Riforma Boschi: perchè il contingentamento dei tempi era l’unica scelta possibile

24/07/2014 di Andrea Viscardi

Senato Italia

Il Presidente del Senato ha deciso, dopo le polemiche degli ultimi giorni, il contingentamento dei tempi per quanto concerne la proposta di riforma del sistema bicamerale del Governo: 135 le ore complessive per un testo che dovrà essere quindi licenziato non oltre l’8 agosto. Inutile riportare le reazioni delle opposizioni, come quella di Loredana De Petris (SEL) la quale, laconicamente, si chiede, se un fatto del genere fosse accaduto in Bulgaria, come sarebbe stato commentato dalla stampa e dalla politica estera. Senza considerare la marcia delle opposizioni (Lega, Sel, Movimento 5 stelle) al Quirinale, in serata, per protestare contro la scelta intrapresa.

Occorre, però, fare una riflessione. Poteva essere perseguita, a questa punto, una strada diversa? Chiariamoci, in termini di procedimenti, le opposizioni non hanno violato in alcun modo i regolamenti e i diritti a loro concessi, ma questo non è stato fatto neanche da chi ha scelto l’uso del contingentamento dei tempi. Ciò su cui bisogna riflettere, invece, è il diritto di un’opposizione di affossare in questo modo una riforma, con le ovvie conseguenze per l’esecutivo in carica, senza avere i numeri, de facto, per fermarla.

Pietro Grasso, Presidente del SenatoCerchiamo di entrare nel merito della questione. Migliaia di emendamenti sono stati presentati in aula, in gran parte solo da Sel. Ora, legittima la presentazione di ogni emendamento possibile e immaginario. Ma un ostruzionismo, per usare un termine quasi troppo rispettoso, nonsense, può essere accettato sino ad un certo punto. Legittimo e calcante il classico ostruzionismo in voga negli ultimi tempi ma, nel momento in cui si decide di arginarlo, nessuno può urlare allo scandalo. Nessuno avrebbe avuto nulla da ridire se gli emendamenti in questione avessero riguardato elementi concreti insiti negli articoli della riforma, con proposte costruttive e che rappresentassero le posizioni delle opposizioni. Allora, il numero, sarebbe stato molto più ridotto, gli emendamenti sarebbero stati votati e, quasi sicuramente, tutti bocciati a causa dell’insufficienza dei numeri di chi si oppone alla riforma proposta dal Governo.

La maggioranza degli emendamenti presentati, invece, erano delle vere e proprie perle di grottesco, ne riporterò, qui di seguito, solo qualcuno. Emendamento 1.161 […] sostituire, ovunque ricorrano, le parole: “Camera dei deputati” con le seguenti: “Coorte degli eletti”. Una versione più spiritosa, che ci ha strappato un sorriso, propone, invece, il termine “Ecclesia Nazionale”. O ancora, in riferimento all’articolo 12, il senatore Candiani ha proposto tre emendamenti con il fine di sostituire la formula “il giorno stesso” con “entro quarantotto ore”, “entro due giorni” e “immediatamente”. In riferimento agli eletti nelle circoscrizioni estere, sempre il magico Candiani ha invece proposto in un countdown a rovescio, che i dodici eletti previsti diventino, otto, sette, sei, cinque e così via. Insomma, un procedimento utile solo ed unicamente a sminuire e svilire il lavoro di chi, invece, prendendo la questione seriamente, si è impegnato – pur conoscendo con sicurezza quasi assoluta l’esito di un’eventuale votazione al proprio emendamento – a presentare testi di merito e concreti, non buffonate da quinta elementare. Queste sì, a proposito dell’uscita della De Petris, capaci di farci ridere dietro da tutta la stampa estera. A nulla sono serviti, neanche, i vari appelli rivolti ai capigruppo e non accolti perchè vi fosse una riduzione di tali proposte di emendamento, permettendo, quindi, una discussione serena ed evitando il contingentamento. 

Senato della RepubblicaLa questione, allora, è una, ed è molto semplice: è democrazia affossare una riforma che gode della maggioranza dei voti di un Senato nominato nelle ultime elezioni, proponendo una marea di emendamenti-truffa, contenenti perle di questo tipo? Perché, nel merito, vi sono alcuni elementi da considerare. In primis che, le principali regole tacite ma fondamentali di un sistema democratico, sono il rispetto e la serietà. Nessuno mette in dubbio che la riforma Boschi presenti un testo largamente migliorabile, anzi. Nessuno discute, neanche, che la posizione troppo intransigente e alcune dinamiche con cui il Governo si è posto sulla questione siano fortemente criticabili. Ma nel momento in cui tale testo deve essere votato in aula, e dal momento in cui gode dei voti e dl sostegno della maggioranza, permettere che la votazione avvenga, senza che sia rimandata all’infinito per merito di posizioni di minoranza portate avanti con emendamenti al limite del ridicolo – affossando, de facto, riforma ed esecutivo – è una questione, appunto, di responsabilità, serietà e rispetto delle regole democratiche. Magari non di quelle esplicite, ma di quelle insite tacitamente all’interno del sistema. Senza contare che il testo dovrà passare, nuovamente, dalla Camera. Ecco, allora, che il contingentamento, agli occhi di chi scrive, è molto più legittimo rispetto a quanto stava accadendo all’intero del Senato in questi ultimi giorni.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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