Report ONU: lo stato dell’insicurezza alimentare nel mondo 2015

28/05/2015 di Eugenio Frisetti Carpani

Secondo un Report dell’ONU, pubblicato congiuntamente dall'Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), dal Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) e dal Programma Alimentare Mondiale (WFP), negli ultimi 25 anni circa 200 milioni di persone in meno soffrono la fame.

Lo stato dell'insicurezza alimentare nel Mondo

La Nazioni Unite hanno riferito mercoledì che, al contrario del lontano 1990 in cui il numero globale di persone che soffrivano la fame era di circa un miliardo, oggi la fame si soffre di meno, o meglio, sono meno le persone che ne soffrono (circa 795 milioni in tutto il mondo).

Ciò che colpisce di più è il fatto che nelle regioni in via di sviluppo il numero delle persone che soffrono la fame sia sceso dal 23,3 per cento al 12,9 per cento della popolazione. Il raggiungimento di tale esito è da considerarsi, secondo la FAO, un grande risultato positivo che, nel corso degli anni, tenderà a diminuire ancora permettendo alle regioni più povere e ai paesi sottosviluppati di intraprendere un percorso istituzionale ed economico volto alla creazione di un sistema quanto meno autosufficiente dal punto di vista alimentare. Tuttavia, dichiara la FAO, molto lavoro resta da fare per sradicare la fame e raggiungere la sicurezza alimentare in tutte le sue dimensioni. Il rapporto 2015 stima non solo i progressi già realizzati, ma anche individua i problemi da risolvere nell’immediato e fornisce linee guida sulle politiche da dover approvare in futuro.

Il Report mette in luce che 72 delle 129 nazioni monitorate dall’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura hanno efficacemente ed effettivamente raggiunto l’obiettivo di dimezzare la percentuale di persone che soffrono la fame all’interno delle loro popolazioni, come affermato dai cosiddetti Obiettivi di Sviluppo del Millennio stabiliti dalle Nazioni Unite nel 2000. Inoltre, le regioni in via di sviluppo che in questi 25 anni, rassicurano dalle Nazioni Unite, hanno mancato il bersaglio risultano essere solo un piccolo margine che tende o tenderà inesorabilmente all’estinzione.

La quasi-realizzazione di uno degli otto Obbiettivi di Sviluppo del Millennio ci mostra che siamo in grado addirittura di eliminare la piaga della fame nel corso della nostra vita “, ha dichiarato José Graziano da Silva, direttore generale della FAO, annunciando il rapporto: “Lo stato dell’insicurezza alimentare nel mondo 2015“. Il rapporto ha attribuito la riduzione della fame in parte alle condizioni politiche stabili e alla crescita economica che in molti paesi (leggi Asia orientale, Sud-Est e l’Asia centrale, l’America Latina e Caraibi) si è susseguita anno per anno favorendo il consolidamento istituzionale, ma anche la crescita della produttività agricola, i mercati (tra cui il commercio internazionale) e la protezione.

Nonostante tutto, però, il rapporto ha anche illustrato gli errori economici e sociali, soprattutto in alcune parti dell’Africa, grazie ai quali, in alcune regioni, più di uno su tre persone soffrono la fame. Ventiquattro paesi africani, dice il report, attualmente devono affrontare il doppio delle crisi alimentari il doppio del 1990. Infatti, riutilizzando le stesse parole del report, “eventi climatici estremi, calamità naturali, instabilità politica e conflitti civili hanno impedito ogni progresso“. Il rapporto ribadisce inoltre che la fame sofferta nei paesi sotto una crisi politica prolungata è stata più di tre volte superiore che altrove, soprattutto se si prendono in considerazione i paesi con un PIL inferiore.

 

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Eugenio Frisetti Carpani

Nasce a Roma nell’Ottobre del 1993. Si arruola nella marina militare italiana all’età di 16 anni frequentando il liceo classico alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. Si iscrive, poi, al corso di laurea triennale in Politics, Philosophy and Economics alla LUISS Gudo Carli. Da sempre interessato agli organismi sovranazionali, alle istituzioni comunitarie e, in particolare, ai rapporti di sicurezza fra NATO e Unione Europea.
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