Renzi vince le primarie del Pd: è subito tempo di scelte

09/12/2013 di Luca Andrea Palmieri

Matteo Renzi è il nuovo segretario del Partito Democratico. E’ questo il risultato delle primarie aperte che ieri, fino alle 20, hanno visto circa due milioni e mezzo di persone andare alle urne per decidere il futuro del centro-sinistra. Il sindaco di Firenze ha vinto con un ampio margine: il 67,8% dei partecipanti ha messo la X sul suo nome, mentre Gianni Cuperlo si è fermato al 18% e Pippo Civati, che più di tutti era stato convincente nel confronto su Sky, ha raggiunto il 14,3% dei voti.

L’82% per il cambiamento – Il risultato è senza ombra di dubbio importante: non tanto per la vittoria di Renzi in sé, che era abbondantemente prevista, ma per tutt’una serie di significati che la accompagnano. Le primarie del Partito Democratico consegnano il partito per la prima volta a un personaggio non proveniente dalla dirigenza storica, e soprattutto, ad un candidato accusato negli ultimi anni di non essere davvero di sinistra. Segnano quindi la sconfitta dell’élite dirigenziale che ha dominato, divisa in litigiose correnti, gli ultimi 20 anni. Il risultato di Renzi e Civati, insieme, supera l’82%, a riprova della voglia di cambiamento.

Cuperlo-Civati
Gianni Cuperlo e Pippo Civati

La sconfitta dei “vecchi”  – Il 18% di Cuperlo trascina nel baratro della minoranza una serie di nomi ben più noti: da D’Alema, passando per la Bindi, arrivando fino a Bersani, ma anche Veltroni. Una situazione simbolicamente messa in evidenza a Foggia, in quel profondo sud dove “i vecchi” hanno sempre avuto la meglio: nel seggio dove si affrontavano Ivan Scalfarotto, vice presidente del Pd e Massimo D’Alema, il renziano ha preso il 47,2%, contro il 28,9% del “leader Maximo”. La grandezza del risultato di Renzi, in particolare contro i suoi competitor storici, si misura soprattutto nelle regioni rosse: nell’Italia centrale ha vinto con una media del 73,4%, con un 78,5% nella sua Toscana. Sarà da vedere quali saranno le reazioni: Cuperlo ha subito dichiarato che “nessuno scenderà da questo treno”. Sarà davvero così, o ci saranno dei tentativi di sabotaggio?

Civati in crescita – Vince Renzi, ma prende peso anche Pippo Civati. Era evidente che i suoi proclami degli ultimi giorni, il “vinciamo noi”, serviva a trascinare più votanti possibili alle urne. Il gioco non è riuscito: per un candidato che ha un grande appeal tra i giovani, gli under 30 alle urne sono stati pochi. Eppure i sondaggi, sino al confronto televisivo, vedevano l’ex renziano intorno all’11%. Il 14% raggiunto, quindi, è un forte indice di una campagna elettorale ben gestita. Il lombardo giocava contro un candidato sostenuto da tutta la dirigenza (si pensi al sostegno dei sindacati) e a un Renzi che aveva quasi quattro anni alle spalle, passati  nel tentativo di crearsi uno spazio che, complici i disastri totali dell’ultimo anno del centro-sinistra, era difficile togliergli. Dunque il risultato è buono: i soli quattro punti di differenza da Cuperlo sono una base per il futuro, soprattutto contando che nel suo nord è riuscito ad ottenere il secondo posto.

Il tempo dei fatti – Ad ogni modo, il difficile per Renzi viene adesso. La vittoria delle primarie, non significa avere in mano al 100% il partito. Veltroni nel 2007 vinse con il 76% delle preferenze, e si sa com’è andata a finire. Certo, i presupposti sono cambiati rispetto ad allora: l’ex sindaco di Roma fu il segretario di un Pd nascente, ed aveva come primo compito quello di mediare e riunire le diverse anime che venivano dalla sinistra e dai moderati. Un’impresa che si è rivelata impossibile. La preferenza che gli elettori del centro-sinistra hanno dato a Renzi viene invece proprio dalla necessità di lasciarsi alle spalle quelle macerie, per creare qualcosa di effettivamente diverso dal melange mal riuscito di Ds e Margherita. Dopo anni di parole e di immagini evocative è arrivato il tempo per il neo-segretario del Pd di passare ai fatti, e di dimostrare che il cambio di rotta da lui spesso evocato è qualcosa di concreto. La situazione con cui si deve confrontare non è certo delle più facili.

Il primo ministro Enrico Letta
Il primo ministro Enrico Letta

La situazione attuale – Il sistema istituzionale è vicino al collasso, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che potrebbe provocare, in attesa delle motivazioni, un forte scontro tra l’opposizione  ed i parlamentari eletti con il premio di maggioranza. Al Senato, i membri di area renziana sono in quota tale da permettergli di tenere in mano le sorti del governo, indipendentemente dagli altri, che comunque dovrebbero attenersi alle sue indicazioni, pena il caos (e con il Pd non si sa mai). Insomma, sulla legge elettorale si gioca subito una delle questioni più importanti, e la fermezza con cui il neo-segretario si porrà sulla questione deciderà subito molti dei giochi che il futuro Pd potrà permettersi di fare. Che da questa sia deciso l’appoggio all’attuale governo poi non è del tutto scontato. D’altronde il rapporto con Letta è uno dei maggiori interrogativi che lo aspetta: nelle ultime settimane si sono susseguite voci di accordi, scontri, dubbi e paure. Fatto sta che, se il governo andasse avanti, il rischio per Renzi è che un suo sostanziale fallimento rischierebbe di venire identificato con la sua gestione della segreteria, erodendo subito la sua posizione. Per il sindaco di Firenze dunque si dovrebbe prospettare un inizio col botto: se riuscirà a imporsi subito, chiedendo riforme incisive e immediate, anche a costo di far cadere il governo qualora le cose non andassero come intende, allora le prospettive di elezioni potrebbero non fare paura. D’altronde va ricordato come – data la magnitudine del cambiamento che l’elettorato sembra sempre di più volere – per il Pd sia veramente l’ultima possibilità. Un ennesimo fallimento anche da parte di chi più di tutti ha invocato il cambiamento (e più si discosta, nell’ambito delle sinistre, dalle idee e dalla concezione di partito della classe dirigente uscente) significherebbe per il Pd essere condannato al declino.

Una nuova stagione politica? – In ogni caso, sembra evidente l’affacciarsi di una nuova stagione politica: l’avvento del Movimento 5 Stelle, l’interdizione di Berlusconi e la vittoria di Matteo Renzi fanno si che il paese si avvii verso cambiamenti radicali. Quale il panorama futuro? Sarà il tempo a dirlo.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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