Riforma del Senato: prove di autunno bollente per Renzi

08/08/2015 di Luca Andrea Palmieri

Tra gli emendamenti della Lega e l’opposizione interna a settembre si prospetta lo scoglio più duro da oltrepassare per il governo fino ad oggi. L’ipotesi elezioni non sembra più lontana, ed il caos istituzionale è dietro l’angolo

PD Renzi

Lo scontro sul Senato sembra prospettarsi l’ultima frontiera per il Governo Renzi, e non è una semplice metafora: tra le centinaia di migliaia di emendamenti presentati dalla Lega Nord e un fronte di opposizione sempre più ampio e deciso, la situazione sembra prospettarsi piuttosto nera per il leader del Pd. Insomma, sulla riforma del Senato l’ex sindaco di Firenze ci ha messo la faccia, ne ha fatto il centro focale del suo programma elettorale al tempo del congresso e non ha mai nascosto che la modifica dell’apparato istituzionale è uno dei suoi obiettivi primari. Insomma, se salta questa riforma, è più che lecito aspettarsi elezioni anticipate. Il che significherebbe un Governo di larghe intese piuttosto complicato.

Infatti è piuttosto improbabile che si vada al voto con l’Italicum: la nuova legge elettorale entrerà in vigore da luglio 2016, ed anticiparne la validità porterebbe diverse complicazioni. La prima è dovuta dall’assenza di un impianto per il Senato – non previsto, visto il tentativo di abolirne l’elettività – che andrebbe scritta in fretta e furia. Inoltre, dopo i guai costituzionali del Porcellum, non sarebbe affatto semplice creare un sistema che, vista la natura fondamentalmente maggioritaria dell’Italicum, permetta di avere la certezza di un risultato equivalente tra Camera e Senato e che soddisfi allo stesso tempo il giudizio della Consulta.

Insomma, è probabile che si finirebbe per andare al voto con la legge elettorale puramente proporzionale ereditata della sentenza della Corte del gennaio del 2014. Così, a meno di boom francamente improbabili, ci si troverebbe un Parlamento ben diviso tra Pd, centro-destra e Movimento 5 Stelle. Difficile, tra l’altro, pensare che Renzi lasci la leadership del suo partito, andando al congresso prima della naturale scadenza del suo mandato. Allo stesso tempo, c’è da capire come si svilupperà la situazione del centro-destra in questo periodo di grande forza della Lega di Salvini e di profondo declino di Forza Italia, con Berlusconi in testa. Essendo improbabile che il Movimento 5 Stelle accetti alleanze, il rischio è che, ancora una volta, l’unica soluzione possibile sia un Patto del Nazareno, con il problema che i numeri potrebbero non bastare a Pd e Forza Italia.

Sulla questione Senato, va detto, la battaglia è soprattutto politica: l’obiettivo delle opposizioni è principalmente quello di affossare Renzi. Il campo di battaglia dopotutto è quello ideale. I Senatori infatti sono chiamati a votare per la fine della loro funzione politica. Ergo, non c’è contesto migliore per creare ampi fronti d’opposizione: può sembrare un discorso eccessivamente semplice, ma bisogna tenerne conto. Ovviamente ognuno utilizza i suoi metodi. Forza Italia, Movimento 5 Stelle e minoranza Pd puntano su questioni di merito. I secondi, ad esempio, propongono da sempre di introdurre un impianto importante di referendum consultivi. Ma tutti, senza eccezioni, puntano al ritorno di un Senato elettivo.

Una richiesta politicamente legittima ma che, di fatto toglierebbe di senso alla riforma, sia da un punto di vista pratico che simbolico. In primo luogo perché difficilmente poi le competenze dei senatori non verrebbero riviste. Il loro ruolo, una volta eletti, resterebbe insensato senza un allargamento quantomeno a materie di coordinamento tra Regioni e Stato della spesa pubblica che vada oltre la semplice legge di stabilità. A livello simbolico poi è da ricordare la questione del compenso dei Senatori: nell’impostazione attuale i Consiglieri Regionali scelti non otterrebbero un salario ulteriore rispetto a quello previsto dal loro ruolo in Regione.

Insomma, l’impianto della riforma sarebbe in gran parte smontato, perdendo di senso. E francamente le parole di Vannino Chiti, che parla di “condizione per ampia maggioranza” una volta approvate le modifiche, paiono molto poco credibili. Sembra piuttosto in corso un movimento prettamente distruttivo: si inizia con i passi indietro e si va a finire con l’affossamento della riforma, ritornando di fatto al punto di partenza.

Diverso il discorso della Lega Nord che, coerentemente con le posizioni dure di Salvini, punta a un vero e proprio atto di “dittatura della minoranza” (nel senso più squisitamente politico): gli emendamenti, più di 500 mila– con Calderoli che minaccia salgano a quota 6,5 milioni – hanno come scopo solo quella di affossare la discussione in aula, allungando i tempi a dismisura e di fatto paralizzando il Parlamento. Un atteggiamento certo non da opposizione matura, che però bene si adatta alla politica dell’attuale Lega, ma che di fatto rischia di non portare da nessuna parte. Tant’è che il Senato ha i mezzi per sfoltire, a blocchi di migliaia, gli emendamenti non pertinenti (e Renzi ha già dimostrato di non farsi scrupolo in questo senso), e il tutto finirebbe per risolversi solo in una gran perdita di tempo. Non c’è dubbio che, nel mentre, si susseguirebbero accuse leghiste di autoritarismo e spreco inutile di risorse, ma finiranno per non avere altro scopo che non quello elettorale.

Intanto, con l’arrivo della metà di agosto, le ferie parlamentari sono alle porte. Può essere che per qualche giorno i toni si abbassino, ma non c’è dubbio che la macchina della trattativa politica lavorerà a pieno regime. Il fronte da seguire con più attenzione è quello di Forza Italia: Renzi avrà ancora qualcosa da offrire a Berlusconi? E l’ex cav. saprà tenere a bada l’ala oltranzista del suo partito? Queste sono già le prime questioni di un autunno politico che potrebbe rivelarsi più caldo che mai.

The following two tabs change content below.

Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
blog comments powered by Disqus