Le riforme da completare e l’Agenda Monti

26/12/2012 di Giacomo Bandini

Riforme e Agenda MontiIn questi concitati giorni di crisi dell’esecutivo e di velate dichiarazioni, è rimasto marginale allo sguardo dei più un dettaglio importante che può mutare molte situazioni in bilico. Quasi nessuno ha infatti accennato agli atti pendenti dell’appena conclusa legislatura, mentre tutti hanno preferito occuparsi dell’agenda di Super Mario Monti. Bene, siccome noi non siamo tutti e facciamo informazione libera da ogni schema altrui, quella di oggi è un’analisi su di alcune riforme tentate dal governo che senza decreti attuativi rischiano seriamente di bloccarsi e rimanere sterili nonostante siano più che necessarie per il risanamento del Paese.

 Osservando però queste riforme che necessitano di attuazione o che sono ancora oggetto di vaglio da parte delle commissioni competenti, delle Camere o della Conferenza Stato-regioni è impossibile non individuare le analogie con l’agenda Monti, che ovviamente contiene al suo interno tutti i tentativi e le proposte di riforma, riusciti in parte o non accolti affatto, da parte del governo appena terminato. Di seguito pertanto si tenterà di valutare le analogie fra i punti dell’agenda Monti e le relative riforme che ancora possono essere terminate nel periodo che seguirà la fine del governo e si valuterà anche quali siano le possibili strade da utilizzare.

 L’ analisi non inizierà trattando della parte dell’agenda relativa all’Europa e delle premesse in quanto non vi è alcuna utilità pratica alle finalità di questo articolo. Il punto di partenza si rivela giocoforza essere quello della crescita legata alla riorganizzazione della pubblica amministrazione e dell’agenda digitale fondata sui concetti di trasparenza e apertura della PA verso il cittadino. Il decreto legge semplificazioni 5/2012 ha infatti stabilito la creazione di una mega-banca dati sui contratti di lavoro pubblici le cui linee guida devono essere stabilite dall’Authority entro la fine del 2012 tramite un documento coi requisiti per le società appaltanti. Il tempo stringe e l’Autorità Garante del settore non ha ancora emesso il suo giudizio né i parametri di quella che potenzialmente potrebbe essere una modalità di risparmio ottimale e che permetterà alle PA di risparmiare tempo e denaro, affidandosi ad una banca dati unificata invece che scambiarsi continuamente dati gestiti da tecnologie diverse e da parametri differenti da amministrazione a amministrazione. Lo stesso Professore ha infatti dichiarato nella sua carta d’intenti di volersi ispirare al modello del Freedom Information Act anglosassone e il data base unico sembra essere uno degli step fondamentali per raggiungere il grado di efficienza e trasparenza tanto agognati.

La seconda tappa fondamentale riguarda le liberalizzazioni contenute nel cresci-Italia Dl. 1/2012, tema assai caro all’agenda Monti, se non fosse che la deregulation è rimasta per gran parte sulla carta e paga più di tutti il termine anticipato della legislatura tecnica. Il governo non è riuscito a sottoporre alle Camere la relazione unificata atta a spiegare ogni singola manovra da completare poi, una volta ottenuto l’assenso parlamentare, con vari decreti ministeriali. Al momento la maggior parte di tali manovre è destinata a sopperire alla mancanza di tempo, tranne una in particolare riguardante il Fondo per la crescita sostenibile. Quest’ultimo è stato istituito con una bozza già definita da mesi, manca solo il lancio definitivo del Ministero dell’Economia e il vaglio delle Camere, un’operazione rapida nella prima parte, invero più lenta nella seconda, le Camere si sa non brillano di velocità propria. Nonostante le difficoltà è da considerare un’azione ancora possibile e sicuramente sarà inserita fra le priorità dal Governo uscente, la speranza viene dunque rivolta al Parlamento.

