Renzi-Ue, la volontaria esasperazione dei toni

21/01/2016 di Edoardo Berretta

Quando puntare i piedi è la tendenza del momento

Renzi, Roma

Proprio pochi giorni fa Jean Claude Junker parlava, nella conferenza stampa sulle priorità della commissione per l’anno a venire, delle molte difficoltà che l’Unione Europea si è trovata ad affrontare nel corso del 2015. «Sono certo che saranno altrettante le sfide da affrontare quest’anno», ha aggiunto, profetico, il presidente della Commissione, che infatti a sentire la cronaca di questi giorni, deve avere un agenda fitta di impegni. Si aggiungono dunque alle crisi (per lo più irrisolte) dello scorso anno: l’apparente collasso dell’accordo di Schengen, il misterioso caso “Brexit” e le forzature al  processo di revisione costituzionale del governo Polacco (con queste ultime che, in particolare, sembrano infastidire molto il Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk).

Ad aggiungere carne al fuoco, è il governo Italiano, evidentemente desideroso di far parte a sua volta dell’agenda delle istituzioni. Negli ultimi giorni, infatti, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi si è circondato delle attenzioni di Bruxelles in merito al suo “malumore” nei confronti delle policies dell’Unione, creando un caso mediatico che probabilmente, fa male tanto alla Commissione quanto a sé stesso.  Al di là del merito del dibattito, è forse l’eccessiva asprezza dei toni che può concedere uno spunto di riflessione. L’Unione appare infatti l’esatto opposto del classico “carro dei vincitori”: tutti, invece di voler salire, vogliono scendere. Stare sul carro risulta ormai sconveniente a livello mediatico, e pare impossibile per gli attori politici del nostro paese poter esprimere disaccordo con le politiche comunitarie senza trascendere in pungenti scontri verbali.

Troppo spesso e con troppa leggerezza al carro vengono scaricate responsabilità per poter salvare pochi punti nei sondaggi e nel consenso. Una direzione dettata dai movimenti anti-europeisti ma che adesso risulta come il trend generale dell’approccio agli affari europei. Come successe nel Regno Unito, dove la buona tornata elettorale dello UKIP spinse i Conservatori di Cameron a promettere il referendum sulla cosiddetta “Brexit”. Allo stesso modo il governo italiano ha deciso di alzare un po’ i toni del dibattito sulla scia di un filo-populismo improvvisato e forse inadatto. Probabilmente un autogol per il primo ministro che ha infatti immediatamente raccolto le repliche dei membri del Ppe: «Renzi ha a vilipenderci e criticarci ogni volta che può. Un comportamento sbagliato, che non capisco» ha detto Junker.  Una dichiarazione tristemente adatta anche a definire molte delle “considerazioni” dei membri di Forza Italia nei confronti della UE. Spesso i Forzisti perdono la bussola e si dimenticano di appartenere alla famiglia dei popolari europei come spesso il Ppe si scorda spesso di tirare le orecchie a chi dei suoi associati professa un idea a Bruxelles ed un’altra in patria.

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