Renzilvionomics, una strada percorribile?

14/08/2014 di Giacomo Bandini

Sempre più insistenti le voci che vedrebbero Silvio Berlusconi pronto a tendere la mano a Renzi per portare avanti, insieme, le riforme economiche. Ma a che condizione?

Renzi e Berlusconi

Qualche avvisaglia si era verificata giorni fa. Precisamente due, quando Renato Brunetta ha rilasciato un’intervista al Corriere in cui parlava di senso di responsabilità soprattutto sui temi economici tanto sentiti. Le riforme attese, infatti, non sono ancora arrivate e Renzi si trova stretto su vari fianchi da amici e nemici. A venirgli incontro però è una delle persone meno attese o gradite, ossia il “nemico” di sempre Silvio Berlusconi. È di oggi la notizia che questi starebbe elaborando un altro patto da proporre al premier, un vero e proprio patto per l’Economia. Dopo quello del Nazareno, giunto a buon punto ma che entrerà nel vivo solo con il proseguo del discorso Italicum, potremmo assistere ad una nuova fase politica, fatta di accordi bipartisan e con un Cavaliere ritornato – come da lui previsto – protagonista.

Il Cavaliere errante – Le parole del capogruppo di Forza Italia alla Camera suonavano così: Renzi deve sbrigarsi a procedere nel senso di una deregolamentazione del mercato del lavoro, accompagnata da un abbassamento della pressione fiscale. Se tutto ciò si verificherà, allora potrà contare sul sostegno di Berlusconi. Quest’ultimo, secondo varie testimonianze, sarebbe già in fibrillazione dall’assoluzione incassata al processo Ruby, vero e proprio punto di svolta della politica italiana che ha permesso all’uomo di Arcore di riacquistare forza e visibilità. Come emergerà, prepotentemente, dopo la pausa estiva.

Matteo RenziMeno tasse e debito – I punti della concordia per una politica economica condivisa per ora sono solamente ipotizzabili, ma è utile provare ad individuarne le linee generali in base alle poche informazioni a disposizione. In primis si potrebbe immaginare un ritorno alla spinta liberale dei primi tempi berlusconiani, quel liberalismo tanto forte nel 1994 e scemato, via via, a semplice filastrocca nei governi successivi. Sicuramente, da questo versante, le proposte comuni dovranno vertere su un taglio deciso delle tasse – soprattutto a livello d’impresa – e sulla restaurazione del debito pubblico cara al centrodestra. Non a caso, come reperibile anche on-line e su Formiche, un e-book pubblicato dal fedelissimo Capezzone va proprio in questo senso.

Parametri scomodi – Al secondo posto il tavolo di confronto potrebbe vertere sull’influenza comunitaria nell’economia italiana e sulle risposte da trasmettere alla Troika. Da sempre in posizione critica verso Angela Merkel e un sistema europeo germanocentrico, Berlusconi e i suoi hanno spesso posto l’accento sulla validità reale dei parametri imposti nei Trattati. Un discorso che, in realtà, Renzi non disprezza. Ma è altresì vero che la posizione del premier verte, sin dal primo giorno di mandato, sulla fedeltà ad un’Europa che sì deve cambiare, ma che vedrà l’Italia rispettare i propri impegni. In ogni caso, visto anche le notizie recenti provenienti dalla Germania (-0,2 Pil), non è da escludere una presa di posizione forte sugli stringenti vincoli, che piacerebbe, eccome, anche a Forza Italia.

Lavoro e strategia – Terzo e ultimo, ma non per importanza, la questione lavoro. Centrali soprattutto la rovente questione dell’articolo 18 – tanto cara al ministro Alfano – ma anche il problema occupazione, tanto caro agli italiani. Il ministro dell’interno e il proprio seguito, difatti, devono essere ricondotti all’ovile in maniera più decisa per poter affrontare compatti una futura tornata elettorale (la prima sarà in Calabria). Quale occasione migliore se non discutere, assieme, magari in pieno accordo, sull’abolizione di un pilastro della vecchia sinistra che perfino Renzi ha definito “un vecchio totem ideologico”. Sull’occupazione invece si cercherà di fare meno tattica e più concretezza. Le idee ci sono e procedono in parallelo fra governo ed esponenti di Forza Italia: incentivare le assunzioni è imperativo.

Passaggio obbligato per Renzi? – Quali spazi aprirebbe allora un futuro patto per l’economia nazionale? Una prima considerazione verte sul doppio filo che lega Renzi a Berlusconi. L’agenda politica governativa va infittendosi e il prossimo autunno sarà davvero caldo. Con numerose fronde interne, il segretario del Pd, dovrà fare sempre più i conti con le maggioranze parlamentari. Per mostrare di essere un vero governo e partito del “fare” ha bisogno di numeri consistenti e, magari, di ricorrere un po’ meno alla questione di fiducia sui decreti. Ecco, allora, spuntare la mano tesa di Forza Italia.

Una mano pericolosa però. Berlusconi, fresco delle vittorie personali, cercherà ovviamente di far passare come un proprio successo l’eventuale passaggio di riforme contenute nel patto, mettendo in risalto come il decisionismo renziano valga poco o nulla senza di lui. Una seconda considerazione va indirizzata al nuovo corso del centrodestra italiano. Finalmente il partito del Cavaliere sta uscendo dal lungo letargo vissuto fin ora. Le idee stanno tornando a circolare e, bisogna ammettere, alcune pur scopiazzate e ritrite non paiono nemmeno tanto lontane dalla strada giusta delle riforme necessarie a migliorare la situazione. Forse la data di morte del centrodestra andrà spostata un po’ più in là o forse, più semplicemente, non è ancora arrivato il tempo per un requiem finale.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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