Renzi, il cambio di strategia, e il paradosso illegittimità

05/12/2013 di Andrea Viscardi

Consulta, Porcellum, Renzi e illegittimità

Lo sfogo di Renzi – “Non ne posso più di questi signoroni che a Roma decidono tutto loro. Arriva la Consulta e riscrive la legge elettorale, i tecnici; su gravi vicende come stamina è il Tar che decide […] la vicenda Berlusconi è stata decisa dai giudici. Sembra che la politica non conti più niente”. Con queste parole, Matteo Renzi manda un velato messaggio di critica verso il sistema della magistratura italiana.  Uno sfogo, forse, visto le conseguenze che la decisione della Corte Costituzionale sul “porcellum” significherà per i piani del Sindaco di Firenze.

Consulta, Porcellum, Renzi e illegittimitàStrategia (prevedibilmente) da cambiare – Inutile negare come, nelle ultime settimane, gli attacchi del candidato alla Segreteria verso il governo si fossero sprecati. Non per ultime le parole rilasciate a Radio Montecarlo: “Il governo non ha combianto un granchè […] o si fanno le cose che servono all’Italia o alla fine andiamo davvero tutti in terapia di gruppo dallo psicologo”. Attacchi portati in un’ottica molto precisa: mettere all’angolo Enrico Letta e, magari contando sull’appoggio di Civati, ritornare alle urne entro l’inizio della primavera. Decisione prevedibile, certo, ma contando il risultato finale (9 giudici a 6), qualora il porcellum non fosse stato bocciato, l’ipotesi di tornare alle urne in tempi brevi avrebbe guadagnato forza.

Proporzionale puro? No, grazie – Con la sentenza di ieri, invece, la legge elettorale in vigore oggi altro non è che un proporzionale puro, forse – fra tutte le possibilità ventilate negli scorsi mesi – il peggiore possibile per l’Italia. Ci verrebbe da dire che il porcellum, in fondo, potrebbe essere considerato migliore. Sempre attendendo, tra l’altro, la motivazione della sentenza, soprattutto in riferimento alle liste bloccate, che potrebbe creare problemi anche in riferimento al mattarellum. Se si tornerà a votare con la legge vigente, prepariamoci a nuovi governi di coalizione o a coalizioni immense, create apposta per cercare una maggioranza. Insomma, prepariamoci all’ingovernabilità. Renzi lo sa bene e non vorrebbe rischiare di ritrovarsi Premier dopo tanta attesa all’interno di un governo impossibilitato a governare. Diventerebbe l’ennesima (s)comparsa di Palazzo Chigi.

Letta respira – Tanto vale attendere che la legge venga riformata, magari con la reintroduzione del Mattarellum (che non risolverebbe, affatto, la situazione di governabilità, salvo premi di maggioranza) o di un sistema a doppio turno. Certo, oggi la pressione sui partiti è aumentata, ma non è che sia mai importato molto nell’arco degli ultimi due anni. La strada per una decisione è ancora lunga, e la credibilità sempre inferiore.  Renzi rimane alla finestra, un po’ spiazzato sul da farsi, cambiare la propria strategia e vedere l’evoluzione, o andare avanti per la propria strada e rischiare la bruciatura?

Il M5S e il gioco (pericoloso) dell’illegittimità. Indubbiamente, in ogni caso, la decisione della Corte ha creato un paradosso non poco significativo. Su questo, occorre ammetterlo, il M5S ha ragione. Il Parlamento di oggi è visto come illegittimo. Non secondo la legge, certo, ma agli occhi dell’opinione pubblica. Le liste bloccate, e quindi tutti i rappresentanti eletti, sono divenuti tali grazie ad una violazione della Costituzione. Occorrerebbe però ricordare a Grilllo che, nelle liste bloccate, rientravano anche i suoi deputati e senatori. Poco contano le primarie sul web. Così come bisogna aggiungere che non esistono alternative diverse dal lasciare lavorare le due Camere in attesa di una nuova Legge Elettorale. Sempre che non si voglia consegnare la prossima legislatura nelle mani dell’ingovernabilità, dell’immobilismo, inaugurando un nuovo governo delle mediazioni che non potrà far altro se non nuocere ulteriormente al Paese.

Non solo Parlamento: anche il Colle e la Consulta stessa – Partendo sempre dal presupposto che la legge è valida sino alla pubblicazione della sentenza, e che quindi a livello giuridico non si può parlare di illegittimità, se avallata politicamente, la tesi del M5s,  creerebbe un altro problema. Andrebbero considerati illegittimi anche i due mandati di Giorgio Napolitano. Nessuno del Movimento ha considerato come, inoltre, sei dei giudici presenti ieri in Consulta fossero stati eletti a partire dal 2006, dal Presidente della Repubblica e dal Parlamento. Insomma, avvallando la forzatura di Grillo, in Italia non vi sarebbe più nulla di legittimo. Neanche la sentenza che ha dichiarato anticostituzionale il porcellum. Il Governo, il Parlamento, la Consulta, il Presidente della Repubblica. Forse è meglio non intraprendere questa strada. Tanto varrebbe, allora, presentarsi con i carri armati davanti al Quirinale.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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