Riforma della Pubblica Amministrazione: 44 punti, qualche riserva

09/05/2014 di Giacomo Bandini

Riforma Della Pubblica Amministrazione

Una lettera di speranza? – Dopo la presentazione in Consiglio dei Ministri della bozza di decreto legge sulla riforma della Pubblica Amministrazione, è stata fatta recapitare una lettera a tutti di dipendenti pubblici che contiene i 44 punti fondamentali per poter attuare un cambiamento significativo dei meccanismi inceppati della macchina burocratica. L’incipit è significativo: “Vogliamo fare sul serio. L’Italia ha potenzialità incredibili. Se finalmente riusciamo a mettere in ordine le regole del gioco (dalla politica alla burocrazia, dal fisco alla giustizia) torniamo rapidamente fra i Paesi leader del mondo. Il tempo della globalizzazione ci lascia inquieti ma è in realtà una gigantesca opportunità per l’Italia e per il suo futuro. Non possiamo perdere questa occasione.”  Tutto molto bello, ma riusciranno questi 44 punti a modernizzare davvero la mostruosa Pa italiana?

Le tre strade – La riforma dovrebbe seguire tre principali direttrici: la razionalizzazione e la valorizzazione del personale, la razionalizzazione dei costi e il raggiungimento dei principi di efficacia ed efficienza, nuove forme di trasparenza attraverso gli Open Data. Un progetto alquanto ambizioso, come ricordato in un precedente articolo. Proprio per questo le criticità potrebbero concentrarsi soprattutto riguardo alcuni punti nodali. Non è facile, e lo sappiamo bene, modificare radicalmente un sistema consolidatosi nel tempo. In Italia poi diventa un’impresa titanica. Di seguito si proverà comunque a comprendere dove si concentrano le novità più rilevanti e dove invece potrebbero sorgere dubbi o questioni spinose.

Riforma Della Pubblica AmministrazioneLe persone – Il primo punto per quanto riguarda la gestione e razionalizzazione del personale è anche il più importante e recita: abrogazione dell’istituto del trattenimento in servizio, sono oltre 10.000 posti in più per giovani nella p.a., a costo zero. Questo sistema permetterebbe a chi ha raggiunto definitivamente tutti i requisiti richiesti per ottenere lo status “pensionabile” di andare effettivamente in pensione, liberando ipoteticamente posti di lavoro per le nuove leve. Si pone però anche la questione relativa agli esuberi. Una parte dovrebbe essere risolta con l’estensione della mobilità obbligatoria, oltre a quella volontaria, ma non sembra affatto bastare. Se è vero che i dipendenti pubblici sono stimati a oltre 3 milioni di unità, una buona parte sono over, non è sufficiente l’introduzione forzata della mobilità. Mandare in prepensionamento, a indennità ridotta, un numero elevatissimo di persone per creare turn-over prevede costi ingenti e contrastanti con i propositi iniziali sui tagli ai costi totali. Per non parlare della questione esodati lasciata irrisolta dai tempi della riforma Fornero, e la Madia lo sa bene. Per quanto concerne i dirigenti i punti 10 e 11 pongono alcuni limiti e principi sulla durata degli incarichi e, francamente, su questo versante si sta procedendo nella giusta direzione.

Contro gli sprechi di Stato – La seconda via da percorrere è altrettanto ardua e i propositi partono in salita: riorganizzazione strategica della ricerca pubblica, aggregando gli oltre 20 enti (di ricerca ndr) che svolgono funzioni simili, per dare vita a centri di eccellenza. Non sono stati indicati quali nello specifico, ma successivamente, al punto 18, si parla di grossi cambiamenti anche nelle Autorità Indipendenti. È possibile presuppore la definitiva eliminazione del Cnel e del Covip. Spiccano fra le numerose voci la riorganizzazione della presenza dello Stato sul territorio, la riduzione delle Prefetture a non più di 40, l’accorpamento di AciPra e Motorizzazione civile e in particolar modo la riduzione delle aziende municipalizzate, veri covi di sprechi e corruzione. Anche in questo caso può essere sollevata qualche obiezione. Innanzitutto la previsione di risparmio stimata a oltre 3 miliardi è difficilmente ottenibile con queste misure a fronte della sopracitata questione esuberi e prepensionamenti in sospeso. In secondo luogo l’aggregazione degli enti di ricerca pubblica deve seguire criteri settoriali piuttosto stringenti, altrimenti si rischia di non distinguere gli enti inutili da quelli meno utili. Infine per quanto riguarda la riorganizzazione territoriale della Pa, il governo non pare andare verso l’auspicabile decentramento. Non è previsto infatti un significativo intervento degli Enti Territoriali, a partire dalle Regioni, nel processo di razionalizzazione della Pa. Inoltre fino a che la riforma delle Province non si configurerà in modo chiaro e razionale risulta arduo parlare compiutamente di decentramento amministrativo.

Un mondo aperto – Come direbbe Renzi “alla faccia dei gufi”, grillini soprattutto, si punta molto sulla trasparenza e gli Open Data. Introduzione del Pin del cittadino, la famosa unica identità digitale e trasparenza nell’uso delle risorse pubbliche diventano i punti cardine. Tutto molto bello, se non fosse omessa la situazione attuale italiana nel digital divide. Più del 50% della popolazione ha una scarsa conoscenza di Internet e dell’utilizzo di un Pc. Una buona parte non possiede nemmeno il collegamento al Web. Quanti dunque usufruiranno a piene delle nuove funzioni digitali della Pa?

Per consultare la lettera ai dipendenti pubblici si veda il link ufficiale: http://www.funzionepubblica.gov.it/lazione-del-ministro/rivoluzione-al-governo-/riforma-della-pa-la-lettera-di-matteo-renzi-e-marianna-madia-ai-dipendenti-pubblici.aspx.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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