Sempre in tema di liberalizzazioni, uno degli argomenti caldi del momento verte sulle dismissioni. Il piano non ha fruttato gli introiti sperati e molti regolamenti sono ancora fermi ai blocchi di partenza, tranne il meccanismo del decreto “dismissioni” varato lo scorso giugno tramite il quale si sarebbero dovuti creare dei fondi immobiliari per valorizzare al meglio gli immobili statali e delle autonomie. Il problema che persiste è la mancanza di una società di gestione del risparmio (Sgr, nda) che si occupi della lista, pronta da mesi, degli immobili da dismettere. Nel frattempo però una soluzione sembra possibile: sono già stati indetti dei bandi a livello regionale, con scadenza ad aprile, per quelle società in grado di occuparsi della concessione e locazione dei beni pubblici per 50 anni. In poco tempo tre regioni hanno già accolto numerose richieste societarie rispettose dei parametri, la speranza è che altre seguano l’esempio delle virtuose Veneto, Toscana e Umbria. Il tutto in attesa che arrivi la Sgr.

Nella sua agenda, Monti ha dedicato ampio spazio alla questione scuola, rispetto alla quale ha parlato soprattutto di merito, motivazione, incentivi e investimenti. Tale argomento rischia di rientrare fra quelli più penalizzati in assoluto. Il regolamento sulle linee guida dell’autonomia scolastica e sulle valutazioni docenti-studenti ormai sono rimasti indietro e si possono considerare momentaneamente perduti. L’unico passo in avanti realizzabile concerne la possibilità da parte degli enti territoriali di scambiare vecchi immobili scolastici di loro proprietà con lo Stato e ricevere in cambio risorse per costruirne dei nuovi in regola con i nuovi canoni tecnici e energetici. Per il varo definitivo è necessario solamente l’esame in Conferenza unificata che si terrà dopo il 26 dicembre sperando che i vari livelli di governo presenti si accordino definitivamente.

Sul tema del mercato del lavoro si è  parlato molto di investimenti sulle persone e sulla formazione dei lavoratori ed ecco che in dirittura d’arrivo troviamo le linee guida sui tirocini. Anche in questo caso manca solo l’approvazione definitiva della Conferenza Stato-Regioni che apporterà solo leggere modifiche alla proposta del governo. Il decreto per le partite Iva invece sarà destinato al vaglio del nuovo governo.

In merito al settore dell’impresa, fondamentale per il nostro Paese e centrale anche  nell’agenda, la parola chiave è competitività. Le riforme da portare a termine sono molte, troppe, e la maggior parte sono chiuse in un cassetto. Per alcune invece si nutrono ancora forti speranze. In pole position l’Aua (Autorizzazione ambientale unica) che ha incassato il sì del CdM, della Conferenza unificata e del Senato insieme alle linee guida per il taglio degli oneri amministrativi, un risparmio che vale 8 miliardi per le imprese e la costituzione degli sportelli unici d’istruzione per vari settori imprenditoriali.

In merito alle riflessioni sul turismo e sui beni culturali che occupano posto di rilievo nell’agenda Monti si può considerare quasi concluso il percorso attuativo legato alla possibilità di sponsorizzazione dei restauri che dovrebbe semplificare la possibilità di ricercare finanziatori per il risanamento delle aree di interesse culturale o protette, ambito fino ad oggi privo di regole.

E’ fondamentale infine fare una riflessione sull’importanza di sfruttare al meglio il tempo a disposizione fino alla successiva legislatura per realizzare le importanti manovre trattate, considerando da un lato che i numeri sembrerebbero scoraggianti: su circa 500 regolamenti per l’attuazione dei decreti governativi solamente 100 sono arrivati fino in fondo in ben 13 mesi; dall’altro lato bisogna tener conto che l’attività istituzionale in questi giorni è stata rallentata per vari motivi. Di conseguenza la speranza sulla sorte di tali provvedimenti va riposta nella prossima circolare governativa che definirà le intenzioni e le priorità del governo fino al termine definitivo della legislatura, nelle mani delle commissioni parlamentari alle quali è chiesto il vaglio di molti atti attuativi, delle Conferenze Stato-Regioni e Unificata e dei parlamentari stessi impegnati più che altro nella campagna elettorale e poco propensi per natura alla celerità. Ma la speranza, si sa, è sempre l’ultima a morire.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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