Riforme istituzionali: tu chiamale se vuoi, mozioni

30/05/2013 di Federico Nascimben

Riforme Costituzionali

Roberto Giachetti, deputato di area Renzi, famoso per lo sciopero della fame contro il porcellum, ha presentato una mozione per l’abrogazione della legge a prima firma Calderoli e per il ritorno al vecchio Mattarellum. La proposta però è stata respinta dall’aula con 400 “no”, mentre 139 sono stati i “sì” (renziani del PD e M5S). Alla fine in entrambe le Aule sono state approvate le mozioni di maggioranza.

Le mozioni: pura strategia – Com’è noto, il PD in questa fase transitoria, prima che venga approvata (si spera) la nuova forma di governo, propende per il ritorno alla legge Mattarella, mentre il PDL è per modifiche minori al porcellum. L’accordo sulla legge elettorale transitoria, com’era prevedibile, non è stato trovato: il problema, quindi, non è sostanziale, ma formale o, per dirla con Renzi, di “tecnicalità parlamentare”. Tale difficoltà nel trovare un accordo viene sottolineata tra le righe anche nella mozione di maggioranza, in cui si fa semplicemente riferimento ad un’ampia condivisione sul tema. Inoltre, come sottolineato dalla Finocchiaro, “la legge elettorale transitoria non sarà neanche oggetto di attenzione e di competenza del comitato unitario, ma la tratteranno le commissioni Affari costituzionali di Senato e Camera. È una questione sulla quale dobbiamo trovare un punto di accordo, perché nessuno deve pensare che attraverso una legge transitoria si rivoluzioni il quadro politico o si cerchi di scassare il tentativo, l’ultimo, che stiamo facendo sulle riforme”.

La riforma organica – Il tempo che si è dato il Governo Letta per riformare il nostro assetto istituzionale è pari a 18 mesi, in quanto – si legge nel testo della mozione –, già entro questo giugno l’esecutivo dovrà presentare alle Camere un disegno di legge costituzionale di riforma complessiva del sistema istituzionale (forma di Stato, forma di governo, competenze Stato-regioni, superamento bicameralismo perfetto e nuova legge elettorale coerente con il nuovo assetto), il quale avrà “una procedura straordinaria rispetto a quella di cui all’articolo 138 della Costituzione, che tenda ad agevolare il processo di riforma, favorendo un’ampia convergenza politica in Parlamento”. Infine, viene prevista comunque la facoltà di richiedere un referendum confermativo sulla legge costituzionale.

Il perché dei problemi – Come abbiamo visto, i tempi che si è dato il Governo sono molto stretti: un mese. Un mese per trovare un accordo e passare subito alla fase parlamentare che vedrà prima l’istituzione di un Comitato composto da 40 persone, nominate dai Presidenti di Camera e Senato su designazione dei gruppi parlamentari tra i componenti delle rispettive Commissioni Affari Costituzionali. Dopo l’approvazione in sede referente da parte della Commissione, si passerà alla vera e propria fase d’assemblea. È stata questa la soluzione individuata per permettere la più ampia convergenza sul tema. Ma i problemi, ovviamente, rimangono: il centrosinistra è a favore di una razionalizzazione della forma di governo parlamentare (sulla base del modello adottato per le regioni) con una legge elettorale che preveda collegi uninominale e doppio turno; il centrodestra invece non vuole il doppio turno (perché, a detta del Cavaliere, questo sfavorisce la sua coalizione), ma è favorevole al semipresidenzialismo alla francese. L’unica soluzione sembra quella di un compromesso: al PD la legge elettorale, al PDL la forma di governo. Per il resto tutti sembrano essere concordi su un Senato rappresentativo delle autonomie che non dia la fiducia al Governo e assorba, grossomodo, le competenze della Conferenza Stato-regioni. Ma, com’è evidente, su questo punto sembrano essere tutti d’accordo da almeno vent’anni, quando, invece, le riforme istituzionali si invocano dalla fine degli anni ’70.

Tempi e legge elettorale transitoria – La vera battaglia si gioca su forma di governo e legge elettorale – perché sono quelle che più interessano ai partiti (e perché si continua a non capire quale sia la proposta del M5S) -, oltreché sui dettagli. La variabili che ci aiuteranno a capire se l’esito sarà positivo o meno sono fondamentalmente due: i tempi necessari ad un accordo sulla legge costituzionale e, prima ancora, il compromesso sulla legge elettorale “transitoria”. Nel frattempo l’Italia aspetta.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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