Il nuovo riccometro riuscirà a fermare i furbetti?

15/06/2013 di Giacomo Bandini

Una spiegazione di come funzionerà il "riccometro", a partire dal nuovo modello Isee

Arriva il nuovo riccometro.

Il via al nuovo Isee – Riccometro e redditometro. Due strumenti per contrastare le solite anomalie italiane. Il primo dovrebbe servire a scovare tutti i cosiddetti “furbetti del welfare”, il secondo a contrastare la mole incalcolabile di evasione fiscale. Oggi ci occuperemo del riccometro, che ha ottenuto dopo un periodo di lunghe valutazioni il via libera nella Conferenza unificata Stato-Regioni-Enti locali, proprio laddove si era arenato durante il governo Monti,bloccato anche dalla forte componente cattolica di governo, contraria alla sua introduzione. Nei prossimi giorni, sotto forma di Decreto ministeriale del presidente del consiglio (Dpcm), dovrà essere esaminato dalle commissioni in aula per poi arrivare al varo definitivo. Il punto di partenza dell’intero impianto legislativo è il nuovo modello di Isee, ossia l’indicatore della situazione economica equivalente, considerato il dato più rappresentativo sulla reale solidità di un nucleo familiare, in quanto include non solo il reddito ma anche il patrimonio comprensivo di proprietà mobiliari e immobiliari, oltre a considerare in termini concreti il numero di bocche da sfamare.

Addio all’anonimato – La prima lacuna colmata rispetto al vecchio Isee riguarda la titolarità dei conti correnti. Negli anni passati circa l’80% degli utilizzatori non dichiarava chi era titolare del conto corrente segnalato nella compilazione del documento. Ciò rendeva ovviamente complicato sviluppare un’efficiente rete di controlli da parte del fisco. Con il nuovo Isee viene resa obbligatoria l’indicazione del titolare di ogni conto riportato, compresi quelli dei figli. Un modo di aggirare questa previsione però rimane: è stato segnalato che basterebbe prelevare tutti i soldi dal conto prima di fare la dichiarazione e in seguito riversarveli. Un giochetto utilizzato a lungo in passato, contro il quale verranno istituite una serie di contromisure. Una serie di controlli incrociati è già stata prevista, e analizzerà tutti i dati forniti dagli utenti per scovare eventuali incongruenze nelle varie certificazioni annue.

Non solo soldi – Un’altra importante novità riguarda la composizione dell’Isee. Non verranno più indicati semplicemente conti correnti, proprietà immobiliari e informazioni generiche sul nucleo familiare. Viene reso obbligatorio informare dettagliatamente sul regime del portfolio familiare tout cour, comprensivo di titoli azionari, bot e investimenti vari, anche all’estero. Risulta rinforzato ulteriormente il sistema di registrazione del patrimonio immobiliare e di eventuali possedimenti al di fuori dell’Italia: una previsione strettamente connessa ai futuri sviluppi dell’Imu, senza escludere che quest’ultima possa in futuro essere effettivamente legata all’Isee.

Maggiore decentramento – Terza novità di rilievo sarà la possibilità per gli enti locali, in particolare i comuni, di avere un certo margine di discrezionalità nell’applicazione dei benefici e dei servizi da destinare alle famiglie meno abbienti in base al riccometro, soprattutto nel fissare le soglie minime, a partire dai posti negli asili nido per arrivare ai servizi sanitari come quelli erogati dalle Asl. Questo perché le graduatorie per poter ottenere agevolazioni su determinati servizi, competenze attribuite a livello locale, saranno stilate in base ad un meccanismo di controlli che si basa sul continuo flusso di informazioni fra Stato, Regioni e Comuni: un sistema che dovrebbe ridurre al minimo gli errori e scovare i furbetti, ossia coloro che da sempre, dichiarando il falso o non dichiarando affatto, usufruiscono dei benefit a scapito dei più virtuosi o spesso dei più poveri.

Last, but not least – Gli altri punti di discontinuità col vecchio Isee concernono la revisione di una serie di sgravi in stretta relazione alla situazione reale, come quelli sulle bollette, i libri scolastici e le badanti, nonché la possibilità di ottenere benefici concreti (ancora da determinare con chiarezza nella misura) come gli assegni familiari e i vari sussidi ancora vigenti. Di fondamentale rilevanza va segnalata la possibilità di cambiare l’Isee durante l’anno in caso di variazioni significative dello status familiare, ad esempio la perdita di impiego o l’acquisto di nuovi immobili.

Addio ai furbetti? – Dunque, in un Paese dove il vizio e la frode hanno superato ogni immaginazione, questo nuovo strumento del welfare si presenta come un importante passo avanti nella lotta ai soprusi. La speranza rimane quella di non vedere più nullatenenti con macchinoni e yacht che scavalcano i meno abbienti nell’assegnazione dei posti asilo o che pagano le tasse dell’università pubblica ai figli al pari di famiglie con redditi minimi. Tutto ciò potrà avvenire solamente se funzionerà il sistema di controlli e se gli italiani più ricchi si atterranno per una volta alle regole, senza fare i furbetti. Ed è giusto ricordare che usufruire di un servizio senza averne alcun diritto né la necessità toglie la possibilità a chi ne ha davvero bisogno. A buon intenditor, poche parole.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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