La riforma del Senato, il voto in Commissione e il rischio pantano: cronache di un passaggio difficile

07/05/2014 di Luca Andrea Palmieri

Le riforme istituzionali continuano a muoversi in un mare tempestoso. E’ notizia di ieri, infatti che al Senato la maggioranza è andata sotto nella Commissione Affari Costituzionali per quel che riguarda l’ordine del giorno sui lavori, con il voto a favore dell’odg Calderoli a favore del Senato elettivo, per 15 si e 13 no. All’appello sono mancati i voti dell’ex ministro Mario Mauro di Popolari per l’Italia (membro della maggioranza) e di Corradino Mineo, giornalista e dissidente del PD di area civatiana, astenuto.

Allo stesso tempo però, dopo la discussione, il testo base del governo è stato messo ai voti ed è passato, stavolta con il voto a favore di Mauro (che dunque ha riportato certezza sull’esito) ed anche di Forza Italia, portando a 17 si e 10 no. Non è mancata, secondo le cronache, una certa tensione: prima il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi avrebbe ventilato dimissioni in caso di voto negativo. Poi il primo ministro Matteo Renzi, mantenendo il refrain programmatico di questi tempi, ha dichiarato che il fallimento del progetto avrebbe portato alle sue, di dimissioni. Lo stesso Renzi ha esultato su Twitter al passaggio in aula del testo, dichiarando che “il pantano non ci ferma”.

La trappola della Commissione – Insomma, la situazione rimane più ingarbugliata che mai: cerchiamo pertanto di contestualizzare il voto di ieri. Le Commissioni rappresentano in maniera proporzionale maggioranza e opposizione, ovviamente coi limiti che il numero ben inferiore dei loro componenti comporta: tant’è che tra le due parti c’è un solo voto di distanza. E’ così che le defezioni di Mauro e Mineo sono state decisive (bastava votasse a favore uno solo dei due: in caso di parità il voto del presidente, Anna Finocchiaro del PD, vale doppio).

Riforme Mauro
Mario Mauro, Senatore di Popolari per l’Italia

L’ordine del giorno – Ma l’ordine del giorno non ha deciso i giochi: questi in primo luogo serve, come è facile intuire, a decidere di quali argomenti si tratta nella seduta, e in quale ordine. Ma a questo aspetto se ne aggiunge uno interpretativo: quello attraverso il quale si impegna il Governo a una certa lettura di una legge o di un progetto, o ad adottare provvedimenti specifici riguardo una legge. Insomma, ha una funzione di indirizzo Parlamentare molto importante: in questo caso a favore di una discussione verso un Senato elettivo.

Il voto sul testo – Quel che però è successo dopo va a smentire questo indirizzo. Dopo la sospensione dei lavori e la scelta di votare direttamente sul testo del governo, Mario Mauro ha votato a favore. C’è anche stato un voto in meno (27 contro i 28 precedenti, in una Commissione di 29 membri effettivi), nonché il puntello di alcuni senatori di Forza Italia, che ha blindato il testo (che probabilmente, a parità di altri voti, sarebbe passato lo stesso, ma con maggioranza risicata). Insomma, è evidente che dalla giornata in Commissione di ieri il dato rilevabile sia prettamente politico.

I ruoli di Forza Italia e Mauro – La stessa maggioranza del Pd ha infatti, attraverso il sottosegretario, braccio destro del premier, Luca Lotti, ricordato gli impegni di Forza Italia sulle riforme: il rischio di dimissioni (leggi caduta del governo) con il voto di Forza Italia avrebbe aperto una falla notevole nello “slancio riformista” che serve per il faticosissimo tentativo di Silvio Berlusconi di ritornare in gioco nell’agone politico: il possibile rientro nella maggioranza paventato nelle ultime ore (e poi smentito dopo le risposte negative) anche fa parte di questa tattica. D’altro canto lo stesso Mauro pare sia stato messo alle strette dal suo gruppo parlamentare. La sua generale contrarietà al testo proposto si scontrerebbe con il parere positivo della maggioranza interna. Da qui infine la decisione di rispettare il patto di coalizione votando a favore, pur ricordando che l’ordine del giorno andrà tenuto in conto: un punto su cui si prospettano molti scontri.

La palla all’aula – Il finale della giornata segna così un sospiro di sollievo per il Pd, per il quale è stato superato uno scoglio importante: la Commissione, coi suoi numeri risicati, era uno dei luoghi di maggior “rischio pantano” per l’obiettivo di riforma del premier. E, a una prima analisi, sembrano tenere i primi accordi con la minoranza del Pd sulle modifiche alle riforme. La palla passa all’aula, dove, a questo punto, si giocherà il più della partita. Certo, i numeri dovrebbero dare più tranquillità, ma è evidente che tra i vari gruppi politici al Senato ci sono ancora molte partite da giocare, e mettere d’accordo tutti sarà estremamente difficile: tra piogge di emendamenti e possibili fiducie, il singolo voto potrebbe ancora essere decisivo. Così la voglia di riforme di Renzi sembra ancora più appesa a un filo.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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