandone il paesaggio: dai villaggi ai residence, dai centri commerciali a porti, dighe e altre tipologie di infrastrutture.

Ambiente e vivibilità dello spazio urbano – Proprio per rispondere a tale esigenza di recupero del territorio e per creare le condizioni di un nuovo modo d’intendere gli spazi urbani, sono state avviate diverse attività, volte a creare o a diffondere alcune “buone pratiche” nate negli ultimi anni, con lo scopo di garantire una migliore qualità della vita e un rispetto maggiore del territorio.

E’ il caso, ad esempio, dell’Emilia Romagna. La regione ha aderito al progetto europeo Republic Med, dedicato allo sviluppo e la sperimentazione di nuove metodologie per la realizzazione di studi tecnico-economici da realizzare per la riqualificazione di edifici pubblici e spazi aperti. Il progetto prende spunto dal recente quadro normativo europeo relativo alla ristrutturazione di edifici pubblici – direttiva 2012/27/ UE – secondo cui gli Stati membri devono rinnovare ogni anno il 3% della superficie totale degli immobili di proprietà o occupati da servizi amministrativi a livello locale. L’obiettivo è quello di creare i presupposti di città più vivibili e smart.

In Emilia Romagna sono presenti interessanti progetti pilota, come quello per la Palazzina Vigarani a Modena, la Piazza I Maggio a Novi di Modena, Il Villaggio Artigiano sempre a Modena ed altri che potrete leggere qui. Esempio virtuoso di riqualificazione è rappresentato, di certo, dal caso dell’ex Mattatoio a Roma, in zona Testaccio, dove è stato realizzato uno spazio polivalente divenuto sede della Città dell’Altra Economia, il Museo d’arte contemporanea di Roma (MACRO), della Facoltà di Architettura di Roma Tre e sede del centro sociale Villaggio Globale.

La tematica “green” – Anche il tema del verde urbano è strettamente connesso alle scelte di governo del territorio; tuttavia è stato in grado di trarre maggiore linfa, trovando sempre più attenzione e sensibilità nelle pubbliche amministrazioni locali. Ad esempio nella città di Bolzano, dove è stato predisposto il RIE, un indice di qualità ambientale che nasce con l’intento di ripensare il verde all’interno degli spazi edilizi. Oppure a Bari, dove, con il progetto Shagreeacronimo di Green shadows program -, sono stati individuati 2000 metri quadri di superfici pensili da trasformare in orti, grazie alla collaborazione tra il Comune e un gruppo di imprese.

Lo Sblocca Italia: L’annoso dilemma tra riqualificazione e tutela del paesaggio – Il recente “Sblocca Italia” (Decreto-legge n. 133 del 12 settembre 2014, coordinato con la Legge 164/14 dell’11 novembre) introduce alcuni elementi interessanti nel dibattito sulla riqualificazione urbana, che vale la pena menzionare.

All’articolo 20, in merito all’affannosa vicenda della dismissione degli immobili pubblici avviata con il decreto 133/2014, si procede ad una rivisitazione di tale decreto che esclude gli immobili soggetti al controllo del ministero dei Beni culturali e dà maggiori poteri di deroga all’Agenzia del Demanio, nel caso in cui non arrivino i piani di dismissione da parte dei vari ministeri. Questi potrà comunque procedere alla dismissione e al conferimento dei beni da essa individuati. Ci si trova, dunque, di fronte ad una maggiore concentrazione dell’attività decisionale che può risultare utile soltanto se non diviene fine a se stessa.

Un piano organico di dismissione che punta a valorizzare la riqualificazione urbana, inserita nell’ambito di politiche “smart” a cui si ricollega anche l’articolo 24 del testo di legge teso ad incentivare gli interventi di pulizia, manutenzione e abbellimento di piccole porzioni del territorio urbano (aree verdi, strade o piazze anche in aree extra-urbane) diminuendo i tributi locali (Imu, Tasi o altro) nei confronti di comitati spontanei di cittadini, per attivare interventi per il riuso di aree e beni inutilizzati, a finalità di interesse generale. Una visione “smart” delle nostre città che si inserisce all’interno di due questioni infrastrutturali evidenziate in modo chiaro dall’ANCI – Osservatorio Nazionale per le Smart City, nel “Vademecum per la città intelligente”: quella legata alle infrastrutture tecnologiche e quella relativa alla trasformazione e riqualificazione di edifici e impianti tradizionali in chiave smart.

Un esempio. La riqualificazione dei centri storici in chiave energeticamente efficiente e sostenibile ha, per definizione, costi imprevedibili – e richiede risorse e uno scambio proficuo tra pubblico e privato – e si può innescare solamente se si dà vita ad un piano nazionale organico, capace di stabilire linee guida chiare e precise sul tema del recupero del territorio. Di cosa, insomma, l’Italia vorrà essere nel futuro.

Esemplare il caso di Bagnoli, il cui destino è stato trattato nello Sblocca Italia, ed ha creato profonde divisioni tra l’Amministrazione Comunale di De Magistris ed il Governo. Bagnoli, che ha visto la chiusura dell’Impianto dell’Italsider nel lontano 1992, è la prova lampante di quanto il concetto di riqualificazione, se non declinato in modo organico ma, piuttosto, senza idee definite di cosa voler fare di aree strategiche del territorio urbano, rischi di rimanere sulla carta e nient’altro. Con il  conseguente dispendio di tempo e di risorse, che un Paese come il nostro non può più permettersi.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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