Tutti contro Letta, sull’asse Renzi – Berlusconi

03/01/2014 di Andrea Viscardi

Matteo Renzi, la riforma della legge elettorale e Silvio Berlusconi

Legge elettorale ed elezioni anticipate. Le vuole il nuovo Segretario del Partito Democratico, le vuole Silvio Berlusconi, ma anche il M5S. Di cosa stiamo parlando? Le elezioni. Sembrerà assurdo, ma oramai il governo gode del sostegno (quello vero), a livello di vertici partitici, solamente di Scelta Civica e Nuovo Centrodestra. Non c’è dubbio – ma questo è evidente da alcuni mesi – che il grande disegno voluto quasi un anno fa dal Presidente Napolitano sia giunto al capolinea. L’esecutivo in carica non porterà a termine alcuna delle riforme tanto discusse nell’ultimo anno. La colpa, sia chiaro, non è di Re Giorgio, ma di una politica tutta – le responsabilità non sono neanche tutte in capo ad Enrico Letta – che non sa essere lungimirante, efficace e concreta nel bene del Paese. Così, in questo 2013, si è parlato di tutto. Dalla riforma del bipartitismo perfetto, passando per quella dei vertici istituzionali, delle province, sino ad arrivare a quella elettorale. Tutto quello che rimarrà, probabilmente, se il Senato approverà, sarà un incipit di riorganizzazione del sistema delle province – che non può certo chiamarsi riforma – e poco più.

La solitudine dei numeri uno. Così, Enrico Letta ed Angelino Alfano si ritrovano sempre più circondati da un Matteo Renzi che, dopo pochi giorni di assestamento, è subito partito alla carica, approfittando dei canali mediatici e di tutta la libertà di movimento che può essere data dall’essere al di fuori delle istituzioni. La proposta di riforma del sistema elettorale attraverso un sistema maggioritario, ma ponendo tre possibili alternative (sistema spagnolo, Mattarellum con premio o doppio turno di coalizione) sembra aver fatto breccia, in primis, su Silvio Berlusconi. Il leader di Forza Italia, infatti, si è dichiarato disponibile, a patto che, subito dopo l’approvazione della legge elettorale si torni immediatamente alle urne. Il che, alla fine, è esattamente ciò che vuole Renzi. Se così sarà non si tratterà certo di un accordo esplicito, quanto di una tacita intesa che non comprometterebbe la posizione del Sindaco di Firenze, che continuerà, imperterrito, a non palesare (almeno a parole) la sua intenzione di tornare al voto il prima possibile.

La nuova leadership. L’effetto primarie, infatti, è stato capace di far recuperare al leader del PD qualche punto sulla coalizione di centro-destra, ma il risultato sarebbe, secondo gli ultimi sondaggi, un pareggio. Una situazione, dunque, che potrebbe permettere a Berlusconi di giocarsi il tutto per tutto qualora entro aprile si tornasse alle urne. In realtà, entrambi, sono consapevoli che, qualora si volesse andare ad elezioni anticipate, la scadenza non potrà essere posta più in là di maggio, perché portare lo Stato a votare in concomitanza con l’inizio o, ancor peggio, durante il semestre di presidenza italiano a Bruxelles, potrebbe quasi essere un suicidio per due leader che vorrebbero andare in Europa a ridiscutere parecchi punti. Letta ne è consapevole: se riuscirà a resistere sino a fine maggio in carica, allora difficilmente il governo non festeggerà il 2015.

Una missione impossibile? Forse, ma non dimentichiamoci come sia il Parlamento a votare la fiducia, e per Renzi dare l’ordine opposto potrebbe portare qualche piccolo problema interno al Partito. Difficilmente, in questo caso, il governo reggerebbe, ma potrebbe emergere un gruppo di franchi tiratori capaci di dare un brutto colpo al partito, un grande autogol in chiave elettorale.

Effetto europee. C’è un altro fattore di cui tener conto per capire la fretta di Renzi di recarsi alle urne: le elezioni europee. Queste potrebbero ridisegnare nuovi equilibri non solo nel Parlamento europeo, ma anche nel clima politico italiano, con il rischio che le forze euroscettiche, tra le quali presumibilmente si dovrà inserire proprio Forza Italia, possano guadagnare una vetrina non indifferente. Renzi non può dunque permettersi passi falsi, altrimenti il PD rischierebbe di ripetere quanto avvenuto a febbraio di un anno fa.

E Grillo? Il M5S, intanto, sta alla finestra e tace. D’Incà ha intimato ai suoi di non rispondere in alcun modo alla lettera aperta di Renzi sulla riforma elettorale, poiché sarà il Movimento a rispondere compattamente. Per alcuni è stata una mossa per evitare eventuali uscite favorevole di alcuni parlamentari pentastellati, per altri, invece, anche ai vertici si sta pensando di scendere, per la prima volta, a patti: sì alla riforma, ma a patto che il giorno dopo si sciolga il Parlamento. La prima, però, sembra la spiegazione più plausibile.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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