Responsabilità civile toghe, la nuova legge tra luci ed ombre

26/02/2015 di Laura Caschera

Cambia la normativa sulla responsabilità civile dei magistrati. Dopo anni di tentativi fatti di bilanciamenti tra opposte esigenze, con 265 sì, 51 contrari e 63 astenuti, la Camera ha approvato la tanto attesa riforma della Legge Vassalli. Tra luci ed ombre, un'analisi dei cambiamenti: è veramente ciò che serviva?

Riforma della Responsabilità Civile

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il Guardasigilli Orlando parlano di svolta epocale, “dopo anni di rinvii e polemiche”. Una riforma, quella della responsabilità civile dei magistrati, che non ha mancato di suscitare anche forti critiche, come quella del Movimento Cinque Stelle. Ma quale è stato l’iter della complessa riforma che, addirittura dal 1987, occupa un posto privilegiato nella cronaca italiana?

Fermo restando il principio della responsabilità indiretta – il cittadino cita lo Stato che si rivale nei confronti del giudice -, vengono ampliate le ipotesi di colpa grave, viene innalzata la soglia economica di rivalsa del danno – si passa dal massimo di un terzo dello stipendio alla metà – e si elimina il filtro di ammissibilità dei ricorsi. Viene cioè soppressa la verifica dei presupposti e la valutazione di manifesta infondatezza oggi affidata al tribunale distrettuale, che potrebbe fermarne il percorso a monte. Ogni ricorso farà il suo corso a prescindere.

Si ridelinea la portata della clausola di salvaguardia: pur confermando che il magistrato non risponde dell’attività di interpretazione della legge e di valutazione del fatto e delle prove, vengono espressamente esclusi da questo ambito di irresponsabilità i casi di dolo– in termini semplicistici e non esaustivi, l’intenzione di compiere o omettere deteminati atti o fatti – e colpa grave – ovvero profonda imprudenza, estrema superficialità o inescusabile negligenze – nonché la violazione manifesta della legge italiana e del diritto dell’Unione Europea.

Uno dei punti focali della normativa, è poi la responsabilità per colpa grave, che scatterà non solo nel caso in cui vi sia affermazione di fatti inesistenti o negazione di fatti esistenti, ma anche nei casi di manifesta violazione della legge italiana e del diritto dell’Unione Europea e di travisamento dei fatti e delle prove, oltre all’emissione di un provvedimento cautelare al di fuori dei casi ammessi dalla legge, oppure senza motivazione.

Tra i molti contrari spicca il parere dell’Anm, l’Associazione Nazionale Magistrati, “è un pessimo segnale la politica approva una legge contro i magistrati, mentre nel paese c’è una corruzione dilagante”. Il Presidente Sabelli arriva a parlare addirittura di “rivoluzione contro la giustizia”.

A queste critiche la politica non è rimasta indifferente. Il Ministro Orlando ha da subito chiarito che il Governo sarà pronto a correggere eventuali punti rimasti oscuri della normativa. Infatti, riguardo alla complessa questione del travisamento dei fatti e delle prove (cioè l’erronea valutazione dei fatti e delle prove), i lavori parlamentari, attraverso il richiamo ad un’interpretazione costituzionalmente orientata della norma, hanno chiarito che il “travisamento” rilevante sarà soltanto quello evidente e macroscopico, non richiederà quindi alcun approfondimento di carattere valutativo o interpretativo.

Ma allora, cosa può dirsi della nuova legge? La riforma si professa come risolutiva di problemi di contrasto con il diritto dell’Unione Europea, in seguito anche alla condanna che fu comminata all’Italia nel 2011 dalla Corte di Giustizia di Lussemburgo. Questa, in numerose sentenze precedenti, aveva già sottolineato quanto la situazione italiana non fosse in linea con le normative comunitarie, soprattutto riguardo alle questioni della responsabilità indiretta del magistrato e all’esclusione della stessa nei casi di interpretazione di norme di diritto o della valutazione di fatti e di prove. La necessità di un intervento normativo era, quindi, oramai ineludibile

Qualcosa, però, lascia perplessi: il punto focale, la responsabilità indiretta del magistrato, non è stato minimamente intaccato dalla normativa. Il tramite rimane sempre lo Stato, unico “creditore” del giudice. Inoltre, il timore che l’eliminazione del filtro di ammissibilità possa portare ad un “effetto boomerang”, così come paventato dal M5S, si fa sempre più strada, in quanto, eliminando un controllo “ex ante”, si rischia di appesantire ancora di più le già calcate aule dei tribunali con ricorsi spesso privi dei requisiti base ed essenziali.

Ciò che sorprende ancora di più è l’annuncio fatto da Palazzo Chigi: “tra tre mesi faremo il tagliando”. Queste le intenzioni palesate in aula dal Ministro Orlando e dall’ex toga Pd Donatella Ferranti, che parla di un “monitoraggio necessario”, ammettendo che bisognerà effettivamente verificare il “funzionamento del filtro”. Proprio questo filtro sembra essere il pomo della discordia tra Governo e toghe, quella questione che la politica tenta di arginare con la promessa della “verifica del buon funzionamento” del sistema.

E se in realtà la riforma Vassalli si è rivelata piuttosto inefficace, portando dal 1988 solo a 7 condanne effettive, la nuova normativa non sembra poter rispondere in maniera adeguata alle esigenze del cittadino, dal momento che proprio i punti centrali, il travisamento e il filtro, sono quelli per i quali il Governo riserva i propri atteggiamenti più timidi e propensi al cambiamento.

 

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Laura Caschera

Nasce a Roma nel 1990. Si diploma al Liceo Classico “Luciano Manara” e nel 2014 si laurea in Giurisprudenza presso la facoltà “Roma Tre”. Coltiva da tempo la passione per l'arte, la musica e lo spettacolo. Ha frequentato la scuola romana di teatro “Teatro Azione”
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