Riforme costituzionali: navighiamo a vista

06/06/2013 di Federico Nascimben

Senza riforme non riusciremo ad andare avanti. Probabilmente, però, sarebbe stato più opportuno andare per gradi

Oggi il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge che istituisce il Comitato parlamentare per le riforme della Costituzione e della legge elettorale. Ai 42 “Saggi” facenti parte del Comitato si affiancheranno i 40 membri delle Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato, questo senza che si creino accavallamenti e/o intrusioni negli altrui poteri. Vedremo se la massima Craxiana del “quando in Italia non si sa cosa fare si nomina una commissione” troverà per l’ennesima volta conferma.

I tempi del percorso di riforma –Il percorso delle riforme si conclude in 18 mesi al massimo. Il cronoprogramma prevede che è pensabile che a fine ottobre venga approvata questa legge, il comitato degli esperti avrà finito i lavori e consegnato la relazione al governo. […] A fine maggio del 2014 ci dovrebbe essere la prima lettura alla Camera, per gli inizi di settembre la prima lettura al Senato, per l’ottobre del 2014 la seconda deliberazione delle Camere e poi il varo conclusivo“, così il Ministro Quagliariello, sottolineando anche che “i lavori sono in anticipo di 24 giorni rispetto ai tempi previsti dalla mozione“. In sintesi, quindi, si prevede una prima fase da giugno ad ottobre in cui il Comitato farà le sue proposte, ed una seconda fase da ottobre a febbraio di lavoro e redazione parlamentare del testo. Questi sono i tempi, ora mancano “solo” contenuti e accordi.

Le diverse anime della maggioranza continuano a rimanere divise – Esternazioni quali: “con la legge elettorale non si mangia” o “la legge elettorale non è la priorità” mettono in risalto le difficoltà. Il rischio che il Governo possa cadere in seguito ad un possibile esito negativo (per il PDL) dei processi è grande, mentre processi di riforma così importanti richiedono maggioranze coese e durature. Ma questo lo sapevamo fin dall’inizio. Al momento vi sono due cose assolutamente necessarie per garantire la necessaria governabilità senza cambiare la forma di governo: modificare la legge elettorale e creare il Senato delle Regioni e delle Autonomie (il quale non dia però la fiducia all’esecutivo). Forse, però, sarebbe stato più opportuno andare per gradi: prima queste due modifiche e poi, messa in sicurezza la tanto agognata governabilità, inserire in un quadro organico e coerente tutto il resto.

Difficile che i nuovi “Saggi” creino condizioni per una riforma condivisa – Naturalmente anche questa alternativa non sarebbe stata esente da rischi, dato che per fare le suddette modifiche al Senato occorre modificare la Costituzione. Ma probabilmente sarebbe stata un’alternativa più realista, perché appare evidente che dopo anni e anni di vani tentativi, commissioni per le riforme e bicamerali, la classe politica abbia avuto modo di formarsi le proprie convinzioni, visto la quantità di relazioni e materiale prodotto. Senza dimenticare l’ultima Commissione per le riforme istituzionali voluta dal Presidente Napolitano. E senza nulla togliere all’ultimo Comitato, che vede al proprio interno persone fra le più competenti in materia – sicuramente molto più del sottoscritto -, appare senz’altro difficile che questo riesca ad avvicinare posizioni così distanti. Soprattutto quando la classe politica bada prima a salvaguardarsi invece che badare alle condizioni del Paese.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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