Italia e ricerca. Pochi investimenti, grandi potenzialità

26/05/2013 di Iris De Stefano

L’Europa e l’Italia stanno cercando di avvicinarsi all’obiettivo, ancora lontano, di porre la parola fine ad una delle peggiori crisi economiche degli ultimi cent’anni. Sebbene la strada sembri ancora lunga, proprio uno dei settori maggiormente colpiti dai tagli si rivela essere anche quello da cui ripartire: la ricerca.

Ricerca in Italia, Enea e InmriItalia, tra tagli e brain drain – Se la ricerca è stata infatti uno dei settori colpiti dai tagli obbligati dalla crisi, il nostro Paese vi dedicava investimenti molto limitati; circa l’1,25% del Pil contro la media del 2,1% dell’Eu-27, per non parlare del 4% della Finlandia e degli altri stati del Nord Europa. Di fatto l’Italia è terzultima per investimenti nel settore e, a partire dal 2007, il numero di pubblicazioni scientifiche è diminuito costantemente. Nel 2010, di 54.514 brevetti depositati in Europa, circa 4.423 erano italiani, quasi gli stessi depositati nel Regno Unito, numeri inferiori alla media europea e molto lontani daglii 8.700 francesi o dai 21.700 brevetti tedeschi. La mancanza di fondi, il perseverare di un sistema non propriamente meritocratico e le difficoltà di lavoro nel settore della ricerca scientifica alimentano, in modo non indifferente, il fenomeno del brain drain, più comunemente chiamato “fuga dei cervelli”. Per dare un’idea, una ricerca dell’Aspen Institute del Marzo 2012 afferma che, negli Stati Uniti – massima meta di emigrazione qualificata dal nostro Paese – “la quota di ricercatori che migrano verso il sistema accademico statunitense è molto elevata. La fuga dei cervelli italiana è un fenomeno che riguarda in modo particolare l’ambito della ricerca scientifica e tecnologica”. Nel 2008 erano circa 10.000 i ricercatori italiani negli Stati Uniti, cifra che senza ombra di dubbio è andata notevolmente aumentando con l’acutizzarsi della crisi (e dei tagli).

Il brevetto del Dr. Cotellessa – In un quadro certamente desolante ci sono però, appunto, anche delle notizie positive. L’INMRI infatti è l’Istituto Nazionale di Metrologia delle Radiazioni Ionizzanti, responsabile per la ricerca e lo sviluppo degli standard nazionali sulle radiazioni ionizzanti e fa parte dell’ENEA, l’Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. Il professor Cotellessa dell’INMRI, classe 1982, ha infatti sviluppato un  procedimento fisico-matematico, da poco protetto da brevetto, che permette di analizzare in modo più corretto quelle immagini che vengono acquisite da strumenti di indagine nucleari, con la possibilità di allargare il procedimento anche a immagini non nucleari come radar, TAC o radio ed ecografie. Gli utilizzi sono molteplici, nel campo sia della prevenzione sul lavoro (si pensi alle analisi di misurazione del grado di tossicità dovuto a radon, neutroni o simili negli impianti nucleari) e anche in quello medico. In campo medico e specificatamente in quello dei trapianti d’organi potrebbe, ad esempio, portare a riconoscere in modo automatico in un campione composto di cellule morte e vive, la percentuale di cellule vive, fondamentale nei test per la determinazione della compatibilità dei tessuti tra donatore e ricevente. Considerata Il brevetto, di proprietà ENEA, è stato quindi depositato il 13 dicembre 2012 con numero RM2012A000637.

Guardare al futuro – Quella appena riportata è solo una delle tante storie di eccellenza che caratterizzano il settore scientifico e di ricerca del nostro Paese che, nonostante i pochi fondi a disposizione, è in grado ogni anno di proporre scoperte non indifferenti. Un settore che andrebbe valorizzato molto più di quanto non si faccia oggi, cercando anche di fermare l’emorragia di giovani ricercatori verso l’estero. Giovani che spesso, lavorando al di fuori del nostro Paese, si affermano come luminari nei rispettivi settori. Per guardare al futuro con un occhio diverso, dunque, è fondamentale valorizzare e implementare le immense potenzialità già presenti nel nostro sistema. Potenzialità messe da parte e ignorate. Non è certo tagliando nell’istruzione e nella ricerca che un Paese può ripartire e affrontare il domani.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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