Tutte le riforme dell’ INPS (ricorsi permettendo)

29/11/2016 di Alessandro Mauri

L’INPS si prepara ad una importante riforma organizzativa, preludio ad una profonda revisione degli assetti di governance. Appoggiata dal Presidente Tito Boeri e osteggiata dall’ormai ex direttore generale Massimo Cioffi, è un passo importante verso la modernizzazione dell’istituto.

INPS Boeri

L’ INPS si prepara ad una importante riforma organizzativa, preludio ad una profonda revisione degli assetti di governance. Appoggiata dal Presidente Tito Boeri e osteggiata dall’ormai ex direttore generale Massimo Cioffi, è un passo importante verso la modernizzazione dell’istituto.

Riforma organizzativa – Il Presidente Boeri ha proposto innanzitutto una riforma organizzativa dell’ INPS, che servirà da punto di partenza per implementare una riforma della governance. La riorganizzazione dell’ INPS prevede una riduzione delle direzioni (da 48 a 36), delle direzioni centrali (da 33 a 14), mentre le direzioni territoriali saliranno da 15 a 22. L’ INPS ha anche recepito alcune modifiche richieste dal governo, per il tramite del ministro Poletti. Gli ultimi punti della riforma ad essere risolti sono stati la divisione dei ruoli e dei poteri tra presidente e direttore generale e le modalità di selezione dei nuovi dirigenti. Ancora da definire l’eventualità di assumere ulteriore personale grazie ai risparmi ottenuti dalla riduzione delle direzioni.

Riforma della governance –  Un ulteriore importante passo nel processo di riforma dell’ INPS, guidato e fortemente voluto da Boeri, riguarda la modifica della governance dell’istituto. Attualmente infatti, INPS e INAIL sono gestiti da un presidente che detiene tutti i poteri di indirizzo, mentre la gestione è affidata ad un direttore generale. Il presidente deve inoltre ottenere il “parere conforme” del direttore generale su buona parte delle scelte da implementare. Questo schema, introdotto nel 2010 dall’allora ministro Maurizio Sacconi, non è più efficiente, soprattutto da quanto l’ INPS ha assorbito l’INDPAP, ed è diventato estremamente complicato gestire un’entità di queste dimensioni con un solo uomo al comando. La proposta di Boeri riguarda la formazione di un consiglio di amministrazione formato da 3 persone con potere di cooptare il presidente, un Consiglio di indirizzo e vigilanza che passerebbe da 22 a 15 membri e un Collegio sindacale composto da 5 sindaci invece dei 9 previsti attualmente. Nonostante questa proposta non sia ancora stata presa in considerazione, sono al vaglio del Parlamento ipotesi simili: in particolare un disegno di legge del 2013 proposto da Cesare Damiano, differente dalla proposta Boeri, ma comunque volto a superare l’attuale modello di governance secondo una logica simile a quella proposta dal Presidente dell’ INPS.

Il ricorso al TAR – Sembra esserci comunione di intenti tra INPS e governo per implementare la riforma organizzativa nei tempi più rapidi possibili, per poi passare al tema della governance. Tuttavia il processo potrebbe essere bloccato sul nascere dal ricorso al Tar presentato dall’attuale presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza Pietro Iocca, per il quale il regolamento di attuazione della nuova organizzazione non è stato adottato secondo le dovute procedure. Nel caso in cui venisse accolto, il ricorso bloccherebbe non solo il riassetto organizzativo, ma minerebbe la credibilità del processo di ristrutturazione portato avanti da Boeri. Il tutto in un momento molto delicato per l’ INPS, chiamato ad affrontare, nel primo trimestre del 2017 a mettere in atto misure volte ad attuare le misure per la flessibilità in uscita volute dal governo ed introdotte dalla finanziaria 2017, con particolare attenzione al prestito pensionistico Ape.

Il processo di riforma INPS portato avanti dal presidente Boeri è molto ambizioso, e prevede di mettere l’istituto al passo con i tempi. Gravato anche dal fardello Indpap, che con la sua disastrosa gestione passata ha rischiato di mettere a repentaglio la stabilità finanziaria dell’ente, l’ INPS dovrebbe rinnovarsi non solo da un punto di vista organizzativo e di governance. Purtroppo, se su questi aspetti l’ente ha trovato l’appoggio della politica e del governo, altrettanto non si può dire su altri punti molto importanti che Boeri avrebbe voluto aggredire: i vitalizi e le “pensioni d’oro” calcolate con il metodo retributivo. Una revisione di queste voci di spesa libererebbe risorse importanti per garantire maggiore flessibilità in uscita e trattamenti più equi per le pensioni più basse. A quanto pare considerazioni ben poco economiche (e la giurisprudenza della Corte Costituzionale, ben poco propensa a toccare certi privilegi in quanto “diritti acquisiti”), non permettono di intervenire con altrettanta rapidità.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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