La riforma della giustizia: tra i crucci della maggioranza e l’incertezza sulla corruzione

29/08/2014 di Giacomo Bandini

Dalla pena pecuniaria per i magistrati che sbagliano alla prescrizione; dall'arretrato civile alle ferie dei giudici: vizi e virtù di una riforma complessa.

No ad una riforma a metà”. Queste le parole del ministro Alfano riguardo la tanto attesa riforma della giustizia in discussione oggi in Cdm. Ma la riforma è nata subito “a metà”. E sono le frasi di un altro ministro, Andrea Orlando, il nuovo Guardasigilli renziano che da mesi si sta esasperando di fronte ad una serie continua di rinvii e blocchi, a confermarlo. La maggioranza di governo, infatti, non è concorde nelle priorità da assegnare. Il vero blocco è rappresentato dalle nuove regole per la prescrizione e le intercettazioni, di cui la nostra giustizia penale si alimenta in maniera preponderante. Non è sicuro, dunque, che la strada di questa riforma giunga ad un vero e proprio cambiamento.

Magistrati davvero più responsabili? – Il vero specchietto per le allodole di questa riforma è rappresentato dalla questione sulla responsabilità civile dei magistrati. Probabilmente, secondo le briciole rilasciate piano piano dagli esponenti del governo, dovrebbe consistere in una pena pecuniaria.  Il ministro Orlando stesso ha lanciato la proposta di aumentare al cinquanta per cento dello stipendio la soglia di rivalsa dello stato nei confronti del magistrato che commette un errore durante lo svolgimento di un processo civile.  Specchietto per le allodole, in quanto la norma è già stata votata in un emendamento lo scorso maggio e, allo stesso tempo, non risulta così significativa ai fini di un cambiamento della struttura dell’intero sistema giudiziario. Una mossa quindi politica, utile a confortare molti sulle buone intenzioni del governo e della maggioranza, comprese le opposizioni Lega Nord e Pdl.

Il leader del Nuovo Centro Destra, nonché Ministro degli Interni, Angelino Alfano
Il leader del Nuovo Centro Destra, nonché Ministro degli Interni, Angelino Alfano

Processo penale, pochi cambiamenti – I veri nodi della riforma però sono le modifiche al processo penale e a quello civile. Nel primo caso lo scontro è anche interno alla maggioranza, e rischia di bloccare l’intero impianto, costituito da un decreto legge (sul processo civile) e 6 disegni di legge. Innanzitutto è stata prevista una riduzione delle possibilità di ricorrere in appello, limitata così a pochi casi da valutare di volta in volta. Nel caso della prescrizione, l’idea iniziale era quella di limitarla al solo primo grado, evitando il successivo conteggio. Fonti recenti indicano la prescrizione come “sospesa dal deposito della sentenza di primo grado fino al deposito della sentenza del grado successivo per un tempo comunque non superiore a due anni” e “dalla sentenza di secondo grado fino a quella definitiva per un tempo comunque non superiore a un anno”, modificando di conseguenza la legge del 2002 voluta dal governo Berlusconi contenente la cosiddetta prescrizione breve. Del capitolo intercettazioni si sa quanto scritto dal premier.  Verrà modificata solo la parte riguardante la pubblicazione di quelle riguardanti persone terze non indagate, che verrà vietata.

Processo civile, stop accumuli – Si passa, infine, alla parte relativa al processo civile di cui abbiamo già parlato su queste pagine. È stato comunicato che oggi dovrebbe uscire il decreto legge che prevede norme atte alla riduzione dell’arretrato civile: un cancro del sistema che provoca da sempre un numero infinito di danni economici e giudiziari. All’interno del decreto, poi, dovrebbero essere inseriti anche i punti inerenti il divorzio breve, la conciliazione obbligatoria per la risoluzione di alcune tipologie di conflitti civili e i nuovi tribunali di famiglia e impresa.

Molte parole, poche certezze –  Come al solito la costruzione di una nuova riforma avviene in uno schema tutt’altro che lineare e sicuro. La locandina ministeriale e governativa ha presentato l’ennesima rivoluzione, ma il raziocinio di chi è chiamato a giudicarla dovrebbe stare in allerta su ogni dettaglio. Uno degli slogan della riforma civile, in questi giorni, è rappresentato dalla volontà del governo di ridurre le ferie dei tribunali, nonostante in molti protestino, non a torto, il populismo di tale dichiarazione (non sono infatti tutti i tipi di processo ad essere interessati alle “ferie lunghe”). Questo è già un primo segnale di come viene condotta questo genere di operazione in Italia. Prima le frasi ad effetto, poi i fatti. Di cui però le tracce, in questo caso, dovranno palesarsi nelle prossime ore con provvedimenti concreti, anche più di quelli finora proposti.

E la corruzione? – Non è infatti un caso che si parli poco o nulla di corruzione. L’attenzione è tutta rivolta al civile e alla magistratura, parte integrante di un meccanismo malfunzionante. La perdita economica dovuta alla sola corruzione è stimata fra i 60  e i 100 miliardi. è indubbio che il processo civile sia importante allo stesso modo, ma non può essere l’unica priorità della riforma. Per ottenere un cambiamento significativo sarebbe utile agire contemporaneamente su altre due cause della rovina giudiziaria del Paese, la classe politica e il suo professionismo inamovibile e la semplificazione normativa quanto burocratica dei procedimenti, civili quanto penali. Non pare sufficiente inasprire il falso in bilancio e aumentare il potere del commissario anticorruzione, serve un dietrofront generale di una vecchia generazione politica che ha fallito: il rischio è di trovarsi davvero con l’ennesima riforma a metà.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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