Renzi, l’Emilia e il garantismo post-berlusconiano

12/09/2014 di Edoardo O. Canavese

Il caso Bonaccini segna un cambio di passo nella politica del PD, con una conseguenza non da poco: la magistratura non è più un blocco intoccabile, per la sinistra.

Un’inchiesta che rischiava di determinare un terremoto politico nel Pd, pare oggi la migliore occasione per Renzi di rottamare uno dei più asfissianti limiti ideologici della sinistra italiana, il giustizialismo. Tra sempre più frequenti esibizioni di garantismo e scontri dialettici ai limiti della rissa con i sindacati dei magistrati, ecco come cambia il rapporto tra sinistra e giustizia, all’insegna di scaramucce e accuse di rappresaglia.

Il caso Bonaccini – Stefano Bonaccini, segretario emiliano del Pd e candidato alle primarie per la Regione, forse ne avrebbe fatto volentieri a meno, ma rischia di divenire il simbolo di una sinistra italiana che recide gli ultimi ponti con una tradizione ideologica ventennale. Nato esponente di punta di quella Ditta bersaniana rustica culturalmente e assai limitata elettoralmente, oggi è rappresentante del renzismo della seconda ora e, con la stessa coriacea sicurezza esibita di fronte ai tanti che lo accusavano di aver tradito la Ditta per Renzi, afferma all’uscita dalla procura di Bologna dalla quale è stato indagato: “Spese pazze? Sono determinato a proseguire, posso uscirne più forte”, Nessun passo indietro, dunque, i veri giudici saranno gli elettori.

Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano
Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano

Garantismo della seconda ora – Il termine “spese pazze” risulta alquanto inappropriato, trattandosi di 4300 euro in cene e rimborsi chilometrici nel corso di 19 mesi, ma non è questa la sede per discutere nel merito. Risulta piuttosto  interessante evidenziare il cambio di passo ideologico che la burrasca giudiziaria che ha già messo fuori gioco anche l’altro candidato alle primarie emiliane, Matteo Richetti, sta determinando in un partito da sempre piuttosto timido sul tema della giustizia. Il Pd si sta collocando su posizioni inequivocabilmente garantiste, come già si era potuto registrare in occasione della condanna in appello (dopo l’assoluzione in primo grado) dell’ex governatore emiliano Vasco Errani, dimessosi ma ancora oggi osannato da colleghi e militanti; come nel caso dell’indagata Francesca Barracciu, costretta sì a rinunciare alle regionali sarde pur uscita vincente dalle primarie, ma successivamente indicata come sottosegretaria dal governo Renzi, in nome della presunzione d’innocenza e del renziano principio della rottamazione in senso lato, anche ideologica, anche a favore di un garantismo post berlusconiano.

Mai più Penati – Non ci s’illuda, i Penati, sfortunatamente per il Pd, ci saranno sempre. Nella speranza del PdR, Partito democratico di Renzi (cit. Ilvo Diamanti), non ci sarà più l’imbarazzo che seguì l’accusa di corruzione per l’ex presidente della provincia di Milano. Perché il reiterato ricorso allo sterile giustizialismo contro il nemico politico, nella fattispecie Silvio Berlusconi e la moltitudine degli inquisiti di centrodestra, vale meno di niente se poi ci si ritrova di fronte casi di uguale se non più grave malaffare politico, e Bersani, che si ritrovò negli anni dell’inutile Ruby gate quel Penati in segreteria, lo sa meglio di chiunque altro. Abbandonare l’integralismo togato significa non solo smarcarsi da una stagione culturale politicamente fallimentare, ma crescere, e guardare ad un corpo come quello della magistratura non come un alleato politico od un sodale corporativistico, ma ad un interlocutore istituzionale, passabile di critiche, perfino di riforme “antipatiche” alla categoria.

Rappresaglia togata? – E’ questa la chiave di lettura cui taluni nel Pd sono tentati di dare alle inchieste emiliane. Tra questi potrebbe ascriversi Matteo Renzi, che con un tweet di fuoco stamane ha risposto a tutti coloro i quali ne criticavano il silenzio pilatesco: “I candidati del Pd li scelgono i cittadini con le primarie, non soggetti esterni”. Tradotto, magistratura stai serena, e sulle indagini bolognesi e sulla riforma della giustizia. Un’accusa, quella di rappresaglia ad esponenti di spicco del partito al governo e promotore di una riforma nient’affatto gradita agli addetti ai lavori, che ricorda un malcelato berlusconismo, ma che, d’altro canto, non pare nemmeno tanto forzata, considerati i toni battaglieri dell’Associazione Nazionale Magistrati che ha definito il piano del ministro Orlando “inefficace, deludente e punitivo”. Dura che vi sia qualche spiraglio comunicativo. Più facile per il premier quindi ingaggiare un duello, prima di tutto mediatico, contro un nuovo volto degli odiati gufi, i magistrati, stavolta nella veste di frenatori del cambiamento, politico ed istituzionale.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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